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Messaggio domenicale del Vescovo PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
lunedý, 21 gennaio 2008 08:29

La libertà senza tolleranza, pane senza lievito 

Mons Bertolone
Mons. Bertolone
Libertà è la parola che domina su tutte le altre nel pensiero moderno. Prima ancora d’un principio o d’una norma, essa è ciò che un essere umano desidera dal profondo del proprio intimo come una necessità inderogabile. In suo nome, da sempre, si vive e si muore. Per lei l’uomo è in grado di costruire, ma anche di distruggere. Di dare la vita, e di farla morire. Spesso, chi la possiede la spreca, e chi vive in regimi totalitari, che tolgono la possibilità di esercitarne anche le forme più elementari, la desidera come un bene prezioso. Da sola, insegna la storia, la libertà non basta. Da sola, ci ricorda la contestazione sollevata nei confronti di Papa Benedetto XVI e della sua visita, poi annullata, alla “Sapienza”, genera mostri.

È utile interrogarsi su questi temi alla luce di quanto avvenuto a Roma e di quel che quotidianamente accade e che, probabilmente, del deprecabile episodio romano è causa. Il riferimento corre alle virtù negative di gran moda ai giorni nostri: lo scontro verbale, l’arroganza, la volgarità, l’offesa. È necessario riproporre, invece, lo stile, l’educazione, il rispetto delle opinioni e delle persone, il dialogo. Non è vera libertà quella separata da ogni valore e norma, quella che semina odio e morte, che crea il vuoto attorno a sé. La costruzione della libertà significa esercizio serio della volontà; comporta un forte senso della moralità; esige un rigore interiore ed un affinamento della mente e del cuore; richiede la capacità di giudicare se stessi e riconoscere i propri limiti. Soprattutto, impone di riscoprire e coltivare la tolleranza. Che la libertà non sia autosufficiente, del resto, lo ammettono i grandi pensatori che hanno parlato al mondo non dalla sagrestia d’una Chiesa, ma dall’altare laico dell’Illuminismo. Concludendo il suo Trattato della tolleranza, Voltaire così si rivolgeva a Dio: <<Tu non ci hai dato un cuore perché ci odiassimo e mani perché ci sgozzassimo. Fa, allora, che ci aiutiamo reciprocamente a tollerare il fardello d’una vita penosa e passeggera. Che le differenze tra le vesti che coprono il nostro debole corpo, tra le nostre lingue insufficienti e le nostre leggi imperfette, non siano segnali d’odio e persecuzione>>. Parole che si trasformano nella musica dell’inno alla tolleranza, necessario complemento e fine principale della libertà. Annota Luca nel suo Vangelo: <<Amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli >> (Lc 6, 35). L’America ferita dal massacro delle Torri Gemelle, che pure di tanti errori s’è macchiata nel corso degli anni per tutelare le proprie ragioni, ha concesso l’ingresso nelle sue università del presidente d’uno degli Stati per lei canaglia ed in odor di terrorismo, l’iraniano Ahmadinejad. Al contrario, l’Italia, culla della cristianità, ha respinto all’uscio della “Sapienza” un Capo di Stato amico, Vescovo di Roma e Vicario di Cristo in terra, segno dell’unità di milioni di persone.

Tempi duri, dunque. Per la Chiesa, certo, ma anche per coloro che nella Chiesa non si riconoscono e che, alla maniera di Voltaire, professano d’essere pronti a battersi fino alla morte perché ognuno, anche l’avversario più temuto, possa esprimere la propria opinione. <<Libertà va cercando, ch’è si cara, come sa chi per lei la vita rifiuta>>, scriveva Dante. Parole belle e sagge, ma sconosciute ad un’Italia schiava del pregiudizio, vittima dell’intolleranza, in cui, per dirla con i versi d’un sonetto del Giusti, i più tirano i meno. <<Che i più tirano i meno è verità, posto che sia nei più senno e virtù; ma i meno, caro mio, tirano i più, se i più trattiene inerzia o asinità>>.

+ Vincenzo Bertolone
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