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Giovani, attenzione ai ladri di futuro PDF Stampa E-mail
Scritto da L.Niger   
giovedý, 06 novembre 2014 20:22
ImageAi giovani è stato rubato il futuro. Ai giovani hanno fatto perdere la speranza. Il futuro, da tutti,  tranne dai molteplici responsabili, di ieri e di oggi, del nord e del sud, di questa catastrofe umana, viene percepito come minaccia, non più come promessa. Tutte affermazioni che rispecchiano, purtroppo,  una realtà diffusa e amara, ma nello stesso tempo rischiano diventare luoghi comuni e, quindi, perdono in spessore e in coinvolgimento. Le parole non cambiano le cose, cambiano, però, la percezione delle cose. E poi, c’è sempre il pericolo delle generalizzazioni che si trasforma in assoluzione: tutti ladri di futuro, nessun ladro. Chi ha rubato il futuro ai giovani? Chi sono e sono stati i veri responsabili del furto? 

A questi interrogativi bisognerebbe dare risposte corrette, puntuali, precise, per non continuare a giocare sulla pelle fragile dei ragazzi. Da qui l’imprescindibilità della conoscenza, cioè della cultura.

Come è noto nei colloqui clinici, l’analisi non trascura nulla, o quasi nulla, del mondo interno e di quello esterno dei pazienti, che, ovviamente, interagiscono.

Una piccola, parziale risposta agli interrogativi sul futuro si può rintracciare nelle più recenti comunicazioni, nell’ambito clinico, di un mio paziente, comunicazioni sofferte e controvento. Le trascrivo in forma telegrafica, slegata e stralciata dal ricco contesto cognitivo ed emotivo, anche se i numerosi colloqui avuti richiederebbero la stesura di un libro, di un grosso libro.: “Sono nato in un paese della Calabria. Un paese povero, incolto, arretrato, violento, chiuso…Da mio padre, bracciante onesto e silenzioso, ho ereditato , oltre alle condizioni materiali precarie, il sangue avvelenato dalle angosce e dagli orrori dei reduci della seconda guerra mondiale. Non ho mai avuto giocattoli, ho familiarizzato con le favole da padre, non ho frequentato scuole dell’infanzia, palestre, campi di gioco…E dov’erano? Ho frequentato una scuola elementare fredda, noiosa, ripetitiva, classista e repressiva. Spesso affamato, perché la mensa scolastica era un miraggio, talvolta, fruibile con qualche escamotage. Non ho posseduto una cartella, libri, colori, grembiuli con un bel fiocco. Insomma, cinque anni di pena e di frustrazioni. Nella scuola media e nelle scuole superiori, frutto non di una scelta, non è cambiato quasi nulla, tranne il possesso di qualche libro e al posto dell’incolore e inutile insegnante unico, una girandola di docenti, tutti mediocri e distanti, tutti supponenti, non pochi autentici imbecilli…Nella prima adolescenza la morte di una persona cara e vicina mi ha avvelenato qualche residuo sogno e mi ha portato alla meditazione solitaria e rabbiosa e a letture vaste, disperate, sconvolgenti. Una cultura fai da te, costruita tenacemente, pezzo per pezzo, con fatica, con sacrificio, con rinunce, dato che la scuola, la mia scuola, continuava ad essere non solo una perdita di tempo, ma, soprattutto, un luogo privilegiato per la produzione di idiozie…Adolescenza senza giochi, senza divertimenti, senza cure. Una solitudine senza fine. Dopo la maturità l’università pagata per tutti gli anni con quello che allora si chiamava presalario e con l’insegnamento privato ad un buon numero di ragazzi benestanti. A circa ventidue anni la laurea e con un bilancio economico positivo. Infanzia, adolescenza, giovinezza: tutte bruciate. Frivolezze, banalità, leggerezze? Tutte evitate…Dopo la laurea e numerose specializzazioni una vita di soddisfazioni, nel pubblico e nel privato. Pur studiando attentamente le dinamiche del potere ho preferito starmene lontano, nonostante le lusinghe e  le svariate sirene…

Mi chiedo e chiedo: sono stato un ladro di futuro? Ho rubato il domani a questi giovani disincantati e rassegnati o sono stato derubato anch’io, insieme ad altri, per le condizioni ambientali sciagurate, per l’assenza o carenza di istruzione adeguata, di tutela della salute, di mezzi di comunicazione…? Tenendo presente la mia esperienza vorrei che i giovani aprissero i loro occhi, per lo più, persi. Non lasciarsi ingannare dalla teoria dominante che per i giovani non esiste un futuro. E’ un’ennesima mistificazione del potere che punta alla resa, alla rassegnazione, alla disperazione dei giovani e, quindi, all’obbedienza, al conformismo, alla chiusura nelle prigioni allucinate delle dipendenze: droga, alcool, internet…Né tanto meno il problema va individuato ed esaurito nel conflitto generazionale, vecchi contro giovani, giovani contro vecchi. E’ un altro trucco per cancellare il passato e il futuro e affogare in un presente grigio e avvilente. Il conflitto è sempre esistito ed è un bene che continui ad esserci, dato che grazie al conflitto si cresce, si matura, si cambia. Per non parlare dei diritti negati, sempre più ridimensionati…Da decenni il potere nelle sue molteplici forme ed espressioni, ed oggi attraverso la guerra dell’austerità, ha rubato e continua a rubare il futuro dei giovani. Già nei primi anni settanta Pasolini aveva individuato nella civiltà dei consumi il nuovo fascismo che avrebbe rubato e cambiato l’anima dei giovani. Una grande mutazione antropologica.

Oggi il potere si presenta sotto altre vesti, ambigue e nascoste, dando cose e togliendo pensieri: pensieri critici, creativi, alternativi. Il potere, sia nella versione macro sia in quella micro, sa essere accattivante, attraente, fino a farsi amare, come sosteneva M Foucault. Ecco perché è indispensabile che i ragazzi analizzino il potere e la sua azione devastante e corruttrice, a tutti i livelli. Analizzarlo, smascherarlo e combatterlo. E per fare questo bisogna studiare, studiare, studiare. Attraverso il sapere si può costruire un futuro, un futuro diverso e umano…”. Ho trascritto solo alcuni aspetti salienti di questa lunga e inquietante testimonianza.

Concordo con M. Recalcati che, recuperando Lacan, insiste sul problema dell’evaporazione del padre nel nostro tempo e sulla necessità di avere padri né amici né narcisi, ma padri vissuti come esempi, come modelli, come testimoni.

Ecco, in estrema sintesi e in modo incompleto, ho segnalato una testimonianza faticosa, dolorosa e significativa. La cultura, e,quindi, il futuro, non conosce sconti né comode scorciatoie.

Luigi NIGER   

psicologo

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