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IL SENSO DEL PASSATO PDF Stampa E-mail
Scritto da L.Niger   
martedý, 27 maggio 2014 06:29
ImagePer professione , da decenni, mi occupo di ricordi, non solo di quelli consapevoli, sempre soggetti- vamente rielaborati (o volutamente nascosti) e oggettivamente costruiti , spesso da altre figure parentali, ma , soprattutto, di quelli inconsapevoli, sepolti, rimossi. Un lavoro archeologico, come pensava Freud , alla ricerca dei ricordi perduti, talvolta di un passato che non passa, con il quale occorre coabitare.

E, sarebbe bene che, almeno, il passato come cultura, come sapere, come civiltà non fosse dimenticato e, soprattutto, ignorato. Questo riguarda, in particolare, i giovani che al domani incerto, nebuloso e lontano aggiungono il nulla, il vuoto di ieri. Scrive M. Lodoli  che”oggi i ragazzi non si voltano più indietro, gli prende subito la tristezza perché alle spalle avvertono solo un cimitero di elefanti”. Ecco, perchè, l’altro giorno mi sono rallegrato nell’essere coinvolto nei giochi della mia nipotina, non ancora di cinque anni. Soggetto della  scena: la storia di Ulisse, raccontata dalla nipotina con alcune discrete mie aggiunte e considerazioni.

Da Itaca a Troia e viceversa, per vent’anni, con brevi fermate sul cavallo di Troia, su Polifemo, su Nausica, su Calipso, su Telemaco, con una sosta più lunga su Penelope, interpretata da lei, dato che Ulisse, ovviamente, era interpretato dal padre. Abbiamo incluso un riconoscimento nei confronti miei, Laerte. Fine della rappresentazione con un video, molto ben fatto, seguito sul computer, sullo sforzo immane e sfiancante di Ulisse nel resistere al canto delle sirene.

Già, il canto delle sirene, in un tempo dominato da sirene stonate, volgari, incolte, violente…

Ho pensato, con soddisfazione, che sono fortunato, per riprendere Lodoli, che l’oceano del passato cominci a lambire la spiaggia del presente della nipotina, prima della desertificazione tecnologica.

Dato che nel tempo aumentano i ricordi e diminuiscono, i progetti, i programmi futuri , ho rimembrato che, appena laureato,avevo intrapreso, con un certo successo, il mestiere dello storico, dello storico contemporaneo. E il mio modo di fare storia si compendiava nella frase di un grande storico, Marc Bloch : “ l’ignoranza del passato non solo nuoce alla conoscenza del presente, ma compromette nel presente l’azione medesima”(Apologia della storia o mestiere di storico).

C’era, c’è, tutto il senso e il significato della storia, e quindi del passato. Da studiare e ristudiare criticamente, ma non da abolire o  da cancellare ricorrendo ad una nefasta e pericolosa politica della memoria. Poco tempo dopo, cedetti al canto delle sirene(scienze psicologiche e psichiatriche, scienze umane…), che continuano ad ammaliarmi.

Qualche anno fa ho avuto come paziente un padre, angosciato e devastato, per la morte violenta di un unico figlio, di appena 16 anni. Suicidio per impiccagione. Tra gli appunti, sparsi, disordinati e disperati dell’adolescente, una frase era ricorrente e che, ancora oggi, continua ad inquietarmi:”Dove posso arrivare se non c’è nulla da cui partire?”.

Ci penso spesso. Per A. i morti non erano solo quelli del passato, forse anche quelli, ma, soprattutto, quelli del presente, quelli accanto. Genitori, parenti, compagni, insegnanti, preti, politici…tutti, assenti, indifferenti, ciechi.

E, a proposito, mi viene in mente un articolo di Massimo Recalcati(Cari professori, non fate gli psicologi, in la Repubblica, 20/09/2013), nel quale sottolinea, in breve, l’esistenza nella scuola di due illusioni :l’illusione cognitivista(distribuire sapere) e l’illusione psicologista(mettere tra parentesi   il sapere occupandosi della vita privata degli allievi). Insomma, o un sapere senza vita o una vita senza sapere e “l’alternativa tra la vita e il sapere è sempre sterile”, e dannosa. Vita e sapere, altrimenti l’interrogativo continuerà a tormentarci: “Dove posso arrivare se non c’è nulla da cui partire?”.

Luigi Niger

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