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Calvino e i politici di carriera PDF Stampa E-mail
Scritto da administrator   
domenica, 06 aprile 2014 06:11
ImageCari amici affezionati frequentatori del nostro sito, di tanto in tanto mi piace segnalare delle letture di autori italiani che hanno segnato la nostra letteratura in modo incancellabile, questa volta vi consiglio un libro di Italo Calvino, scomparso prematuramente nel 1982 e grande amico di Eugenio Scalfari, dal titolo "Prima che tu dica pronto". Nel suo interno troverete alcuni racconti, tra i quali uno mi colpì parecchio quando lo lessi anni fa: "La decapitazione dei capi". Per commentare la storia utopica di Calvino così scrisse Raffaele Aragona:"Nel paese fantastico immaginato da Calvino ciascuna legislatura si conclude con la "decapitazione dei Capi"; alla scadenza del mandato l'intera classe dirigente viene eliminata. Il sistema funziona in maniera splendida. «L'autorità sugli altri - fa dire Calvino ad uno dei personaggi - è una cosa sola col diritto che gli altri hanno di farti salire sul palco e abbatterti, un giorno non lontano ... che autorità avrebbe un capo, se non fosse circondato da questa attesa? E se non gliela si leggesse negli occhi a lui stesso, questa attesa, per tutto il tempo che dura la sua carica, secondo per secondo? Le istituzioni civili riposano su questo doppio aspetto dell'autorità,non si è mai vista civiltà che adottasse altro sistema» . Nella seconda parte trovate un altro esauriente commento di Mariolina Patat.  Sono sicuro che dopo aver letto il racconto avrete qualche nuova interessante intuizione su come affrontare le prossime elezioni. Buona lettura.

Nel racconto “La decapitazione dei capi” del 1969 (raccolto nel volume Prima che tu dica “Pronto”, edito da Mondadori nel 1993), Italo Calvino immagina un paese in cui è prevista l’ eliminazione dei governanti alla scadenza del mandato. Una ghigliottina per i politici…
“E’ in quel momento, più che in ogni altro, che il semplice cittadino sente il governante come suo, come qualcosa che gli appartiene per sempre”. Qual è questo momento magico? E’ l’ attimo in cui il “semplice cittadino” potrà assistere al rito macabro e liberatorio della decapitazione dei capi: “Il primo piano del tendersi delle mascelle spalancate, la carotide riversa che si dibatte nel colletto inamidato…”.
L’ esordio è un dialogo allucinato tra il narratore e gli abitanti di una oscura capitale in cui si svolgono i preparativi di una festa nazionale, tra altoparlanti, colpi di martello, stridori di gru. Quale festa? “E’ la festa dei capi”, risponde una voce. I capi, concluso il loro mandato, verranno decapitati, come prevede la legge: ecco le ghigliottine, ecco i “comodi inginocchiatoi” e i “banchi da macellaio, con la scannellatura per far scorrere il sangue” e la “tela cerata” e “le spugne per nettarla dagli spruzzi”. Né odio né disprezzo per i governanti in attesa di decollazione. Sono queste le regole, ineluttabili, della democrazia: “L’ autorità sugli altri – dirà l’ anziano avventore di un bar – è una cosa sola col diritto che gli altri hanno di farti salire sul palco e abbatterti, un giorno non lontano… Che autorità avrebbe, un capo, se non fosse circondato da quest’ attesa?” E un altro: “Il capo comanda finché è attaccato al collo”. Una sana rotazione, insomma? Forse. La legge spietata ma non priva di motivazioni dell’ alternanza di governo, si direbbe nel lessico abusato dell’ attualità.
La morale della favola si identifica, insomma, con uno scenario di cinismo estremo e surreale. Ma basta valutare gli eventi recenti della storia italiana per individuare nella prosa nitida di Calvino un che di profetico. A cominciare dall’ atmosfera di generale rassegnazione che incombe sui personaggi (e che qua e là assume colori orwelliani), anime morte che passeggiano inconsapevoli in una città dai colori truci. Forse aveva ragione l’autore del Barone rampante nel sostenere che “le fiabe sono vere”. La decapitazione dei capi lo è, indubbiamente, nel suo estremismo visionario e contemporaneamente lucidissimo.

Mariolina Patat

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