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Il Giudice Meschino PDF Stampa E-mail
Scritto da A.M.Cavallaro   
mercoledý, 05 marzo 2014 08:03
ImageDa quando ero bambino e leggevo a puntate sul “Corriere dei Piccoli”  romanzi come  “Moby Dick”, “Ventimila leghe sotto i mari”, Sandokan e altri del genere avventuroso che facevano volare alta la mia fantasia. Immaginavo di poter “vedere” quelle storie meravigliose per tuffarmici dentro e magari viverle in prima persona. La televisione non c’era ancora dalle nostre parti negli anni ’50 e cominciai a poter realizzare il mio sogno quando apparvero le riduzioni cinematografiche di alcuni di quei romanzi che mi avevano così affascinato, devo dire che rimasi quasi sempre deluso, perché le immagini sullo schermo che scorrevano davanti ai miei occhi, i luoghi i dialoghi e finanche i volti, non mi davano quella forte carica emotiva che mi aveva invece dato la lettura. Ieri sera su RAI 1 è andata in onda la seconda puntata della “miniserie” (così è stata definita dalle belle annunciatrici) “Il giudice meschino”, riduzione televisiva del romanzo  dallo stesso titolo edito nel 2009 dall’editore Einaudi dell’ing. Mimmo Gangemi, scrittore e giornalista calabrese di Santa Cristina d’Aspromonte.

L’attore romano Luca Zingaretti, interprete principale, si è calato benissimo nei panni del giudice svogliato e indolente, che solo dopo l’uccisione di un suo collega si decide a fare sul serio e a indagare con tenacia su quel delitto e sulle vicende sfociate in una serie di altri omicidi tutti riconducibili al traffico di rifiuti altamente tossici. Insieme a Zingaretti hanno ben recitato l’attrice Luisa Ranieri (moglie di Zingaretti nella vita reale) e tutti gli altri attori del cast, ma la potenza evocativa della parola scritta è un’altra cosa. Chi, come me, aveva letto il romanzo, pur non restando completamente deluso, sicuramente ha avvertito un senso d’incompletezza, dovuto al mancato apporto della propria immaginazione che solo la parola scritta o narrata può stimolare.

ImageCome scrivevo prima però, questa sensazione si prova quasi sempre quando si è già letto il libro fonte d’ispirazione dell’opera cinematografica. Succede come quando si narra un avvenimento vissuto insieme da diverse persone, ognuna di esse raccontandolo ad altri,  inserisce emozioni e sensazioni diverse che dipendono dalla sensibilità personale e dal modo diverso di approcciarsi alla realtà dell vita quotidiana.

I libri di Gangemi sono tutti estremamente godibili e mi auguro che dopo la messa in onda di questo sceneggiato, gli amanti della lettura che non hanno ancora scoperto questo autore facondo, “incatenato” alla realtà del mondo in cui oggi viviamo, gli dedichino l’attenzione e l’apprezzamento che certamente merita.

Antonio Michele Cavallaro

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