Skip to content

Sibari

Narrow screen resolution Wide screen resolution Increase font size Decrease font size Default font size    Default color brown color green color red color blue color
Advertisement
Vi Trovate: Home arrow Letteratura arrow Letteratura arrow La Signora "Museo di Sibari"
Skip to content
La Signora "Museo di Sibari" PDF Stampa E-mail
Scritto da P.Caracciolo   
mercoledý, 22 gennaio 2014 07:38
ImageSibari è un gigantesco bazar colmo dei più vari oggetti, un emporio sterminato di testimonianze, un negozio di merci dalle mastodontiche proporzioni. A volerne parlare si resta smarriti, in preda a un certo senso di disorientamento. Proprio non si sa da dove, e come, cominciare. L'accorto osservatore, però, ha la bussola anche quando gli manca e ci insegna che la prima regola per cominciare è farlo dal principio. Ci proveremo. Nata Sybaris dai coloni provenienti dall'Acaia in un'epoca precedente alla nascita di Cristo di circa 730 anni i quali, ridotti in schiavitù gli stanziali Enotri, portarono la neonata città a inediti splendori. Poi arrivò la guerra contro Crotone e il declino non si arrestò, Sibari venne rasa al suolo e anche il fiume Crati fu deviato affinché passasse sulle rovina della città sconfitta. I passati splendori passarono davvero. I sopravvissuti, però, circa settant’anni più tardi, tornarono dalla Grecia verso la Calabria e, sullo stesso sito dell'antica Sibari, fondarono una città nuova: Turi, che non ebbe destino felice e venne trasformata dai coloni Romani in un primo momento in Copiae, poi in Thurii.

Questo è quanto, a grandissime linee, i documenti ci permettono di conoscere sul passato della popolazione dell'area settentrionale dell'attuale Calabria.

I documenti, ecco. Cosa è un documento? Il nostro attento osservatore suggerisce: un documento è tutto ciò che, con la sua stessa esistenza o grazie a quanto reca impresso, scritto, fa conoscere qualcosa o la fa conoscere meglio. I documenti sono tutto, dagli oggetti alle parole, dagli archivi ai monumenti, i manufatti, i prodotti artistici, gli utensili domestici, le fotografie, i libri, tutto ciò, insomma, che abbia a che fare con un dato prodotto culturale, con una civiltà.

ImageEsiste da qualche centinaio di anni un'istituzione deputata a raccogliere proprio i documenti: il museo. E anche l'attuale Sibari ha il suo museo, il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide. Altisonante. Categoriale. Oggi, questo edificio basso e largo, d'un bianco che richiede sempre più bianco, vorrebbe brillare ma non brilla, rivendica una certa importanza che si fatica a intravedere. Non disperiamo. Somiglia alle belle donne invecchiate male o, forse peggio, cresciute male. Non ha calore la Signora Museo di Sibari, nemmeno quello sprigionato dai radiatori e si muore di freddo a parlar con lei. Il suo corpo è avvizzito, rugoso e sciupato e la sua anima ne risente. Ha i pensieri più belli rinchiusi in teche buie, ha cercato di classificarli, di dargli ordine, poi nulla. La Signora Museo conosce cose bellissime, racconti d'altre ere, fatti lontanissimi, misteriosi, i segreti dei popoli di Calabria. E non li dimentica finché li racconta. Finché li racconta. Si sente triste, soffre di solitudine questa nostra Signora.

Una volta, mentre un certo viandante si trovava a passar di lì, le ha sentito dire che la sua amarezza più grande sta nell'aver avuto la sfortuna di avere dei domestici distratti, disattenti, sempre a pensare a chissà cosa. E così tutta la sua bella dimora aveva finito per avviarsi alla rovina. Nessuna attenzione, nessuna cura, niente di niente. Ha le zampe di gallina, i capelli grigi e arruffati, zoppica, soprattutto d'inverno quando una volta sarebbe bastato tanto così per vederla morta del tutto. Certe volte si sentono dei rumori, fruscii indistinti, allora la nostra Signora s'affaccia e vede i suoi domestici far finta di lavorare, di rassettare, di ordinare, poi torna dentro e il baccano ricomincia.

In un bellissimo libro scritto anni fa si legge: «Per la buona economia di una mano, il dito grande deve saper fare da dito grande e il dito piccolo deve saper fare da dito piccolo». Chissà quanto tempo impiegheranno i domestici della vecchia Signora Museo a far bene il loro dovere, a capire che il baccano disturba e non conclude niente, crea confusione, buona a nulla. Quattro parole sono care alla Signora Museo: Conservare, Catalogare, Comunicare, Coinvolgere. Si conserva la memoria, si catalogano le testimonianze, i documenti. Si comunica una vita che non c'è più, ma c'è stata, la vita degli avi morti, dei genitori. Poi si coinvolge. Si coinvolgono i curiosi, i vecchi, i passanti, i turisti, i bambini, i nullafacenti, i ricchi, si coinvolgono tutti. La Signora Museo è ospitale, è ospitalissima, vive di ospitalità. Non smette di offrire la memoria di secoli e secoli, dà nutrimento al sempregiovane presente, sempre affamato. Questo è necessario che accada su tutta la superficie terrestre. Anche a Sibari, dove non si sa quale alba gloriosa vedrà questo evento, quale giorno la bella Signora Museo riceverà le cure dovute.

I migliori custodi sanno molto bene che le dimore abbandonate saranno presto in preda ai saccheggi e alla distruzione, i cattivi custodi, invece, non lo sanno.

Paola Caracciolo

< Precedente   Prossimo >