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Gratteri accusa,mons. Morosini replica PDF Stampa E-mail
Scritto da administrator   
martedý, 19 novembre 2013 08:58

ImageSul giornale on-line  www.quicosenza.it  in tempi diversi sono apparsi due articoli, che vi proponiamo nella seconda parte di questa nota, in cui vengono riportati alcuni brani del libro “Acqua Santissima”, scritto a quattro mani da Nicola Gratteri  procuratore della Repubblica di Reggio Calabria insieme allo storico Antonio Nicaso,  e la dichiarazione  molto risentita dell’arcivescovo di Reggio mons. Giuseppe Fiorini Morosini  pubblicata su “L’ora della Calabria”. Così come ha fatto il direttore di QuiCosenza.it, non ci permettiamo di esprimere un giudizio preciso sui due diversi punti di vista,ma ci piace riportare una frase tratta da un articolo di mons. Bregantini, già vescovo di Locri, riguardo la mafiosità: 

 

“…si tratta di atteggiamenti illegali, sottili ma subdoli, fatti di prepotenza esterna, di sottomissione culturale, di file evitate, di raccomandazioni, di bustarelle che sciolgono certe resistenze, di voti più alti a scuola, di premio senza fatica, di lavori non fatti bene ma ugualmente remunerati, di un esame scivolato all’università. Tutta una serie. insomma, di modi di essere e di fare, che apparentemente non producono disastri, ma sono come quelle invisibili infiltrazioni d’acqua, che corrodono le fondamenta di un grande palazzo.” (A.M.C.)

 

<<Così, come se ce ne fosse bisogno, nel libro “Acqua Santissima” firmato dal Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri e dallo storico Antonio Nicaso, si ripercorre la storia di “due mondi che dovrebbero interagire come l’acqua e l’olio. E che invece si mescolano di continuo”. Ma, anche se, come assicurano Gratteri e Nicaso, “le cose stanno cambiando”, anche ieri a Cosenza in occasione della presentazione del libro si gridava: “troppi preti amici dei boss”. Papa Francesco, come dice il magistrato sotto scorta dal 1989, sta cambiando le cose all’interno della chiesa “sta facendo innervosire la mafia finanziaria. Se i boss potessero fargli uno sgambetto, non esiterebbero”.

Ma, qual’è l’atteggiamento “mafioso” di alcuni sacerdoti? Certo, portare la statua della madonna sotto il balcone del mafioso deviandone l’abituale percorso; “procurare” la benedizione papale alla figlia di Condello sposata nel duomo di Reggio Calabria; prendere il caffè e l’aperitivo insieme ai boss. Certo, è anche questo. Ma è anche sfruttare il bisogno, calpestare i diritti degli ammalati.. vedi Serra Aiello. Atteggiamento mafioso dei sacerdoti è anche, come succede ricorrente nelle nostre parrocchie, chiedere contributi a gente "in odor", per ristrutturare le chiese appellandosi al detto machiavelliano de “il fine giustifica i mezzi”. Nelle nostre parrocchie numerosi sono gli atteggiamenti di molti sacerdoti che potrebbero confondersi per “mafiosi”, evidenziati anche nei “piccoli” gesti. Ci sono preti che non si guardano in faccia e, con fare, questa volta si, mafioso senza virgolette, se ne dicono di tutti i colori fino a minacciarsi; preti che denunciano il confratello ricorrendo alla giustizia terrena per muovere ogni genere di accusa. Preti che, nonostante tutto questo, dopo qualche minuto celebrano messa e predicano pace dal pulpito. Mafioso, diceva qualcuno, non è solo chi uccide il corpo ma, lo è soprattutto chi uccide quotidianamente “solo derogando”. Infine, se volete, mafioso è anche chi, a conoscenza di queste situazioni, “semplicemente tace": in gergo mafioso lo chiamano omertoso.>>

 

 

 

 

ImageLa replica di mons. Morosini

 

<< “A sostegno di queste affermazioni gravissime lei non offre riferimenti a inchieste giudiziarie, processi in corso o condanne su partecipazioni di uomini di Chiesa a traffici illeciti, a omicidi, o ad altro crimine. Si ferma su indicazioni generiche: preti che vanno a prendere il caffè a casa dei mafiosi, o che ricevono contributi per restauri di chiese. Lei, come un fiume in piena travolge tutto al suo passaggio: il caso di un prete diventa la Chiesa. Eppure lei, come magistrato, ha un immenso potere investigativo e punitivo, inviando avvisi di garanzia, arrestando gli ecclesiastici che camminano tenendosi per mano con i mafiosi. No, preferisce gettare fango su tutti i sacerdoti, colpevoli solo di esercitare il loro ministero in Calabria”.

 

Così Morosini incalza il magistrato: “E tutta la Chiesa che viene incriminata, tranne quei pochi, che rispondono ai canoni da lei ipotizzati per una retta azione pastorale, ai quali la Chiesa dovrebbe sottostare”. L’Arcivescovo di Reggio, riconosce anche alcune colpe: “Non chiudo gli occhi sugli errori degli uomini di Chiesa, sia nel passato che nel presente. Ma da questo punto di vista, non è solo alla Chiesa che bisogna fare l'esame di coscienza”. Quindi sul suo, conto: “Per quanto mi riguarda, le vorrei chiedere: mi dica la fonte da cui ha attinto la risposta che mette sulle mie labbra: il vescovo di Reggio Calabria, anche dopo la condanna in Cassazione di un capobastone, ha detto che non poteva schierarsi perché magari si trattava di un errore giudiziario”. Quindi Morosini ripercorre la sua storia contro la 'ndrangheta citando anche i numerosi riconoscimenti giuntigli dallo stesso Gratteri.

 

Da qui l’Arcivescovo conclude come un fiume in piena: “Ma non si accorge di quale fango sta gettando sulla Chiesa? Tanto più sporco perché gettato da un uomo delle istituzioni qual è lei? E forse dal catechismo che i criminali imparano ad invocare i santi prima di uccidere? Ma perché non riporta quanto vescovi e preti da anni stanno dicendo a condanna di tutto questo? Lei che mi fa oggetto di questo tiro al bersaglio, perché non riporta contestualmente tutte le espressioni di elogio da lei rivolte alla mia azione pastorale contro la criminalità organizzata? Signor procuratore, gettando discredito sulla Chiesa lei potrà strappare qualche applauso, ma non certo contribuire alla lotta comune contro quel male che lei chiama "la mala pianta". Questo discredito non farà altro che indebolire, presso una certa opinione pubblica sprovveduta, l'azione di contrasto alla 'ndrangheta svolta dalla maggior parte degli uomini e delle associazioni di Chiesa, contro i quali lei ha parlato in modo indiscriminato. Le auguro ogni bene e ogni successo nel lavoro”.>>

 

Fonte:  www.quicosenza.it

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