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Sibari

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Scritto da administrator   
mercoledý, 14 marzo 2007 12:26

Foce del Crati
Foce del Crati
Domenica 3 Aprile giorno d’elezioni, abbiamo fatto un giro prestissimo alle 8°° in punto per prendere qualche noterella sull’affluenza alle urne del popolo sibarita e immancabilmente i soliti “marpioni” della politicaccia locale erano pronti alle porte delle sezioni a “consigliare” gli indecisi e titubanti col solito fare tra il minaccioso e il burlesco!

Impotenti e anche un po’ schifati da questi comportamenti che dovrebbero essere ormai desueti, abbiamo visitato la sezione più lontana della frazione di Sibari situata presso le scuole elementari di Lattughelle, ancora una volta abbiamo assistito ai soliti “consigli degli acquisti” dell’ultimo minuto, e, al colmo della nausea,  abbiamo deciso di isolarci nella natura e dare una sbirciatina alla foce del Crati che dista appena due passi. Percorriamo la breve stradina in terra battuta che passa sotto il ponte della ferrovia e ci troviamo di colpo in quell’ambiente naturale che doveva essere comune a tutta la piana prima della bonifica. Il fiume lo si intuisce per lo sciabordio leggero dell’acqua, ma non lo vediamo, avanziamo ancora per la stradina, ma siamo costretti a fermarci: un grosso tronco d’albero abbattuto da poco è posto di traverso, dobbiamo proseguire a piedi.
La natura in completa libertà è splendida: altissimi pioppi bianchi dalle cime fronzute e carichi di rampicanti, tamerici, mirti e tantissime piante del sottobosco e il fiume una volta definito “il biondo Crati” che scorre poco lontano; ci sentiamo meglio, avanziamo con circospezione perché la stradina ora è fangosa, quando notiamo al limitare del bosco un mucchio di rifiuti di vario genere, fra i quali spiccano delle batterie d’auto esaurite, un po’ più avanti la carcassa di un’automobile e ancora mucchi di calcinacci e materiali di risulta da demolizioni.
Pensavamo di poterci isolare, seppur per pochi minuti, in un pezzettino di mondo dove poter dimenticare la stupidità dell’uomo, ma non è così, essa ci perseguita e ci costringe ad amare riflessioni. A poche centinaia di metri qualcuno va a votare per eleggere i reggitori  della cosa pubblica e quello stesso qualcuno ha inquinato e prodotto lo scempio che è sotto i nostri occhi. Quale coscienza lo ispirerà nello scegliere? La stessa che gli ha fatto commettere queste porcherie? Speriamo di no!! Ma nel nostro intimo sappiamo che purtroppo è così.
Abbiamo già parlato su precedenti numeri del giornale che vi sono molti gruppi di volontari cosiddetti “guardie ambientali”, alcuni di essi si sono autodefiniti “ranger”, con tanto di divisine e gradi di tipo militaresco, ma, mentre fanno spesso bella mostra di sé a far servizio d’ordine nei cortei e nelle conferenze, non si vedono mai dove dovrebbero essere: a controllare il territorio e a segnalare alle forze dell’ordine (quelle vere: carabinieri, polizia e finanza) gli eventuali abusi e gli stati di pericolosità ambientale che si riscontrano sul territorio.
Durante la campagna elettorale c’è stato addirittura un raduno di questi “rangers” in un noto centro agrituristico del nostro comune, e abbiamo scoperto che proprio un prete della nostra diocesi, molto noto come organizzatore di imprese di vario genere con finalità sociali (o pseudo-tali), è stato l’ideatore e uno dei fondatori di questo nuovo “Corpo”.
Plaudiamo, ovviamente, a queste iniziative,ma, nello stesso tempo, vorremmo che questi volontari rangers, svolgessero veramente il compito che si sono prefissi. Sappiamo che fra di loro ci sono persone spinte da autentico spirito di servizio civile, ma per renderli operativi con capacità e tecnica professionali devono essere istruiti e forniti dei mezzi necessari.
Speriamo che qualcuno faccia intanto rimuovere le batterie e quei mucchi di detriti e rifiuti di vario genere che poi finiranno per inquinare non solo il fiume ma anche il nostro mare.

NB: Articolo di Antonio Cavallaro pubblicato sul "Piccolo del Mezzogiorno" Aprile 2005.

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