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Quando e come usciremo dalla melma? PDF Stampa E-mail
Scritto da L.Niger   
giovedý, 26 settembre 2013 04:54
ImageCambierà mai questo paese non poco corrotto, fraudolento, smemorato? Esisterà mai una Italia dignitosa, civile, libera, democratica, gentile e rispettosa? Arriverà un giorno in cui si affermeranno la giustizia sociale, i diritti civili, la solidarietà, la tensione verso il sapere e la ricerca, nella quale vita e sapere faranno un percorso condiviso e reciprocamente arricchente? Solo sogni autunnali? E i poveri, i carcerati, gli esclusi, i malati, i bambini indifesi, gli anziani abbandonati non saranno più una realtà scandalosa, offensiva e indecente? Desideri impossibili?   Le domande potrebbero continuare a lungo, martellanti e opprimenti. Sempre più tristi, sempre più dolorose e angoscianti e intollerabili. Sono decenni e decenni che cerchiamo risposte, soluzioni. Tutto sostanzialmente inutile. Le cronache e gli eventi di ieri, i comportamenti passati, i misteri irrisolti dietro ai quali vi erano vite non vissute o spezzate, realtà tragiche, violenze, soprusi e sfruttamenti, sembrano quelli di oggi. Fotografie in bianco e nero, cambiano solo i colori e qualche aggiustamento di quà e un trucco di là. 

Qualcuno parla di declino inarrestabile, di devastazione antropologica, di fascino della melma. Sembra che non ci sia più nulla da salvare, da difendere, da sperare, nonostante i sacrifici, le lotte e gli eroismi di alcuni, singoli e associazioni. Si teme uno sprofondamento generale nella scuola smarrita e spaesata, nella sanità in continua emergenza, nell’ambiente irrimediabilmente sfregiato, nel lavoro inesistente o precario, nei diritti negati, e così via. Di fronte a questa società malata, sofferente, oscillante tra il silenzio rabbioso e il grido soffocato, perdura una realtà surreale e allucinata: la classe politica, questa classe politica. Sorda e cieca e indifferente, e, tuttavia, continua imperterrita a straparlare attraverso un linguaggio sciocco  e inconcludente, utilizzando luoghi comuni, frasi imparaticce e stereotipate. Il solo apparire rappresenta una provocazione. La classe politica si comporta come una fortezza assediata (rinvia per alcuni aspetti a quella del deserto dei tartari) e autosufficiente. E’ convinta dell’impunità e della durata. Sfida il buon senso, la pazienza, il controllo, l’educazione di quegli italiani che continuano ad esercitare il diritto di pensare. Ignorano il limite, oltre il quale può esserci la disperazione e il sonno della ragione.

Politici, per lo più, incompetenti, corrotti, incapaci, arroganti; tutti, in ogni caso, complici dello stato delle cose presente.

Tra vecchi e nuovi padroni, di partiti e di movimenti, tra vecchi e nuovi comici, corruttori e manipolatori spregiudicati, con una sinistra che prosegue il suo percorso sinistro e suicida, confuso e dannoso, il panorama si nobilita con una corte variopinta di servi, di maggiordomi, di legulei, di donne prezzolate e per ultimo di scolaretti, storditi e petulanti, che cercano di approfittare della fortuna capitata, ripetendo pedissequamente e senza ombra del ridicolo il copione di un comico incapace di un minimo di autocritica. Una poltrona vale bene la rinuncia allo strumento testa.

ImageEbbene, questi individui, come ultimo affronto nei confronti degli italiani pensanti, vorrebbero stravolgere la Costituzione, che è l’unica cosa seria e progettuale che abbiamo e della quale dovremmo essere orgogliosi. Quanta sfrontatezza!

Di fronte a questo scenario inquietante e a questo spettacolo disgustoso non pochi si chiedono come sbarazzarsi di questa miserevole classe politica (vanitosa, ambiziosa,frivola, assetata di potere), come spazzare via la famigerata casta. Le domande sempre più ricorrenti negli incontri o passeggiando o, persino, nei bar  sono: si può andare avanti così? Che fare? Come muoversi per non buttare insieme all’acqua putrida anche il sistema democratico? La classe politica attuale rappresenta un rispecchiamento della società civile, o per lo meno di tanta parte di essa, omologata e inebetita? Le risposte non sono semplici, in quanto contengono dubbi, rischi, pericoli. La soluzione praticabile potrebbe essere nel voto o nell’ipotesi rivoluzionaria? E’ possibile una rivoluzione senza violenza? Il dissenso, lo sciopero, il sabotaggio sono soluzioni sufficienti e produttive? Sarebbe bene continuare a parlarne e riflettere con lucidità e con senso di responsabilità. La paura del futuro non può spingerci ad assistere inermi all’agonia del presente. Godot non arriverà e siamo costretti ad inventarci percorsi per non morire. Nel frattempo, teniamoci cara la celebre formula di Albert Camus:”Mi rivolto dunque siamo”. Responsabilità personale e solidarietà.

Luigi Niger

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