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Vangelo di Domenica 3 Febbraio PDF Stampa E-mail
Scritto da +V.Bertolone   
venerdý, 01 febbraio 2013 07:58
ImageDal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 4,21-30 - Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi».  Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?».  Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fàllo anche qui, nella tua patria!».  Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone.  C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».  All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno;  si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

IV Domenica del Tempo Ordinario

3 febbraio  2013

Introduzione

Prosegue passo dopo passo, domenica dopo domenica, il nostro cammino di conoscenza del mistero-uomo Gesù. E anche in questa domenica a farci da guida è l’evangelista Luca, che con cura e veridicità storica intende far approfondire, a quanti lo desiderano ardentemente, la conoscenza di Cristo Uomo- Dio. In questa quarta domenica del tempo ordinario la pagina di Vangelo prosegue proprio il racconto dell’episodio di domenica scorsa, anzi ne è il seguito. Infatti, se domenica scorsa abbiamo visto Gesù proclamare con grande determinazione il messaggio di Isaia, che annunciava la liberazione e la salvezza per tutti gli smarriti e gli oppressi; oggi vediamo che tutto si è risolto in un scontro drammatico fra Gesù e i  suoi ascoltatori sebbene Egli fosse cresciuto tra loro. Noi come i concittadini di Gesù, i Nazareni, siamo certi di conoscere tutto su Colui che ci ha salvati, eppure, troppo spesso viviamo come se non lo conoscessimo affatto. Infatti, di fronte alla Sua verità a volte ci stupiamo e meravigliamo, ma quando è contraria al nostro modo di sentire e pensare, il rifiuto della Sua amicizia è inevitabile. Eppure non ci si rende conto che proprio accogliendo la Verità il cuore dell’uomo viene risanato, perché la verità è l’atto di amore più bello di cui abbiamo

bisogno tutti. Allora forse è opportuno interrogarci più frequentemente su chi è Gesù per noi e cosa rappresenta la Sua verità per noi. Chiediamoci se Gesù, in qualsiasi momento della vita, rappresenti veramente il nostro Salvatore e Liberatore; Presenza che vivifica e da gioia piena all’esistenza, perché verità che riappacifica il cuore. Oppure una idea che ci siamo fatti pronta a cadere se qualcosa va storto o altro di meglio bussa alla nostra porta. Dalla scelta che faremo la nostra vita prenderà direzioni diverse, certo è che nulla sarà come prima.

Il profeta Gesù

Inizia a delinearsi l’identità dell’Uomo-Dio, Gesù. È il progressivo costruirsi di una Presenza mediante l’aggiunta graduale di diverse tessere che nel loro insieme, alla fine, costituiranno la trama complessa e straordinaria di un volto, una vita, un uomo che ci ha portato Dio più vicino, al punto da poterlo chiamare Padre. Il tassello di questa domenica è la profezia: Gesù si rivela quale profeta del Padre. Tuttavia una simile definizione, applicata a Gesù, è riduttiva, anzi decisamente impropria. Gesù di fatto è molto più che profeta: è Lui stesso la profezia incarnata del Padre. Tutta la sua attività, la sua predicazione, la sua opera tendono a qualcosa di qualitativamente diverso. Infatti mentre i profeti sono portavoce della parola di Dio,

Gesù annuncia la Parola, annuncia Se stesso, parola del Padre. Per questo Egli parla con autorità propria, originaria, non mai osata prima da nessun profeta. Del resto la novità assoluta di tale autorità deriva a Gesù dal fatto che non è un semplice interprete della parola di Dio, ma è la stessa Parola di Dio fattasi carne (Gv 1,14). Paolo lo ribadisce nell’esordio della lettera agli Ebrei “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in molti modi per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio”. “Questo Figlio […] è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza” (Eb 1,1-3). Quindi Gesù non è un messaggero di Dio, come per altri, o come i profeti che lo avevano preceduto, ma essendo il Figlio stesso di Dio, Egli è la sua Parola, in voce umana, in suono umano, con gesto di uomo, proprio perché Gesù Cristo è il compimento di tutta la profezia: traduzione diretta, espressione visibile del Dio invisibile (cfr Gv 1,18). Gesù dunque non è solo messaggero della verità, è Lui stesso la verità, per questo si stacca totalmente dalla schiera dei profeti, collocandosi su un piano superiore. Ed è proprio questa novità che gli abitanti di Nazaret, suoi conterranei, non sono riusciti a intravedere e ad accettare, anzi l’hanno persino rifiutato, respinto. Ma ciò che hanno respinto è stata la Verità, e questo non è poi così strano: la verità fa

paura e innesca reazioni tutt’altro che positive. Quando poi si annuncia e rivela la verità di Dio, così forte e grande da poter essere accolta dalla miseria umana, il rifiuto è automatico. E se non si accoglie la verità di Dio non si può accettare chi la porta, l’annuncia, la comunica, ovvero il profeta. Se poi il profeta è Figlio di Dio, dunque Egli stesso la Profezia e la Verità, la reazione non può che essere più violenta. Questo è quanto accaduto a Nazaret: si è passati velocemente dalla meraviglia all’indignazione nei confronti di quel figlio straordinario.

Noi profeti: testimoni di verità

Ancora oggi il mondo riserva lo stesso trattamento di rifiuto a quanti hanno il coraggio di dire all’uomo ciò che l’uomo non intende sentire: la verità. Quante volte infatti siamo respinti perché difendiamo la vita, considerandola sacra dal suo concepimento alla sua fine; quante volte siamo respinti se difendiamo i diritti degli extracomunitari denunciandone soprusi e violenze; quante volte siamo respinti quando proclamiamo l’indissolubilità e la sacralità del legame coniugale e della famiglia. Ogni volta che ci mettiamo al servizio della verità per difendere la dignità umana, a qualsiasi livello e di qualsiasi colore, veniamo puntualmente rifiutati, respinti da una società che ancora stenta a riconoscere i profeti nell’oggi della Chiesa.Sì perché noi cristiani, proprio in virtù del nostro battesimo, siamo profeti del popolo di Dio. Ce lo conferma Paolo nella seconda lettura, quando elencando i carismi ricevuti, include appunto il dono della profezia. E il dono della profezia che cos’è se non il saper discernere fra le tante voci del mondo, la vera voce di Dio; fra le tante verità proclamate con presunzione di autorità, la sola autorevole verità di Dio. Proprio in virtù di questo dono, siamo chiamati a smuovere le coscienze, troppo sicure di sé, certe di essere sempre dalla parte della ragione, ma portatrici di una verità relativa che si oppone e rifiuta la verità unica e oggettiva di Dio. A noi spetta il compito di far sentire la voce di Dio in un mondo che stenta a sentirla, ma soprattutto la soffoca con il suo rumore nel tentativo di ridurla al silenzio. È infatti più facile mettere a tacere la Verità che mettersi in discussione, confrontando le proprie idee, il proprio stile di vita con Essa.

Ma noi cristiani battezzati, cassa di risonanza della verità, dobbiamo preparare i cuori a far spazio a Dio, perché la verità sull’uomo possa aprire gli occhi e la mente di tutti. È senz’altro una missione bellissima questa, ma come lo stesso Gesù a Nazaret ci insegna, è estremamente difficile giacché spesso il cuore umano è terreno arido e sassoso, a volte persino soffocato da spine e rovi.

Tuttavia questo non significa rinunciare al dono della profezia, smettere cioè di essere testimoni della Verità aiutando gli altri a cogliere nella vita i segni della presenza di Dio; l’autentico cristiano di fatto non può non essere profeta di Dio: testimone e annunciatore di quella verità che rende l’uomo veramente libero.

Essere profeti allora significa essere veri cristiani: dallo stile chiaro di vita, per cui per testimoniare non servono tante parole, ma un comportamento autentico capace di colpire tutti. E se ci chiediamo quale debba essere la cifra autentica di questo comportamento, basta riflettere sulle parole della seconda lettura. Paolo, infatti, in questa prima lettera ai Corinzi ci parla dello stile del vero cristiano, il quale deve essere contrassegnato dalla carità.

Possedere la carità significa avere un cuore da profeta, ovvero sentire scorrere nella propria vita l’amore di Dio e dunque aprirsi all’incontro con l’altro anche se sentito come nemico. Possedere la carità è dare senso cristiano alla vita, e, dunque, saper usare un linguaggio che parla al cuore degli uomini, che dice qualcosa di autorevole, concreto e grande alla loro vita.

Conclusioni

Fra i tanti insegnamenti che la Parola di oggi ha affidato alla nostra riflessione due emergono con particolare risalto: essere profeti non significa prevedere il futuro, ma saper cogliere e segnalare agli altri la presenza nascosta di Dio nella storia; essere profeti infine nel mondo di oggi non significa fare sfoggio di una grande sapienza, piuttosto essere profeti dell’amore in una cultura dominata dalla violenza e dall’odio.

Se vogliamo essere autentici profeti allora annunciamo al mondo l’amore misericordioso di Dio che contro l’egoismo, il relativismo e l’erotismo della cultura imperante, predica la tolleranza, la verità oggettiva, la purezza dei sentimenti e della vita.

Non sarà facile essere profeti in questo nostro mondo, proponendo, controcorrente e contro la moda dominante, valori che vanno ben oltre il tempo e la storia di ieri, ma che si collocano nell'essenza stessa del messaggio cristiano e del rispetto della persona umana.

Serena domenica

+ Vincenzo Bertolone

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