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Vangelo di Domenica 27 Gennaio PDF Stampa E-mail
Scritto da +V.Bertolone   
venerdì, 25 gennaio 2013 23:39
ImageDal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 16,15-18.
Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.
E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove,
prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

III Domenica del Tempo Ordinario

27 gennaio 2013

Il Volto della storia

Introduzione

Arrivati alla III domenica del Tempo Ordinario, continuiamo il nostro cammino di fede in compagnia, stavolta, dell’evangelista Luca. Egli non solo ci introduce alla lettura del suo Vangelo, presenta anche l’episodio con il quale Gesù dà inizio alla sua vita pubblica. A questo proposito si potrebbe aprire un contraddittorio: anche domenica scorsa Giovanni ci ha presentato un episodio, le nozze di Cana, nel quale si racconta proprio dell’inizio della vita pubblica di Gesù. Allora, quale dei due episodi dobbiamo considerare prioritario? Non è così entrambi i racconti sono ugualmente validi, giacché ci presentano le modalità del suo ministero: le opere, ovvero i “segni” compiuti; le parole, ovvero l’annuncio, la predicazione del Regno di Dio. In entrambe si è espressa compiutamente tutta la vicenda storica di Cristo. La vicenda storica di Cristo, raccontata con serietà e sulla base di una accurata ricerca, è ciò che interessa a Luca, dal momento che al di là della trascendenza dell’evento salvifico racchiuso in Gesù, resta sempre la sua contingenza storica che, data la veridicità dell’evento, merita una trasmissione il più possibile fedele alla verità storica e per questo credibile. Luca però non è un dotto, un esegeta che si limita a registrare i fatti: egli è storico. In altri termini egli va a cogliere i tratti veri dell’uomo Gesù, Colui che ha fatto la storia, anzi l’ha compiuta, la compie e la compirà. Ascoltare allora il racconto di questa storia significa per alcuni scoprire e per altri approfondire la verità dell’Uomo che ha svelato agli uomini il loro vero volto. Tuttavia è possibile arrivare a questa verità solo se a muoverci è non la curiosità di sapere su Dio, ma il desiderio, la passione di conoscere Dio. Infatti, solo chi è amante di Dio e assetato della Sua sapienza potrà scoprire il vero Volto dei volti della storia, e avere il coraggio di lasciarsi andare al flusso di quella corrente che muove ancora oggi le opere e le parole di Cristo uomo.

 Un messaggio che apre il cuore

Nella lettura del Vangelo di Giovanni, domenica scorsa, abbiamo celebrato l’inizio della vita pubblica di Gesù “nella specie” dei segni; oggi Luca ci presenta di nuovo questo inizio, ma secondo l’ordine della parola, della predicazione. Il racconto di Luca ha come scenario la sinagoga di Nazaret, in un giorno di Shabbat, (il giorno del Signore) con Gesù intento a leggere ed a commentare la Parola di Dio nella quale sono descritti i tratti del volto del Messia. La Parola tocca il cuore di Gesù, scende nel suo animo e lo feconda. Infatti, mosso dallo Spirito Santo ricevuto nel battesimo e rafforzato sotto il peso delle tentazioni, si autoproclama il Messia compimento delle promesse del Padre, la risposta alle profezie, perciò Israele non è più nel tempo della profezia, ma della sua realizzazione: ha avuto inizio il tempo della Verità storica, della Parola rivelata incarnata. Gesù di Nazaret è quel tempo: è Lui che, in virtù dell’azione vivificante dello Spirito, realizza la storia della liberazione, mantiene la promessa di una speranza senza ombre, porta la guarigione dai mali. È Lui il tempo della misericordia e della grazia di Dio; è nella sua Persona che si realizza la salvezza dell’uomo. È Lui l’oggi di Dio della salvezza. Per questo motivo Gesù, dopo la lettura, arrotola il volume di Isaia: con Lui la Parola non è più racchiusa in un libro, ma è vivente, è incandescenza di un volto, è storia di azioni e parole. “È”, ovvero persiste nel tempo: non inizia e finisce nel tempo storico in cui inizia e finisce la vicenda terrena di Gesù, ma continua tuttora, ci coinvolge e ci trascina nel suo inarrestabile fluire.

Perciò ancora oggi ascoltiamo quel lieto messaggio di liberazione fattosi Presenza. E facciamo esperienza di vera fede e gioia se incontriamo proprio quel Dio che in Gesù si è avvicinato all’uomo con una prossimità radicale, inaudita, insuperabile. E questo è un messaggio che apre il cuore: la prossimità di Dio. Egli viene incontro alle nostre attese più vere e profonde, aprendoci le porte di un amore insperato. Annuncia l’inizio di una nuova realtà, che dice “basta” al tanto male che ci affligge nel corpo e nello spirito.

Tuttavia oggi non viviamo in pieno la gioia di questo annuncio, non crediamo nella straordinaria novità della sua portata. Perché? Perché penso che non riusciamo più a distinguere tra i tanti volti il volto di Gesù, tra le tante voci la voce di Colui che instancabilmente continua ad annunciare il suo messaggio di liberazione, di luce, di libertà, di misericordia.

 Un cuore aperto

Per accogliere la novità c’è bisogno di cuori aperti. Un cuore aperto infatti, lontano dal chiudersi nel proprio egoismo e nelle proprie presunzioni, è pronto ad accogliere nuove idee, nuovi valori, una nuova vita. È pronto a mettersi in gioco; è pronto a farsi toccare da quella Grazia il cui solo fine, la cui sola passione è la costruzione di un uomo veramente libero.

Sì, libero. Questo il termine che domina nell’annuncio di Gesù: libertà, parola amata, desiderata, difesa sempre, in ogni momento della storia umana da cui era oppresso. E non può essere diversamente giacché essa indica movimento, energia che spinge in avanti, che sa di vento e di futuro, che guarda verso orizzonti sconfinati e luminosi. Ecco che cosa accade nella sinagoga di Nazaret: si leva il vento della libertà e tutta l’umanità ne respira la straordinaria novità. E per questa novità l’uomo si rialza e si muove verso la giusta direzione della corrente: quella dell’amore, della gioia, della santità. Nel vento di liberazione, levatosi dalla sinagoga di Nazaret, dunque il seme della vita nuova, posta sotto il segno della benevolenza di Dio: “Mi ha mandato per predicare un anno di benevolenza del Signore”. Un anno, un secolo, mille anni, una storia intera di benevolenza e tenerezza da parte di Dio per l’uomo e che ancora persiste e viviamo. Ma conservare questo stato di vita non è facile, tante le tentazioni e le lusinghe che mettono in pericolo la stabilità dell’esperienza con Dio. Come a Nazaret Gesù non solo non fu creduto, ma rischiò di essere linciato, anche dopo ed anche oggi ciò persiste.

Allora bisogna sempre tenere fisso lo sguardo sul volto della Persona che ci ha reso Dio prossimo: Cristo Gesù. Contemplando il volto di Cristo e seguendo la Sua voce, infatti, si opera in noi quella conversione del cuore e della mente che sa accogliere la buona novella del Vangelo come la vera novità della vita. E quando il Vangelo diventa la novità straordinaria della vita, tutto cambia perché si vive nella certezza che in ogni momento Dio è prossimo: condivide le nostre sofferenze e le nostre speranze, e per vie diverse ci rialza dalle cadute, asciuga le nostre lacrime, ci libera dalle nostre schiavitù, ci restituisce la luce quando le tenebre del cuore creano le ombre.

 Conclusione

Al termine di un suo breve scritto sull’uomo, intitolato appunto Chi è l’uomo, il pensatore ebreo Abraham Joshua Heschel scrive: “È un fatto incontestabile che la Bibbia abbia fornito al mondo una concezione nuova di Dio. quello di cui non ci si rende conto è che la Bibbia ha fornito al mondo una nuova visione del mondo”. Ecco, credo che il “lieto annuncio” nella sinagoga di Nazaret riveli al mondo il volto dell’Uomo nuovo: promesso da Dio, annunciato dai profeti e storicamente incarnato nei tratti del volto di Cristo, Figlio di Dio. E nella prospettiva dell’annuncio messianico, l’Uomo nuovo, l’Uomo-Gesù, nel quale si concentra l’essenza divina e l’essenza umana, “è” l’Essere nuovo posto nel limite della contingenza storica, ma recante i segni, i disegni, la Presenza di Dio.

Dunque il solo Uomo capace di liberare, riconciliare e, soprattutto, riportare l’umanità ad essere realmente immagine di Dio, quindi riflesso della sua saggezza, della sua giustizia, della sua misericordia.

Serena domenica.

 

+ Vincenzo Bertolone

 

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