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I Cattolici e la politica PDF Stampa E-mail
Scritto da F.Garofalo   
lunedý, 17 settembre 2012 21:09
ImageIn vista della prossima tornata elettorale per il rinnovo dei due rami del nostro parlamento, le forze politiche si stanno confrontando direi, anche in maniera accalorata, in primis sulla riforma elettorale e poi, spazio permettendo nella loro agenda sui temi che interessano più da vicino i cittadini: disoccupazione giovanile dilagante, questione fiscale, delle famiglie oggi in grande difficoltà e delle nuove povertà sempre più crescenti. Insieme a tutto questo, i partiti politici, si stanno appassionando su un’altro tema: la ricerca affannosa del consenso elettorale di gran parte della cosiddetta area cattolica, e, soprattutto, sul posizionamento di questa importante fetta nello scacchiere del panorama politico italiano. In questi giorni, rispetto a questo argomento, mi sono interrogato sul ruolo dei cattolici impegnati in politica. In maniera molto sommessa credo, che l’ambito politico ha più che mai bisogno di vedere persone, soprattutto giovani, capaci di edificare una società civile a favore e al servizio del bene di tutti. Stando in mezzo al popolo, i cattolici hanno l’obbligo di costruire, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, “città” più umane, più giuste e solidali, più fraterne.

Occorre, cioè, una nuova generazione di cattolici impegnati in politica e nel sociale, che siano coerenti con la fede professata, che abbiano rigore morale, capacità di giudizio culturale, competenza professionale e passione di servizio per il bene comune.

Scrive Benedetto XVI, concludendo l’enciclica Caritas in veritate: “Lo sviluppo ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera, cristiani mossi dalla consapevolezza che l’amore pieno di verità, Caritas in veritate, da cui procede l’autentico sviluppo, non è da noi prodotto ma ci viene donato”(n°79).

Il nodo centrale è tutto qui, il destino è l’impegno che è richiesto ad una “nuova generazione di cattolici impegnati in politica”.

Si faccia attenzione: non “politici cattolici”, dove cattolico diventa un optional, un fregio. Ma “cattolici impegnati nella politica”; impegnati, cioè in un percorso di conversione, e di metanoia (μετάνοια), uniti ai fratelli nelle fede.

Investire in persone di fede professata e vissuta, in competenze e professionalità diventa allora la via maestra per crescere in Italia, in Europa e nel mondo.

In questo contesto, sarebbe utile ed interessante andare a rileggere la gran lezione di Papa Benedetto XVI sui limiti e dei doveri della politica tenuta alla Bundestag, che di certo, continuerà a impegnare a lungo coloro che sono interessati alle questioni fondamentali della politica.

Da dove ripartire? Dagli insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa che anche in campo dell’economia e della finanza più in generale è senza dubbio più innovativa  della politica.

Di fronte, per esempio, ai fallimenti del mercato, e all’asprezza delle posizioni assunte in queste ore dal management della Fiat, deve essere richiesto anche all’impresa non soltanto di creare più ricchezza, ma di andare oltre: di farsi carico di compiti sociali, culturali, civili. Ciò significa comune appartenenza a una “comunitas”. I fallimenti dei mercati si verificano proprio quando viene meno questo terreno comune, questo comune sentire basato sul principio della reciprocità, sostituito con il Welfare State e riproposto oggi dal Welfare Society (giustizia sociale e bene comune) della Dottrina Sociale della Chiesa.

Anche su questi temi, si gioca la partita dell’impegno politico dei cattolici, senza tralasciare quelli tradizionali.

Cattolici impegnati in politica e non semplici politici. Al contrario, c’è il fondato rischio di un riduttivo posizionamento nei vari schieramenti o di vedere soddisfatte aspirazioni personali del tutto legittime.

 

 

Cassano All’Ionio, 17-09-2012

                                                                                                           

       Francesco Garofalo

                                                                                         Presidente Centro Studi “Giorgio LaPira
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