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Lo Stato e il gioco d'azzardo PDF Stampa E-mail
Scritto da V.Bertolone   
lunedý, 09 luglio 2012 07:55
ImageLO STATO SI RIAPPROPRI DI ETICA E MORALITA' - <<Un giocatore perde sempre. Perde denaro, dignita e tempo. E se vince, tesse intorno a sé una tela di ragno>>.  Mosé Maimonide, filosofo ebreo vissuto nel XII secolo, non aveva dubbi: il gioco, quando supera i confini dello svago, non giova all'anima, figurarsi alle tasche. E la sua riflessione diventa attuale nei giomi in cui anche lo Stato, come dimostrano le parole pronunciate nei giorni scorsi davanti alla Commissione Finanze della Camera dal viceministro all’economia Vittorio Grilli, ammette l’esistenza di poteri e pressioni talmente forti ed organizzate da impedire un'efficace regolamentazione del fenomeno. L’enorme crescita del gioco d’azzardo é un problema grave poiché genera una discrasia fra legalita e moralita. Ma i danni non si riducono a questo: in palio vi è l'equilibrio della società intera, poiché é la complessiva dimensione spirituale dell’uomo a essere intaccata, non le sole risorse economiche.
Oggi, anche attraverso la falsità sistematica di certa pubblicità, si vuol far credere che la sostanza del tempo risieda nel successo e nell’apparenza, nella quantita delle esperienze gratificanti, e che per ottenere questa patina luccicante sia inevitabile tentare la sorte. Certo, come riconosce il Catechismo della Chiesa cattolica, <<i giochi d’azzardo o le scommesse non sono in sé contrari alla giustizia. Diventano moralmente inaccettabili allorché privano la persona di ciò che le è necessario per far fronte ai bisogni propri e altrui» (CCC, 1243). Ma l’uomo non deve dimenticare che anche se il gioco può farci vivere meglio, non può di certo divenire l’unico faro dell'esistenza. Che è incerta e peregrinante, ma in quanto dischiusa da un dono originario, da ultimo mistero imperscrutabile, aprendosi alla trascendenza può trovare orientamento alla propria liberta, finita ma capace di grandi cose, attraverso la fiducia, la costanza, la dedizione, la laboriosita, l'altruismo, l’amore piiù grande di ogni interesse utilitaristico o di una miope illusione.
Per non smarrire questa verità è necessarioco coltivare la virtù  della temperanza, quella che modera l’attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell’uso dei beni creati. Temperanza, moderazione ed equilibrio sono forse gli elementi mancanti nella cultura contemporanea, é soprattutto nel campo delle dipendenze. · E una sfida. Per vincerla è necessario limpegno di tutti e di ciascuno, ma è anche compito dello Stato garantire la tutela e l'integrita dei suoi cittadini e moderare quell’attrattiva dei piaceri, se potenzialmente pericolosi, anziché fomentarla;
Ed è lo Stato che deve riappropriarsi di una moralita e di un’etica che rischia di essere trascurata.  <<Permettere, organizzare, pubblicizzare ciò», affermava gia nel secondo dopo guerra con riferimento al gioco del lotto l'economista Luigi Einaudi, <<è diseducativo e immorale, perché, illudendo di potersi arricchire dissipando i propri guadagni, disabitua al risparmio e alla dedizione al lavoro>>. E se lo diceva lui, primo presidente della Repubblica italiana ....
Vincenzo Bertolone
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