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Spine nella carne:Cammino della verità PDF Stampa E-mail
Scritto da +V.Bertolone   
luned́, 25 giugno 2012 08:18
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Il Papa, Benedetto XVI
“Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne". Così scrive, nella seconda lettera ai Corinzi, l’apostolo Paolo, volendo riferirsi allo spinoso insieme delle difficoltà e delle tribolazioni, ed anche agli insuccessi terreni, in cui talvolta l’apostolo si imbatteva, ma grazie ai quali fortificava la sua fede in Dio. Quelle stesse parole sono state usate nei giorni scorsi da papa Benedetto XVI per ricordare che solo quando si sperimenta la propria debolezza si conosce ed apprezza la forza di Dio. "Non e la potenza dei nostri mezzi, delle nostre virtù, delle nostre capacita che realizza il regno di Dio, ma e Dio che opera meraviglie attraverso la nostra debolezza, la nostra inadeguatezza”, ha aggiunto il Pontefice. Nel suo dire, la risposta alla nuvolaglia burrascosa che nelle ultime settimane si é addensata nel cielo vaticano tra il gracchiare dei corvi, abilissimi nel far prendere il volo oltre le mura medievali di fogli (magari contraffatti) da usare fuori, altrove, non per far emergere la più scomoda delle verità, ma per continuare la guerra poco santa e per nulla nobile contro la Chiesa. Con fiera dignità il Santo Padre ha mostrato il suo dolore, non l’unico né il piu grande, lento e lungo come lenta e lunga è la sofferenza di chi sulle spalle porta ogni giorno la Croce.

Per questa via il Signore si manifesta: sul volto di chi è apparentemente impotente, come il Giovanni Paolo II degli ultimi anni, malato, tremante e quasi muto, e con il successore Benedetto che, sebbene anziano, in tempi di turbolenze, con la forza che gli viene da Cristo, conduce gli eventi cruciali la dove in una prospettiva umana ci si aspetterebbe un fallimento. Il Signore invita a non aver paura e a portare avanti senza incertezze, anche contro giudiziosi e razionali consigli, il folle, straordinario metodo di Dio,che sceglie gli umili, i poveri e li premia con la sua Grazia, moltiplicatrice dei frutti spirituali ed umani. Lo aveva insegnato agli uomini d’ogni tempo gia Paolo, che pure perseguitato e incarcerato, contagio di cristianesimo tutte le genti delle terre in cui mise piede. E come l’apostolo dei gentili, il nostro Papa Benedetto XVI ha dato la sua grande lezione, di fermezza e amore. Lo hanno testimoniato le centinaia di migliaia di persone accorse a Milano ai primi del mese per stringersi attorno a lui: bastava camminare fra la gente per ritrovare quel popolo tenace nell’amare la Chiesa, comunque; nel credere in un Dio morto in Croce e risuscitato; nel seguirlo, nello sposarsi nel suo nome e avere figli, con una speranza che molti invece hanno perduro. E il segno di una certezza: c’è, nel fondo dell’ItaIia, quasi nell’ombra, questa memoria siIenziosa e forte, che tiene e cresce anche e soprattutto grazie all’esempio ed all’insegnamento di -uno straordinario Pontefice che giovedì prossimo festeggerà pregando il sessantunesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale. In quel momento come sempre, noi tutti saremo con lui. Con semplicità, nella preghiera, con la povera fedeltà del nostro affetto di figli.
Auguri, Santità, le vogliamo bene.

+ Vincenzo Bertolone

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