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DL per l'emergenza carceraria PDF Stampa E-mail
Scritto da M.Miani   
lunedý, 20 febbraio 2012 06:43

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Ex-carcere di Castrovillari
Alcune considerazioni personali sul nuovo decreto legge dell’16.12.2011 approvato per lo sfollamento delle carceri in ragione dell’emergenza carceraria. Queste le variazioni dell’articolo 558 codice di procedura penale. Le principali sono tre: modifica della procedura nei casi di arresto in flagranza, nel caso, il giudizio deve essere espresso entro e non oltre le quarantotto ore dall’arresto; modifica del periodo di detenzione ai domiciliari, per la qualcosa si fa  obbligo di innalzare lo stesso da 12 mesi a 18mesi; divieto di incarcerare, per reati non particolarmente gravi, prima che le persone siano presentate al magistrato, per la convalida dell’arresto, e il giudizio per direttissima; altre modifiche che non sono proprio secondarie, come la messa in prova, altre pene detentive non carcerarie, la carta dei diritti e dei doveri dei carcerati. Queste modifiche che ampliano le norme liberatorie che erano state decretate con la legge 199 del 2010.

Che le carceri siano sovra affollate è una cosa ormai nota da anni. La legge Gozzini è datata 1986, veniva incontro in primis alle stesse problematiche odierne, essa fu accolta dallo stato, per cercare una strada rieducativa, oltre la sola repressione carceraria, la quale sembrava ed era nella realtà inadeguata allo spirito di un paese civile, che s’interrogava e proponeva di dare una svolta al principio della sola detenzione, inserendo la possibilità di rieducare il detenuto, per farne un cittadino più ossequioso delle norme del buon vivere sociale e, che, nello stesso tempo, la legge, andasse incontro al carcerato per riabilitarlo, cercando così, anche di attuare quanto previsto dalla costituzione all’art.27. Questa legge, nel suo contenuto, prevede: permessi premi; affidamento ai servizi sociali; detenzione domiciliare per donne incinte, madri in allattamento, persone anziane, malate, giovani, e vari altri indirizzi per alleggerire le condizioni di detenzione, dando al carcerato una migliore condizione di vita carceraria, e, in un certo modo, una rilevanza alla sua persona e ai suoi diritti come cittadino e antropologicamente come uomo.

Tutto ciò però, non è valso a molto, considerando che più volte lo stato è stato costretto a intervenire per modificare il regime carcerario, il modello rieducativo, e la condizione di vita all’interno delle case detentive per il sopra affollamento delle stesse. Cosi dall’Agosto del 2003, e anche, nei tempi precendenti, lo stato interveniva con nuove leggi fatte ad hoc in ragione della sua incapacità di gestire la vita carceraria dei detenuti, perché era carente la capienza delle case mandamentali di custodia. Il problema si ripeteva poi, e lo stato prendeva ancora decisioni in merito cercando di sfoltire le case di detenzioni con indulti ed amnistie, ricordiamo nel 2006 lo sfollamento di circa 20.000 detenuti per indulto che, per motu proprio, poi, la popolazione carceraria, ritornava agli stessi livelli nel 2005 ed ora è di circa 65.000 presenze, contro una capienza intorno ai 45.000 detenuti.

Dopo quest’aumento si ritorna indietro, le organizzazioni umanitarie, il papa, Pannella ed altri sentono il dovere di far pressione sul parlamento, sul senato, sul presidente della repubblica affinché s’intervenga con nuove opportune iniziative a svuotare le carceri, giacché i carcerati sono in condizioni di vita non certamente civili.

In tutto ciò io non riesco a spiegarmi alcune cose, considerando che va rispettato il diritto delle persone incarcerate di poter vivere secondo norme civili e non abbiette, mi domando perché i nostri governanti si devono far scavalcare dagli eventi, perché si devono elevare voci esterne al ministero della giustizia e dal governo a ciò che s’intervenga, perché i preposti non si adoperano affinché decada l’affollamento che è senz’altro un aspetto negativo, nella lotta contro la criminalità micro e macro, e, della recrudescenza dei mali carcerari, dovuti ai comportamenti tra detenuti, delle loro difficoltà di convivenza che sfociano in condotte umilianti con indecorose deviazioni sessuali, omicidi, suicidi, per intolleranze e sofferenze con tanti drammi e tanto degrado per dei poveri cristi costretti a sottostare a situazioni di aggressioni verso altri detenuti, contro le forze di polizia interna, e, sconforti che non fanno intravvedere possibili uscite dal tunnel nero senza sbocco in cui molti di loro sono entrati spesso inconsapevolmente e pur non volendo sono costretti a vivere in un ambiente ostico ed ostile ove manca lo spazio vitale.

Non si può costantemente intervenire sugli effetti sempre, e, mai sulle cause.

Ormai sono decenni che lo stato pur di sottrarsi alle sue responsabilità cerca patteggiamenti, con camorristi, mafiosi, con la ‘ndragheta, la sacra corona unita, con i delinquenti più vari e spiccioli: spacciatori, contrabbandieri, imbroglioni, ricattatori, uomini dalle tangenti facili, falsari e quanto altro. L’ultima nota famosa, quanto altisonante apparsa sui media, è stata la cosiddetta trattativa con la mafia per addolcire il carcere duro, il 41 bis, nei confronti dei boss mafiosi di maggior spicco e peso, di cui non conosciamo i retroscena, le verità, le persone coinvolte che hanno intrallazzato.

Tutto ciò a noi cittadini fa intravvedere a giusto, o, a torto una classe politica corrotta, incapace di fare scelte giuste, manipolatrice, che inganna il popolo, che rimescola in continuazione i fatti, le leggi per proprio tornaconto, per salvaguardare interessi non leciti e fatti delinquenziali legati alla posizione della stessa casta politica. Queste considerazioni il popolo pensa che esistano dietro tante leggine strane, incongruenti, salva popoli partigiani, indulti e amnistie varie.

D’altronde non si può non restare sconcertati dalle scarcerazioni facili, dalle pene irrisorie, dai domiciliari dati senza nessuna considerazione del delitto e del tipo di delinquente che è spesso anche recidivo e non solo giacché capita; questi in alcuni casi deridono chi ha subito il fatto doloso e che magari già pensa di ripetere il delitto anche nei confronti di chi già ha dovuto ricevere l’affronto personale, economico con pericolo per l’incolumità propria e della famiglia. 

Il popolo in generale ne ha le tasche piene, vorrebbe vedere uno stato forte deciso, rispettoso dei diritti di tutti, vorrebbe vedere uno stato che riesca a gestire la cosa pubblica, compreso le patrie galere, in un modo civile e appropriato, dicendo con ciò il necessario bisogno legato al dovere di portare il rispetto che si deve agli uomini quali persone, anche se carcerati per delitti odiosi, ed il giusto adempimento delle norme. Il rispetto dei cittadini, che vogliono uno stato più giusto, che non si pieghi a ogni piè sospinto, calandosi le cosi dette "braghe", perché inefficace, inetto e manovrone. La gente comune vorrebbe che lo stato, i nostri governanti, promuovessero leggi che rispettano la moralità delle persone, la voglia di avere giustizia, la necessaria crudezza delle pene senza barbari comportamenti nei confronti dei malfattori, con spirito di rieducazione sociale, ma, senza interpretazioni di norme fatte in modo equivoco, senza addolcimento delle pene, ma, che, comunque, devono essere da comminare secondo giustizia. La gente, i cittadini che subiscono i malfattori, vogliono essere garantiti, che le pene inflitte, siano espiate in maniera sicura, certa ed in modo esemplare, non vogliono vendette.

Adesso si tenta di svuotare le carceri, si depenalizzano alcuni reati, anche in funzione del sovra affollamento e delle difficoltà che hanno i giudici a lavorare giacché esigui, per cui si rallenta il giudizio, scadono i termini di emissione delle sentenze.

Si riparerà ai danni attuali, poi passerà del tempo, e, forse, si ritornerà al solito problema da risolvere, nuovamente lo stato si calerà le braghe, come oggi. Perché non si affronta il problema in modo definitivo realizzando nuove case di pena? Non si aumentano i magistrati? Dicono che mancano i fondi ma, quanti milioni di euro si sciupano, costruendo cattedrali nel deserto, quante costruzioni finite e abbandonate, quante iniziate e mai portate a termine, giacché fatte solo a sollievo di politici affaroni, i quali promettono cose inutili, per un pugno di voti, sapendo già che quel costruire e vano e inutile. C’è da chiedersi perché tante teste gloriose dei nostri politici si trovano ancora ai posti di potere dopo aver fallito il mandato ricevuto dai cittadini: prendiamo un Prodi, d’Alema, Mastella, Berlusconi, Alfano e tanti altri che hanno governato, i quali, non solo non sono stati capaci di dirigere gli affari di stato tipo l’economia, ma, hanno lasciato incancrenire la piaga delle carceri che ben conoscevano? Mandiamoli definitivamente a casa. Lasciamoli disoccupati. Perché non s’indaga sulle motivazioni che fanno dei processi delle telenovele che durano così a lungo e per i quali non s’intravvede una fine. Indaghiamo sul perché certe strutture carcerarie lasciano a desiderare. Tanto è che in queste giorni si parla di trasferimenti di carceratI, dal penitenziario di Monza, perché le strutture del carcere sono fatiscenti, vi piove e sono fredde. Dovremo ancora aspettare anni prima di dover avere un sistema di giustizia giusto, certo, e realizzato secondo canoni sociali che rispettano e le persone carcerate e i tanti cittadini che si aspettano che la giustizia faccia il suo corso emettendo i giusti giudizi. Purtroppo, le persone che hanno subito un torto, aspettano che questo sia lavato con esemplare punizione, con le leggi dello stato applicate equamente, senza possibilità per chi colpisce di usufruire di cavilli giudiziari assurdi, interpretazioni personali, e aiutini a personaggi che sono amici degli amici.

Uno stato per essere forte deve essere egualitario, deve rendersi concreto con un comportamento, dei membri che lo dirigono, in maniera sana, legalmente valido, dignitoso, che sani le attese dei suoi cittadini e non aspettarsi consenso promozionale per agevolazioni e favori da elargire con noncuranza senza il consenso e il rispetto dovuto al popolo sovrano. Uno stato civile lo è anche per il rispetto dei diritti sociali che garantisce a tutti i suoi cittadini.

 

Miani Michele

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