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IL POSTO FISSO.... PDF Stampa E-mail
Scritto da A.Canonico   
martedý, 14 febbraio 2012 17:54
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Antonio Canonico
Per Monti “Una Vera Monotonia”
- Mentre gli apparati  di Cgil, Cisl e Uil svendono gli interessi dei lavoratori tradendoli ancora una volta. Quale alternativa sindacale? Il presidente del consiglio sin dal primo giorno del suo insediamento ha dimostrato con chiarezza a quali poteri egli risponde! Che Mario Monti non lavori per dare una nuova prospettiva per il loro futuro alle nuove generazioni lo avevamo capito da tempo. Le sue recenti esternazioni sulla “monotonia” del posto fisso sono una fedele fotografia delle politiche del lavoro e socio-economiche del suo governo: colpire i lavoratori, scaricando su di loro i costi di un quindicennio di malgoverno di una politica insozzata fino all’orlo, per preservare gli investimenti in borsa di coloro che detengono il potere economico e quindi politico.

 

 

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Mario Monti
Ciò che più colpisce delle interviste che il premier rilascia nei salotti televisivi sono i suoi “entusiasmi” per l’abbassamento dello “spread” all’indomani del varo delle ultime manovre finanziarie: in tanti (soprattutto quei lavoratori che si sono visti improvvisamente innalzare fino a quasi settant’anni l’età pensionabile), oltre a non capire esattamente cosa sia questo “spread”, cominciano a rendersi conto che i sacrifici dei lavoratori servono solo per tutelare gli investimenti in borsa della grande industria e delle grandi banche, dimenticando, al contempo (a proposito di posto fisso), che gli amici del presidente del consiglio (i bancari) non aprono alcuna linea di credito ai giovani se questi non mostrano una copia del loro cedolino paga e, siccome non ce l’hanno, sono costretti a morire di fame finanche quelli capaci di bei progetti.

Riflettiamo bene, al di là delle apparenze, utili per far credere che ci sia qualche discontinuità tra l’attuale esecutivo e il precedente (si pensi, ad esempio, ai fuorvianti e simbolici blitz della guardia di finanza a Cortina e nei ristoranti milanesi, oppure alla riduzione infinitesimale degli stipendi dei parlamentari ) Monti, fino ad ora, chiaramente, ha fornito prova di essere un ligio esecutore del volere del potere economico-bancario (vale a dire della triade costituita dalla Banca Centrale Europea, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Commissione Europea). Non solo non sono state messe in discussione le leggi e le misure di Berlusconi  (dalla legge di stabilità ai tagli miliardari alla scuola pubblica, dalle privatizzazioni selvagge ai decreti sulla sicurezza) ma, soprattutto, sono arrivate nuove batoste per i lavoratori delle classi meno abbienti. A dicembre una manovra finanziaria da trenta miliardi ha compresso ulteriormente verso il basso la “scala sociale” peggiorando drasticamente le condizioni di vita delle masse popolari sempre più cospicue: innalzamento dell’età pensionabile, blocco dell’indicizzazione delle pensioni, imposte sulla casa, aumento dell'Iva,  aumento dell’addizionale regionale, tasse sui carburanti.

Se i giovani, ma anche i meno giovani, possono scordarsi per sempre un “noioso” posto fisso, il posto delle burocrazie sindacali di Cgil, Cisl e Uil è invece sempre lo stesso: quello al tavolo della concertazione. Proprio in questi giorni sono in corso incontri tra i rappresentanti degli apparati sindacali di Cgil, Cisl e Uil (ormai vere e proprie aziende a tutela dei propri affari), Confindustria e il ministro Fornero. Cgil, Cisl e Uil annunciano di essere disposti a “ragionare” insieme con la Marcegaglia per presentare al governo una proposta comune sui contratti.

E’ la riproposizione del film già visto l’anno scorso a fine giugno, quando Camusso, Epifani e Angeletti hanno lasciato alla Marcegaglia, cioè alla rappresentante dei capitalisti italiani, il ruolo di portavoce unico delle cosiddette “parti sociali” (termine col quale si vuol far credere che esistano interessi comuni di lavoratori e padroni). Allora era ancora il tempo del governo Berlusconi. Oggi a governare c’è Monti e le cose non sono cambiate: l’intento delle burocrazie sindacali è quello di arrivare a un accordo con la Fornero su un probabile “contratto unico d’inserimento” che preveda lo smantellamento dell’articolo 18, con la possibilità per le aziende di licenziare chiunque “per motivi economici. Per capire quanto la Cgil sia determinata a contrastare con la mobilitazione la messa in discussione dell’articolo 18, basta leggere le ultime dichiarazioni della Camusso. Mentre la Fornero affermava di voler confrontarsi coi sindacati ma di essere determinata a “procedere comunque con la revisione dell’articolo 18”, la Camusso, fingendo di non sentire la seconda parte della frase, cioè la parte più importante, ha così commentato: “dobbiamo apprezzare, pur usando condizionali obbligatori, l'intento del governo di voler lavorare per fare un accordo”. Se dovesse essere smantellato l’articolo 18, i lavoratori soggiaceranno ad una condizione di ricatto permanente, che renderà ancora più difficile persino la sindacalizzazione sui luoghi di lavoro. Tanto più in una situazione caratterizzata da disoccupazione di massa, privare i lavoratori di quest’elementare tutela rischia di trasformare anche il diritto di sciopero in carta straccia.

 A Mio giudizio,quello che è mancato, rispetto ai pesantissimi attacchi del governo, e di Confindustria è stata una risposta forte dei cittadini e lavoratori, che mirasse ad unificare le tante lotte in corso e a trasformarle in un’azione di sciopero prolungato contro governo e padronati. Mentre Cisl e Uil hanno fatto per anni da stampella al governo Berlusconi, la Cgil si è limitata a scioperi generali di poche ore, trasformati in innocue passerelle, senza mettere veramente in difficoltà né il precedente governo né l’attuale. Oggi, mentre Monti rincara persino la dose rispetto al suo predecessore, l’unica cosa che è cambiata è che anche la Cgil si prepara a fare quello che fino a poco tempo fa facevano solo Cisl e Uil: la stampella di un governo delle banche e dei potentati economici.

Ciò che manca in Italia è un sindacato forte, di massa e di classe, che sappia difendere gli interessi dei lavoratori attraverso l’organizzazione e l’unificazione delle rivendicazioni sociali.

Per una Alternativa di Sinistra

 Antonio Canonico

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