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Giorgio Bocca: Fiele per il Sud, Miele per Sibari! PDF Stampa E-mail
Scritto da A.M.Cavallaro   
martedý, 27 dicembre 2011 16:52
ImageGiorgio Bocca è morto alla bella età di 91 anni proprio il giorno di Natale. Uomo dalle mille  sfaccettature, prima fascista poi antifascista e addirittura firmatario di una condanna a morte per cinque fascisti nell’immediato dopo-guerra. Sedicente uomo di sinistra ma simpatizzante della Lega di Bossi, molto critico nei confronti di Berlusconi ma solo a partire da quando non lavorerà più per lui; qualcuno lo definisce un “cialtrone”, altri “sempre coerente”, personalmente aggiungo: “si sempre coerente con i suoi interessi; ha sempre leccato la mano che gli ha dato da mangiare per morderla subito dopo quando passava ad altra mangiatoia”; secondo alcuni dovremmo prenderlo ad esempio; esempio per cosa? Scriveva bene? Certo, lo ammetto, se scrivere bene significa conoscere bene la lingua scritta e saperla usare ottimamente per esprimere le proprie idee, ma non sono d’accordo sui contenuti spesso dichiaratamente razzisti.(nella seconda parte una nota illuminante di Gianfredo Ruggieri di Varese)

Col Sud e con la Calabria in particolare non è stato indulgente. In uno dei suoi libri più interessanti “L’Inferno” ha tentato una descrizione amara di questa parte del nostro paese che “per un diverso corso storico risulta come  sfasato rispetto alle regioni più avanzate”.

Ma proprio in questo libro-inchiesta, v’è un riferimento straordinario a Sibari! Bocca, dopo aver attraversato la parte meridionale della Calabria “scampato ai banditi dell’Aspromonte, fuggito dalla piana dei mafiosi e dalla costa gremita di boutiques e di poliziotti  (la locride al tempo dei sequestri)” sale  per la costa ionica “a cercare Sibari : un cartello con quattro case, un negozietto di alimentari che promette “latticini locali”, un mare invisibile, una costa lontana occupata da un camping“.

Così Giorgio Bocca descrive l’impatto con Sibari : “Uscito per qualche ora dalla Calabria feroce mi è sembrato di risentire la voce di Tacito dopo la fine del terrore di Tiberio - Nunc demum redit animus(ora finalmente si respira). Che pace a Sibari e camminare nella Piana fra aranceti e girasoli, guardare il grano, gli eucalipti, le pecore….. Non c’è più Sibari, ma c’è ancora l’incanto che la circondava. ci sono la terra, l’acqua, il cielo, i vapori d’argento che a sera stanno a segno del golfo tra il mare blu intenso e le valli boscose che scendono dal Pollino alle luci dorate della piana, alla sua dolcezza raccolta , da cui nasceva la promessa dei vecchi sibariti - mai lontani da questa città”. 

Ma, attenzione, quando durante un’intervista, una giornalista gli fece notare che comunque nei suoi libri ogni tanto si trova qualche frase meno dura nei confronti del Meridione (come quella precedentemente citata su Sibari), rispose così: “«È necessaria un po' di ipocrisia. Sapevo sempre che dovevo tener buoni i miei lettori meridionali, quindi davo un contentino».

Personalmente non credo che meriti di essere ricordato per particolari pregi a parte il fatto di essere sempre stato un grande “opportunista” e mi verrebbe voglia di usare un altro termine ma ho troppo rispetto di me stesso e dei visitatori di sibari.info. Ora che è morto mi auguro che il Buon Dio possa avere pietà della sua anima.

Un caro amico mi suggerisce un’altra frase gentile nei confronti della Calabria, tratta sempre dal suo libro, L’Inferno: "senza questo inferno degli italiani, noi del settentrione che ci portiamo addosso gli odori scialbi delle marcite, i gusti tenui dei pesci di lago non ci sentiremmo mediterranei, non ci sentiremmo anche noi figli della terra in cui fioriscono i limoni". Secondo me un’altra di quelle sue ipocrite sviolinate per darci “un contentino”, ma ormai non c'è più e anche se non sono mai stato in linea col suo modo di vedere le cose, da buon cristiano non posso che pregare: "Requiescat in pace!"

 

Antonio MIchele Cavallaro

 

 

Con tutto il rispetto per una vita che si spegne definire Giorgio Bocca un esempio di coerenza, come ha fatto il presidente Napolitano in occasione della sua scomparsa, mi pare alquanto azzardato. Di Giorgio Bocca, valente giornalista e scrittore di forte impronta antifascista, conosciamo la sua storia di partigiano, ben poco sappiamo del suo passato di fascista e razzista. Di quando nel 1940 sottoscrive il “Manifesto in difesa della razza italiana” e di quando, dalle pagine del settimanale della federazione fascista di Cuneo, si scaglia contro gli ebrei rei, a suo dire, del cattivo andamento della guerra.

Così si esprime Giorgio Bocca il 4 agosto 1942 sul giornale“ La Provincia Granda”: «…questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa della guerra attuale... A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di essere lo schiavo degli ebrei?».

Le leggi razziali del 1938 furono una bruttissima pagina della nostra storia la cui responsabilità ricade pienamente su Mussolini e su quanti, per ignavia o convenienza, nulla fecero per evitarla. Fu scritta, però, anche da giornalisti come Giorgio Bocca che per compiacere il regime e agevolare la propria carriera giornalistica contribuirono a creare quella “coscienza razziale” che, per fortuna, non intaccò la natura vera degli italiani.

Ricordiamo Giorgio Bocca come un grande scrittore contemporaneo, ma evitiamo di innalzargli un monumento alla coerenza. Non ne ha i requisiti.

Gianfredo Ruggiero, Presidente del Circolo Culturale Excalibur - Varese

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