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Berlusca chiacchiera e gli Svizzeri ci "svendono" PDF Stampa E-mail
Scritto da M.Valle   
giovedý, 04 agosto 2011 08:50
ImageQualche anno fa sono entrato a far parte della schiera dei pensionati. Avendo lavorato diversi anni in Svizzera, mi è stato suggerito di cumulare i miei versamenti svizzeri a quelli dell'INPS italiana. Prima di farlo mi è parso opportuno chiedere quanto mi sarebbe spettato dalla Svizzera solo per quanto versato in quel paese. Nel giro di pochissimi giorni, ricevetti risposta dall'ente previdenziale elvetico e la somma che mi fu prospettata, in franchi svizzeri, mi sembrò congrua, così decisi di presentare separatamente la domanda per le mie spettanze. Allo scadere esatto del 65° anno d'età ricevetti il mio primo assegno in Franchi ovviamente cambiati in €uro, dopo due anni circa cominciai a ricevere anche la somma (piccola) destinatami dall'Inps. A parte la detrazione del 5% che lo stato italiano opera sulla pensione svizzera, ho notato che il mio vitalizio negli ultimi mesi diventava sempre più cospicuo, fino a giungere nell'ultimo mese ad un aumento di circa il 10%. Ovvio che tutto ciò dipendeva dal cambio, essendo diventato il Franco Svizzero sempre più forte rispetto all'Euro. Per capire meglio i meandri della finanza e dopo il discorso inconcludente di ieri di Mr. Berlusconi ecco che gli Svizzeri pensano bene di disfarsi dei BTP italiani,  ho trovato sul web un interessante articolo che credo possa interessare un po' tutti.(A.C.)

 La Svizzera non ci fa credito - Ordine ai trading-desk delle banche elvetiche: vendere i Btp - Vendere, signori vendere. Il debito italiano è come ghiaccio bollente nelle mani dei grandi investitori stranieri. La prova arriva da uno studio di Morgan Stanley che ha rivelato come a luglio siano cambiati i padroni degli oltre 1.890 miliardi di titoli di Stato italiani in circolazione sui mercati. Il rapporto tra investitori nazionali ed esteri si è invertito nell’ultimo mese: gli italiani adesso hanno nei loro portafogli il 56% del totale dello stock dei titoli di Stato in circolazione, gli esteri sono scesi al 44%. Tutto il contrario delle stime del primo semestre 2011 che parlavano di un 52% di stock in mano agli stranieri, con una preponderanza di investitori cinesi. Ma siamo solo all’inizio del trend di “venditori” di Btp. E non è solo speculazione. Lo dimostra la tranquilla Svizzera. Nelle ultime due settimane l’ordine di scuderia che è passato da desk a desk delle sale operative dei quattro cantoni è stato uno solo: «Sell» urgente sul debito pubblico italiano. La ragione? La paura delle grandi banche svizzere è che i tedeschi non vogliano rimanere con il cerino in mano e hanno cominciato a vendere, seguendo gli hedge fund, ovvero i fondi speculativi per eccellenza.
LO SPETTRO DEL 1992. Così mentre il differenziale tra il Bund e titoli di Stato italiani tocca nuovi record, gli svizzeri sono convinti che i tedeschi scaricheranno presto in massa il Btp come avevano fatto con il Bot nel 1992. Un anno nero.
Già perché se per i cantanti rock alla Amy Winehouse l’età critica sono i 27 anni, per il debito italiano c’è un’altra data da tenere d’occhio: il 28 agosto. E ci siamo quasi. Diciannove anni fa, con un rapporto debito/Pil al 120%, furono proprio i tedeschi a darci il colpo finale: il cambio con il marco tedesco toccò il massimo di 765 lire.
Tanto che la moneta italiana venne affossata e il governo Amato fu costretto a uscire dallo Sme e a varare una manovra lacrime e sangue da 90 mila miliardi di lire (quasi il 7% del Pil di allora). Sullo sfondo una politica allo sbando travolta dai guai di Tangentopoli.

Franco svizzero, nuovo bene rifugio
Il franco svizzero nel 2011 ha guadagnato circa il 15% nei confronti dell'euro.
Il contesto, oggi, non è poi tanto diverso: il rapporto debito/Pil è sugli stessi livelli del ‘92, il governo ha appena varato una manovra da 47 miliardi di euro, che tutti gli economisti hanno dichiarato insufficiente, e si barcamena tra scandali e inchieste programmando un periodo di ferie fino al prossimo 6 settembre.
E chi investe scappa. Ha cominciato Deutsche Bank, la più blasonata banca tedesca, che ha dichiarato di voler ridurre drasticamente la propria esposizione netta verso i titoli del debito italiano.
Eppure, lo scorso anno, complice la crisi greca e quella spagnola, erano stati proprio i Btp e i Cct ad attrarre le grandi masse di liquidità sui titoli di Stato area euro, anche grazie a rendimenti nettamente superiori ai titoli tedeschi.
L'IMPENNATA DELLA VALUTA. Tutto sbagliato, tutto da rifare adesso. E gli svizzeri hanno rifatto bene i loro conti. A convincerli a mollare il Btp c’è stata anche l’impennata del franco svizzero che, nell'ultimo anno, ha guadagnato quasi il 15% nei confronti dell'euro, facendo scendere il tasso di cambio tra le due valute al minimo storico, cioè attorno al livello di 1,15.
A spingere le quotazioni non è solo la paura diffusasi tra gli investitori. In realtà, alla base della corsa del franco ci sono anche e soprattutto gli ottimi fondamentali economici della Svizzera, che ha una disoccupazione pari ad appena il 2,8%, un debito pubblico inferiore alla metà della ricchezza nazionale e un Pil che, nella prima parte del 2011, è cresciuto a un ritmo di oltre il 2% su base annua.
Tanto che, il franco sta diventando un rifugio per tutti i grandi investitori, proprio come l’oro.
Marco Valle

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