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Il desiderio esaudito PDF Stampa E-mail
Scritto da T.Cavallaro   
martedý, 19 luglio 2011 07:59
ImageDurante il mio lungo soggiorno all’estero per lavoro e precisamente in Svizzera, ho conosciuto una moltitudine di persone di ogni dove, con una in particolare strinsi una forte e condivisa amicizia. Si trattava di Mario, di qualche anno più anziano di me, che conobbi dopo poche settimane dal mio arrivo nel cantone di Basilea. Allora avevo poco più di 20 anni e avevo messo in piedi un’orchestrina con la quale mi esibivo i sabato sera nelle sale da ballo delle associazioni italiane, presenti, all’epoca (1967) , un po’ dappertutto in quel paese. Conobbi Mario quasi per caso durante una di quelle serate e la sua simpatia mi coinvolse subito. Non sto a raccontare come si evolse il legame che ci unì per tanti anni e alcuni importanti episodi della mia vita legati alla sua amicizia, avrei bisogno di più tempo e di molte più pagine, vado subito all’episodio molto strano che mi accadde dopo la sua morte.

Mario, rientrò in Italia qualche anno dopo di me e andò a vivere nella sua città d’origine in Veneto, naturalmente ci si telefonava spesso e così venni a sapere che si era ammalato di tumore, ma lui me lo comunicò quasi scherzando con il suo solito modo di fare, tra il serio e il faceto. La sua malattia avanzava sempre più, ma io non ne avevo sentore, perché nelle lunghe telefonate mi faceva intuire che la cura iniziata stava dando risultati positivi. Finché un giorno ricevetti una chiamata dalla sua compagna, la quale, fra le lacrime, mi svelò la triste e amara verità: per Mario no c’era più scampo. La notizia mi lasciò impietrito e riuscii solo a balbettare qualche parola di conforto, ma da quel momento le mie telefonate si intensificarono rimanendo però sempre sullo stesso tono allegro e cordiale. Si andò avanti così per qualche mese, poi mi chiamò un mattino molto presto e mi chiese se fossi stato disponibile ad accompagnarlo dalla sensitiva Natuzza Evolo a Paravati, di cui aveva letto delle straordinarie notizie di guarigioni miracolose, fu così che mi confessò dell’aggravarsi del suo male.

Naturalmente dissi di si e restammo d’accordo che avrebbe affrontato il viaggio in Calabria la settimana successiva e che immediatamente, dopo una breve sosta a casa mia, lo avrei condotto in auto a Paravati, in provincia di Vibo Valentia.

Disgraziatamente non ci fu alcun viaggio, perché dopo alcuni giorni dalla nostra telefonata, Mario morì.

Fui avvertito dalla sua compagna qualche tempo dopo, così non potetti avere neanche la soddisfazione di partecipare alle sue esequie.

Qualche mese dopo la sua scomparsa, dovetti recarmi per lavoro proprio in Veneto, in una città vicino a quella di Mario, e una domenica mattina, libero da appuntamenti, mi recai proprio a casa sua dove pensavo di trovare la sua compagna per presentarle di persona le mie condoglianze e per farmi accompagnare al cimitero. Telefonai più volte la sera prima, ma non ricevetti risposta, raggiunsi lo stesso quella cittadina della provincia di Treviso, avevo comprato dei fiori da lasciare sulla sua tomba, trovai facilmente il suo indirizzo, ma dei vicini mi dissero che la signora era partita da qualche settimana. Non mi scoraggiai e salito in auto pensai di andare lo stesso al cimitero dove il custode avrebbe potuto indicarmi la tomba del mio amico. Non sapendo dove fosse ubicato il cimitero, chiesi ad un’anziana signora in bicicletta, che mi dette subito le indicazioni del caso. Giunto sul posto, cercai il custode, ma mi venne detto che la domenica mattina, di solito, non era presente. Girovagai per un po’ nei vialetti e mi resi subito conto che sarebbe stato impossibile trovare il mio amico fra le migliaia di lapidi e pensai di lasciare i miei fiori nella chiesetta del cimitero.

Mentre deluso mi avviavo verso l’ingresso, notai la signora a cui avevo chiesto della strada per il cimitero, che stava salendo su di una scaletta per depositare dei lumini sotto la foto di un suo congiunto, mi sentii in dovere di salutarla e ringraziarla ancora per la sua cortesia, quando con mio sommo stupore, notai che di fianco a quello del suo parente c’era il loculo di Mario. Rimasi stupefatto da quella casuale scoperta, riuscii a biascicare qualche preghiera davanti alla foto di Mario sorridente come era sempre stato da vivo e mi sembrava quasi che ammiccasse come faceva di solito quando si stava insieme.

Sono passati parecchi anni da quell’episodio e sono tutt’ora convinto che fu Mario quella mattina a guidare i miei passi verso di lui, l’incontro con quella signora non poteva essere casuale, fu lui che volle essere trovato e far avverare la visita che la morte aveva impedito. Ringraziai tacitamente Mario per avermi ancora aiutato, come tante volte aveva fatto generosamente in vita. Non so, come tutti del resto, cosa accade dopo il nostro trapasso, certo è che, l’affetto e la stima che ci hanno uniti in vita non finiscono dopo la nostra scomparsa dal mondo terreno e continuano, col ricordo, ad aleggiare intorno a noi.

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