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Dove va l'Italia? PDF Stampa E-mail
Scritto da M.Miani   
domenica, 03 luglio 2011 06:34

ImageIn Italia in questo periodo si pensa e opera così: tutti contro tutti. Non vi sono esclusioni di colpi, presunte verità, bugie, calunnie, intrighi, sui giornali, sulla TV e su internet. Tutti vogliono tutto, poteri, denari, sesso, potenza. Ognuno rincorre con tutti i sistemi l’avversario di turno, minandone il prestigio, la funzione, l’attendibilità e l'affidabilità. Prendiamo il confronto tra la maggioranza e la minoranza del parlamento, risente dei pregiudizi dell’appartenenza al gruppo politico. Il dibattito si articola non su una logica di differenza ideologica e filosofica, che sarebbe un logico e naturale dialogo il quale tiene conto di punti di vista personali e di partito, invece esso oscilla su un appiattimento strategico che si mantiene vivo solo sulla volontà di anteporre a tutto la propria tesi senza considerare il giusto o ingiusto bene della nazione.

Si va a cercare il cavillo per mettere in difficoltà. Si fa dietrologia su ogni azione, su ogni parola, tanto per tentare di scalzare chi di turno è su una posizione che si diversifica per denari, prestigio, per potere decisionale, godimenti razionali, o non tali, perché ritenuti illogici e ingiusti. Dopo i tanti problemi di Berlusconi, ora spunta la P4, la spazzatura a Napoli, le intercettazioni telefoniche, le fughe di notizie dalla magistratura, i dissidi nella lega, le incomprensioni della sinistra nei confronti del pd, nel pdl, nell’idv, nell’udc. Ed ancora: coesistono contrasti più o meno palesi dei parlamentari che dovrebbero appoggiare i vari ministri di turno; il governo che battaglia contro la magistratura; le scelte sulla politica estera che dividono pacifisti e interventisti; le primarie volute o non desiderate nella destra e nella sinistra; i sottili ammiccamenti per avere porzioni di potere a discapito del compagno o di un partito di scalata vedi Di Pietro, vedi Vendola, Fini, Berlusconi, Casini, Maroni Bossi. Ci si spara a vista senza ritegno.

E d’altronde la logica delle rimostranze, dei dissensi, le puntualizzazioni delle differenze sono comuni a tutta la nazione: la lega contro il sud, il sud contro il nord del paese, il governo contro l’opposizione e questa contro il governo. Ognuno accusa irregolarità, differenze di comportamenti, modi di vivere e di filosofia quasi necessità essenziali che minano l’unione del paese e creano un comportamento asociale nella popolazione.

La sinistra che vuol scavalcare a parole la destra, definendola incapace di governare. La destra che si difende accusando la sinistra d’incapacità di proposizione, di mancanza di programma serio e credibile per l’elettorato. Si cercano le divisioni, le differenze d’intendimenti in ogni uscita estemporanea dei politici di turno: Bersani, Vendola di Pietro, D’Alema, Bindi, Veltroni, Berlusconi Tremonti, Bossi, Calderoli, Maroni tanto per fare alcuni nomi che si accusano di malaffare, d’immoralità, d’incapacità a dare logica conseguenza alle promesse elettorali. Tutti sono privi di equilibrio e di obbiettività politica.

Berlusconi grida ogni giorno allo scandalo per l’azione della magistratura contro la sua persona, e questa che accusa il premier di voler osteggiare il potere di un ramo dello stato: la magistratura.

Non di meno i giornali che vivono di gossip regalano mondezza su ogni azione di Vip e pseudo tali, campando sulle spalle dei lettori, elargendo notizie alla massa che sono sempre pettegolezzi, presunte notizie, scandali, riferimenti di fatti accaduti e che potrebbero accadere i quali dovrebbero restare segregati e non pubblicati, ma che spesso si riportano per il solo fatto che non sono andate in porto trattative di pagamenti, ritorsioni per voglia sottile di far scandalo e via dicendo.

Si fanno campagne denigratorie a carico di personaggi anche inconsapevoli che hanno magari la coscienza pulita e sono solo avversari militanti in campo avverso, questi sono volutamente spiati, seguiti, indagati per calunnie da parte di camorristi, donnette compiacenti alla ricerca di notorietà e di denari facili, prostitute dedite a tutto.

Si esalta, in ogni azione, la propria personalità a discapito di quella di un'altra persona, il proprio diritto contro di quello di un altro, senza considerare il proprio dovere. Si pone il proprio vantaggio rispetto al vantaggio collettivo. Si considera la giustizia valida sola quando questa fa comodo alla propria necessità e non quando serve alla società affinché vi sia una giusta prerogativa di ogni singolo soggetto.

Consideriamo a modo di esempio quello che in genere capita dopo un incidente stradale. Ogni corresponsabile dichiara la propria ragione anche contro l’evidenza dei fatti. In tribunale si assiste a testimonianze non veritiere, false richieste di risarcimenti per danni inesistenti. Ciò per dire che in genere ormai la condotta risente degli esempi comportamentali di chi ci governa, di chi è più in mostra sui mass media di chi più parla a sproposito di tutto e contro tutti proponendo un fare e un essere fondamentalmente errato.

Valutiamo le dichiarazioni di sindaci, consiglieri, amministratori di beni pubblici che non tengono in nessun conto i veri interessi delle popolazioni verso cui il loro servizio è diretto. Essi offrono dichiarazioni, pareri da volta stomaco, ignorando la verità, gli accadimenti. Tenete presente quello che accade in un circondario quanto si scopre una malefatta amministrativa? Ognuno si dichiara innocente, si lava le mani accusando altri: si scarica il barile in altre direzioni.

Il rincorrersi delle voci è diventato una cacofonia dalla quale non si afferra la verità insita nei discorsi e nei fatti di cui si parla. Ogni distinzione sembra essere contraria a quella recepita e viceversa ogni contrario pare una limpida verità.

Come si fa a credere in uno o in un altro che grida la propria tesi, sbandiera le proprie proposte, si ritiene nel giusto e che promuove azioni a vantaggio di proprie convinzioni? Come si può a cuor leggero districarsi nella marea di voci contrastanti che ci vengono propinate in abbondanza dai mass media, che spesso sono smentiti poi nei fatti, circostanze senza attendibilità, parole non dette, o, se dette vengono smentite a muso duro e senza ritrosia e alcuna vergogna. Tante parole le quali non hanno riscontri di attendibilità, di fattibilità, di giustizia sociale, di natura ugualitaria, di nessuna concretezza, utilità e beneficio per la collettività.

Intanto scende e scade, se non cade completamente, la credibilità del paese di fronte alla globalità delle nazioni: L’Italia è lontana dai tempi in cui le persone erano valutate solo da quello che facevano e alla resa dei conti di quanto loro rendevano concreto. I nostri avi, anche se ignoranti, avevano onestà, erano probi e seri nelle loro azioni e nel loro parlare godevano del sentore dei limiti etici e morali conoscendo il valore della parola, della giustizia e della verità.

Perché succede ciò che sembra una ridda babilonese ove l’uno non sente l’altro giacché non ne comprende le parole e le ragioni di fondo?

Non è difficile incolpare di ciò all’assenza di educazione, alla mancanza di morale, alla voglia di primeggiare, di avvantaggiarsi, di contrastare ad ogni costo, all’assenza di tolleranza, di socialità, di tatto, di coerenza, di opportunità. Non esiste nessuna voglia di ascoltare e capire le intenzioni di chi sta di fronte che può anche porre problemi giusti o errati, ma va ascoltato. Manca l’opportuno giusto valore della democrazia. E’ anche una colpa che deve essere ricercata nell’assenza di civismo nella società moderna, nella mancanza di limiti che non sono stati inculcati e fatti rispettare: tutti hanno diritti solo diritti, tutti vogliono tutto subito, senza perequazioni. La moralità e l’etica del confronto non esistono, non esiste la logica di dar diritto di azioni e di parola agli altri. Manca la volontà, la giusta comprensione e di salvaguardare l’altro anche a costo di rimetterci per difendere la sua libertà e i diritti degli altri anche se più forti o più deboli di se stessi ciò nel rispetto della dialettica di ognuno, di qualsiasi classe, qualsiasi religione fede politica, colore della pelle, località di provenienza. Questo succede in politica, religione, giornalismo, Tv e via dicendo.

Di così andando avanti, ognuno, alla fine, cercando di curare il suo orticello, finirà per isolarsi nella propria torre, la propria fortezza da difendere dall’estraneo, dal diverso. La società si disgregherà in una moltitudine di singoli, orgogliosi di essere singoli, eliminando le conquiste che nel tempo l’unione delle persone in società in una nazione un popolo ha realizzato.

Io mi auguro, per il bene di tutti e quello futuro dei nostri figli, che cambi questo scenario distruttivo. Che vi sia più moderazione, più tolleranza, più volontà di collaborazione, di ascolto e di meditazione giacché i punti di vista di ognuno partono da presupposti mentali non sempre contorti o errati, ma, sono da apprezzare, o confutare, se essi non sono graditi, con dibattiti sereni, con saggezza, con ricorso alla dialettica scevra da pregiudizi che provano la disarticolazione e la negatività di fondamento per quello che si dice e si vuole realizzare. Ci vuole un confronto che interessi tutti, i singoli e gli schieramenti, più coretto e meno conflittuale. Ricordiamo a tutti che la libertà di ognuno finisce dove inizia la libertà di un altro e che ognuno deve essere disposto a difendere quella dell’altro sino alla morte, com’è giusta che tale richiesta di lotta si faccia per se a ogni proprio simile. Tutti devono godere dei propri diritti con la sola limitazione di non calpestare la giustizia verso le persone, la loro l’uguaglianza, la personalità e le caratteristiche antropologiche che ne fanno un uomo globalmente identico a un uomo nato nel più sperduto paese dell'Italia, o del mondo con un suo credere, pensare, essere diverso, da un altro uomo, in tutto. Ricordiamo che per la sussistenza e il sopravvivere delle democrazie è fondamentale il dialogo serrato, corretto, disponibile e unificante.

Michele MIani

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