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Manifesti contro magistrati PDF Stampa E-mail
Scritto da administrator   
domenica, 24 aprile 2011 11:01
ImageE' Pasqua e non si dovrebbe scrivere o parlare di cose negative, ma come si fa a passare sotto silenzio notizie di questo tipo? Come si fa a tacere delle nefandezze che un capo del governo e i suoi accoliti si permettono di spargere in questa nazione? E' chiaro che se il capo del governo si permette di dire che la magistratura svolge un'azione terroristica nei suoi confronti, qualcuno dei suoi lecchini si senta autorizzato  a scrivere su manifesti che addirittura le Brigate Rosse hanno in pugno la giustizia italiana e, in questo caso, quella milanese. Nella seconda parte troverete due articol, nel primo si dice che il Berlusca nazionale ha accusato i magistrati di essere addirittura "eversori" e di far parte di un'associazione a delinquere e nel secondo si parla di colui che ha fatto affiggere per le strade di Milano dei manifesti in cui campeggia la frase "Via le BR dalle procure", insomma la causa e l'effetto sono abbastanza chiari. Questa è l'Italia di oggi e se il 50% degli italiani appoggia una persona simile e ne approva il comportamento, vuole dire che stiamo correndo verso un abisso senza fondo, a questo punto ci può salvare solo il Redentore.

Berlusconi senza freni: magistrati eversori
Il presidente del Consiglio dichiara guerra ai magistrati. Prima li definisce "eversori" e chiede una commissione d'inchiesta per accertare se ci sia al loro interno un'associazione a delinquere.
17/04/2011 - Il presidente del Consiglio dichiara guerra ai magistrati. Prima li definisce "eversori" e chiede una commissione d'inchiesta per accertare se ci sia al loro interno un'associazione a delinquere. Poi avverte: in Parlamento ci sono molti provvedimenti importanti che ora, con la maggioranza che ho, potrò finalmente approvare.
ImagePrimo tra tutti: il testo sulla prescrizione breve che lui preferisce chiamare 'processo europeo'. Già approvato dalla Camera, è ora all'esame del Senato. E per la prima volta Berlusconi ammette: mi serve per poter governare perché contiene una norma che "forse, forse, potrebbe accorciare la prescrizione di un mio processo". Il processo a cui fa riferimento è quello Mills in cui lui è imputato di corruzione in atti giudiziari. Un procedimento che, nel corso della convention del Pdl a Roma, non esista a definire pura "eversione". Il Cavaliere non solo illustra tutta 'l'artiglieria pesanté che ha già messo e intende mettere in campo. Ma racconta anche la sua versione dei fatti spiegando, come fossero aneddoti, i processi a suo carico più importanti (anche quello sui diritti Tv). Obiettivo: far capire alla 'sua gente' come stanno "davvero le cose". Lo aveva annunciato nei giorni scorsi, oggi mantiene l'impegno.
Dopo aver ribadito quanto le toghe si siano accanite contro di lui in 17 anni ("oltre 2000 le udienze") illustra l'intero elenco delle leggi da fare sulla giustizia omettendo però 'l'ultima-natà: la norma che il Pdl vuole presentare al testo sul 'giudizio abbreviato' che prevede la sospensione del processo nel caso in cui (come per la vicenda Ruby), sia stato sollevato conflitto di attribuzioni. Il ddl, che ora dovrà essere votato dall'Aula di Palazzo Madama, già contiene un altro tema 'caldo' inserito con l'emendamento di Franco Mugnaì (Pdl): la misura destinata ad allungare 'sine die' i processi consentendo alla difesa di citare i testimoni che vuole. Nella strategia 'anti-toghe', il Cavaliere inserisce anche la riforma "epocale" della giustizia (già assegnata alle commissioni I e II della Camera) perché, ribadisce, si deve arrivare a carriere separate, a due Csm e le assoluzioni di primo grado non devono essere più appellabili. Poi ci sono le intercettazioni da fare (adesso c'é anche un ddl di Scilipoti sul tema) è la responsabilità civile dei magistrati. Su questo punto Berlusconi insiste: la gente la vuole perché i magistrati devono pagare per gli errori commessi. Una conferma al fatto che l'emendamento di Gianluca Pini (Lega) resta nella Comunitaria. Magari modificato, ma resta.
Ha un bell'appellarsi adesso il presidente del Senato Renato Schifani alla moderazione e al dialogo tra le forze politiche assicurando che non ci sarà "alcuno scontro con il Capo dello Stato". Dopo l'intervento del premier, tra poli tira aria da bufera. "E' un delirio irresponsabile", commenta il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, "é lui il vero eversore!". Finalmente "getta la maschera - interviene Leoluca Orlando (Idv) - perché ha ammesso che la prescrizione breve è stata fatta per lui". Ha perso il controllo, osserva Lorenzo Cesa (Udc). Napolitano "deve intervenire al più presto", è la supplica del leader Idv Antonio Di Pietro.
E l'accusa di "eversione" nei confronti del premier arriva anche dal finiano Italo Bocchino. Sconfiggere il "populismo di destra", incalza il segretario Pd Pierluigi Bersani "é ormai un'esigenza nazionale". Come se non bastasse, a riscaldare il clima ci si mette anche la polemica sui manifesti: "Fuori le Br dalla Procura di Milano". Secondo l'opposizione, il "mandante" sarebbe Berlusconi. Il Guardasigilli Angelino Alfano prende però le distanze: "Non c'é nessuna giustificazione" per la loro affissione. Concorda Maroni: ingiustificato evocare ora le Brigate Rosse.
FINOCCHIARO: BERLUSCONI DELIRATE LUI EVERSIVO -  "A dispetto del buon senso e delle raccomandazioni del Presidente della Repubblica, che non più tardi di alcuni giorni fa ha invitato al Quirinale tutti i gruppi parlamentari proprio per richiamare a un confronto improntato a maggiore serietà e sobrietà tutte le forze politiche, Berlusconi continua con il suo delirio irresponsabile, oggi contro la magistratura, la Consulta, la scuola pubblica. A questo punto mi pare che l'unico vero eversivo sia lui". Lo dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd del Senato.
ANM A PREMIER, NON CI SONO PAROLE PER ESPRIMERE SDEGNO - "Non esistono parole e aggettivi nuovi per esprimere lo sconcerto e lo sdegno di fronte a queste affermazioni". Lo dice il presidente dell'Anm Luca Palamara a chi lo interpella sulle dichiarazioni sulla magistratura fatte oggi dal presidente del Consiglio.
Gazzetta del Sud del 18 aprile

 

Manifesti Br Procure, aperta un’inchiesta: il mandante si confessa a Il Giornale
Non soltanto sconcerto e indignazione per i manifesti apparsi a Milano che affermavano ‘Via le Br dalle procure‘: la Procura di Milano ha aperto infatti un fascicolo per vilipendio dell’ordine giudiziario, con sequestri e perquisizioni effettuate nelle sedi delle società che distribuiscono e curano l’affissione dei manifesti nella città meneghina. E intanto il ‘mandante’ ha confessato a Il Giornale le sue responsabilità: si chiama Roberto Lassini, di professione avvocato, nonché presidente dell’associazione ‘Dalla parte della democrazia‘ e candidato Pdl, il quale afferma di aver ideato questo elegante e sobrio manifesto per denunciare il cortocircuito giudiziario che l’ha portato ad essere arrestato per 42 giorni, accusato e poi scagionato dal tribunale di Milano. Un manifesto provocazione tipo quelli a Favara e Piacenza sulla mafia? Ci crediamo poco…

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Roberto Lassini
Lassini ripete come un mantra le parole usate dal premier anche ieri sulla magistratura, ovvero ‘brigatismo giudiziario‘, parlando degli intenti golpisti di Tangentopoli che lo costrinsero alle dimissioni da sindaco di Turbigo, provincia di Milano, per un’accusa di concussione rivelatasi poi infondata, e si assume la paternità del gesto pur non essendone stato materialmente l’ideatore, frutto di un’iniziativa dei militanti dell’associazione che presiede.

Interessante però è scoprire come nel 1993, all’epoca dei fatti, Lassini parlasse in tutt’altro modo dei magistrati, come riporta un articolo del Corriere della Sera in merito: ‘Il pm era in buonafede, ma ha creduto fino all’ultimo alle accuse di un personaggio come Alessandro Polita, plurimputato a Varese‘. Questo dimostra quanto Silvio Berlusconi abbia cambiato la testa degli italiani e di molti suoi ‘seguaci’: già fecero storcere il naso i cartelloni pubblicitari che facevano il tifo per il premier in cui gli si chiedeva di ‘salvare la democrazia‘, ora si arriva addirittura a paragonare degli assassini politici a dei magistrati che fanno solamente il loro mestiere, con tutti gli errori che possono compiere e che sono insiti in ogni professione.

Ma la cosa più grave è aver dimenticato che le BR uccidevano i magistrati, come il giudice Alessandrini proprio a Milano, magistrati che indagavano senza sosta su di loro e sul terrorismo nero: anzi, l’Italia vanta il triste record di ventisette magistrati uccisi nel corso della sua storia, roba da Sudamerica di un tempo, più che di una democrazia occidentale. Ma la memoria è corta, la gara a chi le spara più grossa è incessante, e a rimetterci è solo la dignità di un paese che sta affondando nella melma - Giulio Ragni

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