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LibertÓ e democrazia PDF Stampa E-mail
Scritto da F.Maiello   
domenica, 20 febbraio 2011 20:47
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il prof.Franco Maiello
L’altra sera, dopo la mezzanotte, il conduttore del TG3 chiedeva a Giovanna Botteri cosa scrivessero i giornali di New York; la giornalista mostrava la prima pagina del New York Times col titolo: Decadenza e democrazia in Italia. Decadenza era la parola che non riuscivo a focalizzare da alcuni giorni. Il dibattito politico in Italia si svolge attorno a fatti e circostanze di forte impatto polemico tra due parti, in difesa di tesi  contrapposte, e gli  elementi di questo dibattito eludono le origini dei fatti stessi. L’Agorà dei nostri giorni  è la televisione, e gli spettatori vedono i personaggi solo virtualmente: non possono applaudire o dissentire(quelli in studio lo fanno “a comando”). Sui giornali, poi, si parlano due diverse lingue. C’è quella che parla dei problemi morali del capo del governo e quella dei problemi del presidente della Camera, che si riferiscono alla vendita di un appartamentino (45 mq) a Montecarlo. I due problemi hanno il rapporto che esiste tra un elefante e un topolino. Ma il topolino viene scagliato in faccia alla pubblica opinione con una tale potenza che  viene distratta l’attenzione dai problemi dell’elefante.

 Ma qui non si tratta di definire chi ha ragione e chi ha torto. Qui si attende un evento epocale e, come dice il filosofo Sossio Giametta, questi eventi si manifestano in sequele sterminate di fatti…e il dibattito non dà segni di stanchezza. Dice Giametta: “Nella storia operano soggetti che stanno al di sopra degli individui: sono le civiltà”. Il filosofo sostiene che la civiltà che sostituì quella classica, ad opera del Cristianesimo, era prossima alla fine quando si verificò la nascita del fascismo… La Decadenza, dunque, è il declino fisico, morale, politico e culturale di una civiltà. Con la Decadenza, ci suggerisce il più importante quotidiano del mondo, muore anche la democrazia. La situazione attuale, sosteneva lo scrittore Massimo Carlotto, ha superato ogni limite; e diceva: “a quando il botto finale?” Oggi riscontriamo montagne di macerie morali; molte, le più gravi, provengono da una ben precisa parte politica che si ostina, con granitica compattezza, a difendere il proprio capo. Non siamo alle macerie materiali costituite dai morti, dalle distruzioni e dalla fame,  provocate dalla seconda guerra mondiale e dalle quali nacque l’operazione “25 luglio”. Quella data l’avevo evocata alcuni mesi fa. Il 25 luglio c’è stato. Purtroppo la potenza del dio mammona è stata più forte del mussoliniano…dio degli eserciti. Il fallimento del 14 dicembre, che viene sbandierato come una vittoria della maggioranza di governo, si deve addebitare alla povertà morale di tre o quattro deputati che, con calcolo meschino, hanno atteso lo scadere della seconda “chiama” per meglio mostrare il loro tradimento verso lo schieramento che liberamente avevano scelto. E’ stato uno schiaffo alla democrazia rappresentativa. E’ stato uno schiaffo  all’Etica pubblica. Mario Calabresi, direttore della Stampa di Torino, l’altro giorno dichiarava: “siamo prigionieri di un uomo…”  Oggi, dunque, le macerie sono morali e la decadenza è nell’assuefazione, da parte delle masse, e nel disinteresse generale, verso i problemi di più grande valenza per la sopravvivenza di milioni di persone; che sono  costrette alla fame da una crisi economica dalla quale solo noi, tra i paesi più industrializzati, non siamo capaci di uscire. I calcoli dei maggiori esperti economici fanno trasparire, da qui a non più di dieci anni, un ribaltamento delle condizioni di vita tra la nostra e quelle di molti paesi ancora oggi definiti del “terzo mondo”. La nostra civiltà nata dalla resistenza, e che dopo il 25 aprile  del ’45 diede luogo, per circa due decenni, ad una grande ripresa economica e morale, oggi è vicinissima ad una nuova Decadenza. Oggi un cristianesimo molto minoritario, che spesso si esprime in gruppi di volontariato, sotto svariate sigle, e con un forte attivismo nel mondo del sociale, fa esplicito riferimento ai Vangeli e tenta di arginare la deriva. Sono anche quei gruppi che sanno ben distinguere le forme farisaiche dei rappresentanti della chiesa da quelle ben conosciute del Cristo che, senza discutere, caccia i mercanti dal tempio.  Due voci straordinarie si sono levate in questi giorni, dall’interno della Chiesa. La prima, quella di Monsignor Raffaele Nogaro che non giustifica  la Chiesa che tace e che ”talora si compiace del qualunquismo imperante”. L’altra, quella del parroco don Paolo Farinella, biblista e saggista, che sostiene:”il vaticano e la CEI sono sostegno e garanzia del berlusconismo,, ovvero il vuoto che poggia sul nulla…mentre l’Italia muore schiacciata dalla disoccupazione”. Che dire. Siamo proprio al tramonto della nostra civiltà.

Franco Maiello

(Il prof Francesco Maiello è un docente in pensione, che da circa cinquant’anni vive a Napoli e da oltre venti anni dedica gran parte del suo tempo libero ad attività di impegno sociale e culturale nel quartiere di Scampia)

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