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Settimane sociali di Reggio C. PDF Stampa E-mail
Scritto da F.Garofalo   
giovedý, 23 settembre 2010 19:17
Garofalo
Francesco Garofalo
In vista del prossimo appuntamento delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, che si terranno dal 14 al 17 ottobre prossimi a Reggio Calabria e l’annosa  questione meridionale, mi hanno sollecitato a fare delle riflessioni in merito, che certamente troveranno spazio su questo sito sempre pronto ad accogliere ogni occasione in favore della crescita civile e culturale. La questione meridionale nel contesto della trasformazione profonda della società italiana e anche alla luce del dibattito in corso sul federalismo assume una priorità nel Paese. A tal riguardo, l’Episcopato Italiano, ci ha invitato a guardare al Mezzogiorno con speranza e a condividerne i bisogni attraverso il documento “Per un Paese solidale. Chiesa Italiana e Mezzogiorno”, che di nuovo pone il problema della questione meridionale come questione nazionale. Un Mezzogiorno che stenta a riagganciarsi al resto del Paese. E qui un ruolo determinante possono e devono giocarlo i giovani con una nuova assunzione di responsabilità.


Occorre affidare alle nuove generazioni un compito difficile e delicato: il riscatto da modelli di pensiero individualisti e nichilisti e da strutture che sfruttano il territorio.
Non vi è dubbio che ancora oggi persistono mali antichi come il fatalismo e il male oscuro del Mezzogiorno: la criminalità organizzata.
Il recentissimo attentato contro il Procuratore Generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro e il brutale assassinio del Sindaco di Acciaroli, Angelo Vassallo, raccontano l’offensiva criminale contro uomini dello Stato impegnati a garantire ordine, sicurezza e, soprattutto, nel riappropriarsi del territorio.
Così come non va tralasciata tutta la questione legata alla perenne precarietà del lavoro che inevitabilmente si ripercuote negativamente sulle famiglie e sulla stessa tenuta democratica del tessuto sociale delle regioni meridionali e la forte ripresa dell’emigrazione, questa volta, non più quella tradizionale della valigia di cartone, ma a dover fare i conti con giovani che lasciano la propria terra in cerca di fortuna con il computer portabile.
A riguardo, un recente rapporto Svimez, sull’andamento dell’economia del Mezzogiorno fa emergere un quadro preoccupante: settecentomila meridionali emigrati al nord dal 1997 al 2008. Una percezione triste di un territorio che si va sempre più assottigliando non solo di risorse economiche ma anche di risorse intellettuali e, questo, rappresenta un dramma perché continua a scavare la frattura tra nord e sud, in maniera concreta e visibile.
E come non sottovalutare la fotografia scattata dall’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori per conto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: uno studente su tre nel Mezzogiorno non ha conseguito il diploma nell’ultimo quinquennio.
Insieme alla crisi, alla povertà, alla disoccupazione e alla criminalità che troppo spesso fagocita i ragazzi facendo della strada l’alternativa alla scuola ne fanno un mix esplosivo sul piano sociale e culturale
E in tale ottica ben si colloca la questione educativa che va assumendo i contorni di una vera e propria emergenza e che richiede delle scelte nette da cui possa concretizzarsi un percorso costruttivo per il futuro dei nostri giovani augurandoci che la continua emergenza possa quando prima trasformarsi in serena e tranquilla normalità culturale ed educativa
Così come va detto con chiarezza che oggi le vittime maggiori dei cambiamenti che stanno avvenendo nella società sono proprio i giovani.
In proposito mi chiedo e vi chiedo: il messaggio che lanciamo ogni giorno ai giovani chi lo gestisce, oltre alla Chiesa? Questo è il vero problema.
Occorre dunque che nel Mezzogiorno ci sia una nuova assunzione di responsabilità della classe dirigente e soprattutto di un rinnovamento generazionale e di una classe politica che sia credibile, capace di ridare speranza alle proprie popolazioni.
Una nuova classe politica che sappia governare la gestione della cosa pubblica con efficacia e soprattutto con trasparenza negli atti di governo.
Una classe politica chiamata ad una duplice sfida: ad un nuovo regionalismo non più locale ma ben legato ad un contesto globale, un sud non più rinchiuso tra i propri confini.
L’altra quella di una forte capacità di auto emendarsi per un nuovo  e rinnovato impegno sul fronte della sfida educativa.
Una classe politica autorevole, rappresentativa e che abbia quella necessaria forza contrattuale affinché la questione meridionale ritorna ad essere tra le priorità dell’agenda del Governo, del dibattito politico e parlamentare.
D’altra parte, il Santo Padre Benedetto XVI, più volte ha auspicato una nuova generazione di politici cattolici che sappiano ben operare per il bene comune e soprattutto dei testimoni credibili in coerenza con i valori della Dottrina Sociale della Chiesa.
C’è da chiedersi il  Mezzogiorno può riangaggiarsi al resto del Paese? Ritengo di si. Ma ad alcune condizioni : se saprà cogliere le nuove opportunità e soprattutto se saprà abbandonare vecchi modelli e vecchie pratiche come l’assistenzialismo e il clientelismo, che hanno finito di incidere negativamente sullo stesso sviluppo del Mezzogiorno. Se da un lato il duro monito della Conferenza Episcopale Italiana sulla situazione sociale del sud non può restare senza risposte sia da parte del Governo e delle Regioni, dall’altra, occorre anche un forte impegno delle associazioni e di tutti i movimenti del laicato cattolico. Anche noi laici siamo chiamati a dare il nostro contributo: quello di formare le coscienze e perché no contribuire a costruire una nuova classe dirigente e aprire una nuova stagione di speranza. Mi auguro che il prossimo appuntamento della 46° Settimana Sociale che si terrà a Reggio Calabria possa suscitare per il prosieguo quel dibattito necessario con la consapevolezza dei grandi cambiamenti avvenuti nella società con i rischi che comportano. Insomma prendere il largo come ci esortava Giovanni Paolo II. La fiducia nel Mezzogiorno non è solo, come ci ricorda sempre il Presidente della Repubblica, un dovere etico. Ma è anche una grande opportunità per l’intero Paese.
Cassano All’Ionio, 23/09/2010                 

Francesco Garofalo

Presidente Centro Studi “Giorgio La Pira” di Cassano Ionio

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