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Lo psicodramma del PD calabrese PDF Stampa E-mail
Scritto da G.Aloise   
mercoledý, 12 maggio 2010 07:29

on.Giuseppe Aloise
il dott.Giuseppe Aloise
Ormai nel PD si sperimenta una sorta di  gioco permanente  al massacro che si si sostanzia in un dibattito surreale quasi un  “gioco drammatico libero”  che ha avuto inizio sin dall’avvio della indicazione del candidato alla Presidenza della Giunta Regionale  e che si è materializzato in maniera scenica nel corso delle ultime riunioni della Direzione regionale del Partito. La sede politica del Gruppo Consiliare non poteva non essere investita dalla stessa tendenza allo psicodramma con una ulteriore originalità  di indubbio rilievo. Normalmente la narrazione dell’accaduto dovrebbe avere un valore liberatorio : si narrano i vissuti personali perché si possa uscire dalla condizione di frustrazione nella quale ci si trova.

Nel Gruppo si è invece sperimentato un tratto originale ma allarmante per chi vuole uscire dalla crisi : la narrazione dell’accaduto come ri-sperimentazione e ri-proposizione dei fatti vissuti. In una parola dal passato,secondo il gruppo pd,  si esce riproponendo e risperimentando i fatti oggetto di riflesione e che hanno causato la crisi e la sconfitta.

Come si spiega altrimenti la decisione di accaparrarsi le due cariche istituzionali riservate all’opposizione nell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale?

L’elezione di questo Ufficio , organo di garanzia, di norma è l’occasione per realizzare un corretto equilibrio fra maggioranza e opposizione.

Nella nostra realtà . in assenza di un bipartitismo perfetto, ed essendo maggioranza ed opposizione caratterizzate da una pluralità di espressioni, sarebbe stato  auspicabile  uno sforzo ulteriore  da parte del gruppo di opposizione  più consistente , teso ad assicurare  la presenza nell’organo di garanzia , di un’altra  posizione politica legittimata dal  voto popolare.

Il PD, pur rappresentando la metà dei consiglieri eletti nello schieramento di opposizione, ha ignorato prassi e galateo istituzionale e servendosi del risicato voto degli undici eletti, ha fatto man bassa di tutto piegando l’elezione dei membri dell’Ufficio non già ad una esigenza di equilibrio fra le forze di opposizione ma alla affannosa ricerca di un difficile equilibrio fra i componenti del gruppo.

Ci si augurava che il PD potesse uscire dall’irrilevanza politica , ma non è così. Con queste scelte del Gruppo Consiliare  che stroncano qualsiasi tentativo di rafforzamento e di  recupero delle alleanze e che trasmettono all’esterno, purtroppo,  l’immagine di un partito onnivoro, non solo non si esce dall’irrilevanza politica ma si sprofonda nel discredito generale.

Ma il gioco al massacro, purtroppo, continua : dopo i luoghi della politica e quelli istituzionali ( la direzione ed il Consiglio regionale ) il dibattito continua sulla stampa e diventa ancor più avvilente.

Non c’è traccia di attenzione verso i problemi della Calabria , tutti salgono in cattedra ad impartire agli altri lezioni di rinnovamento sfiorando il ridicolo per il pulpito dal quale provengono.

E’ innegabile che il PD stia vivendo, al proprio interno, un momento particolare di crisi.

Il Ministro Tremonti, a proposito di crisi,  intervenendo alla Camera sugli attacchi speculativi all’Euro, ci ha ricordato che “crisi” significa in greco discontinuità.

Nell’immaginario collettivo del popolo pd il momento che attraversiamo – la crisi - viene vissuto come difficoltà ed incapacità  da parte del partito ad affrontare i temi del momento, legati soprattutto alla sconfitta elettorale subita.

Nel gruppo dirigente, anziché interpretare la crisi come momento di separatezza e di rottura rispetto al passato sembra oggettivamente  prevalere l’idea che dalla difficoltà si possa uscire riproponendo in maniera amplificata tutte le cause che l’hanno provocata.

La crisi, invece, deve spingere chi è chiamato a farlo ad adottare delle decisioni perché essa è, prima di tutto,  “ scelta “.

Dimissioni,azzeramento,cambi di passo, autosospensioni, interruzioni di autosospensioni,minacce di scissioni  rappresentano  un “fraseggio” senza senso , che non riceve nessuna audience : sono parole auto-assolutorie  che hanno la pretesa di messaggi semplificati ma che cadono nel vuoto e  non vengono nè percepiti e né  capiti.

Tra i tanti tratti di originalità, lo psicodramma vissuto dal Pd,  ha anche una componente di autosuggestione e di narcisismo.

A questo punto c’è da chiedersi :si è in grado di uscire dalla crisi?

Per uscirne i modi e le possibilità  sono tanti. Forse, per cominciare basterebbe interrompere il dibattito ripiegato su se stesso ed affrontare i problemi politici legati alla condizione di un partito che a livello regionale deve attrezzarsi per una operazione difficile ma esaltante : l’opposizione.

Barbara Spinelli, parlando della crisi greca, nel suo ultimo fondo domenicale ci ricorda che “la crisi ha questo di catartico. Porta alla luce difetti di fondo politici e culturali. Suona il campanello: la ricreazione è finita. Dà  nuovo senso ai tentativi di rigenerazione.”

La ricreazione per il gruppo dirigente del PD dovrebbe essere ormai finita!!

Altrimenti, rischia di spegnersi proprio il PD calabrese, senza che i partecipanti al gioco scenico se ne accorgano.

Giuseppe Aloise

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