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La crisi del PD calabrese PDF Stampa E-mail
Scritto da G.Aloise   
giovedý, 22 aprile 2010 07:06
on.Giuseppe Aloise
il dott.Giuseppe Aloise
La recente sconfitta netta del PD nell’ultima competizione elettorale regionale, invece di innescare processi di rinnovamento e di autocritica costruttiva, vede sempre i soliti “maneggioni poltronari” a mestare nell’ombra per tentare una ulteriore futura, improbabile arrampicata al potere. Insomma non vogliono mollare.  Qualche giorno fa, invece, sul “Quotidiano di Calabria” abbiamo letto l’articolo che vi proponiamo. Ci è parsa, tra la marea di insulsaggini dette dagli sconfitti, un’analisi critica azzeccata, fredda, cosciente, cruda ma autentica, severa ed essenziale, frutto di un'osservazione attenta della realtà, scevra di qualsivoglia pregiudiziale sentimentale o di appartenenza.  Bisognerebbe farla leggere a tutti gli ex-consiglieri e assessori regionali, ai segretari dei vari circoli e renderne obbligatoria la lettura e  l'analisi critica a tutti coloro i quali volessero ripresentarsi nelle fila del PD nei prossimi anni a qualsiasi livello e titolo.

 

Se si conviene che “la democrazia è fatta di numeri e di sintesi”, è del tutto evidente che il risultato conseguito dall’on/le Loiero e dalla coalizione a suo sostegno è indubbiamente negativo e al di sotto di ogni ragionevole aspettativa.

Se si aggiunge anche l’incidenza del voto disgiunto e  l’aumento dell’astensionismo  , emerge  in maniera netta un ulteriore elemento di dissenso rispetto alla scelta operata dal PD.

C’è solo da notare, per dovere di obiettività e per una esatta valutazione del risultato ,che la Calabria è stata l’unica regione in cui IDV si è collocata fuori dalla coalizione di centro-sinistra e quindi i 9/10 punti raggiunti dal terzo candidato accentuano il distacco tra il vincitore e lo sconfitto, rendendolo quasi abissale.

Quando il risultato è di queste dimensioni la ricerca degli errori, pure opportuna e doverosa,   non può scadere nello “sconfittismo” perché il problema vero è il futuro del PD e della coalizione di centro sinistra.

In molti dei commentatori di area Pd sembra ci sia una perdita della memoria. Ricapitolare i fatti, perciò, sarebbe forse il modo migliore per capire l’evento.

Il largo consenso assicurato a Loiero nel 2005 era il frutto di una grande speranza di cambiamento e di soluzione delle nostre emergenze regionali. Questa attesa è stata delusa, al di là dei risultati che si possono rivendicare. Ma così è : non è possibile polemizzare con i fatti.

Se ripercorressimo, ancora, le fasi  attraverso le quali si è pervenuto all’indicazione dell’on/le Loiero alla guida della Regione apparirebbe ,in tutta la sua irragionevolezza, come il nostro dibattito interno sia stato sterile, autoreferenziale, ripiegato su noi stessi e mai proteso a sfidare i fermenti e le pulsioni presenti all’interno della nostra realtà regionale.

Se riandassimo con la memoria agli eventi che hanno caratterizzato l’avvio ed i primi 3 anni della legislatura dovremmo constatare la nostra insufficienza  a governare il pesante clima di sfiducia che si alimentava attorno all’azione del governo regionale; forse si sperava che l’inconsistenza e l’evanescenza dei processi imbastiti a carico di molti amministatori regionali,compreso il Presidente, e l’avvio di un’azione più incisiva di governo avrebbero potuto dissipare il clima di sfiducia attorno a chi era chiamato ad amministrare la complessa realtà calabrese. Ma così non è stato.

Anzi un uso spregiudicato del richiamo alla moralità ed alla denuncia delle illegalità ha prodotto un mix di giustizialismo, di antiloierismo e di grillismo calabrese dal tono plebeo che di fatto ha inferto il colpo mortale alla credibilità della coalizione di centro sinistra regalando alla destra tutti gli spazi del rinnovamento e del buon governo.

La disfatta più recente in alcune significative competizioni locali ha accresciuto il senso di smarrimento e riacceso polemiche autodistruttive. Non c’era da farsi illusioni  sul risultato anche per l’insorgere di alcuni fenomeni facilmente prevedibili ed infatti  il crollo del potere regionale ha fatto emergere in maniera evidente il clientelismo filo-governativo ed ha accelerato il processo di riposizionamento trasformistico di alcuni ceti e di alcuni gruppi che in passato si erano avvicinati al centro-sinistra.

Ma in politica, nessuna situazione di difficoltà è irreversibile : lo dimostra l’inversione di tendenza nelle grandi democrazie occidentali come la Francia ove la sinistra riemerge con forza e nuova vitalità.

Credo che il Pd nell’immediato sarà chiamato ad una grande prova di responsabilità. L’avvio del dibattito non è confortante ma c’è da sperare che si inverta la rotta e si faccia un esame sereno della vicenda politica degli ultimi 5 anni.

E’ necessario anzitutto ripensare il processo di costituzione del PD e ripensarlo partendo dalle realtà locali ove la mancata percezione di un soggetto politico unitario con una forte identità di valori e di programmi ha lasciato inalterata la disarticolazione delle forze che erano chiamate ad unirsi ed a fondersi.

Anzi la disarticolazione è stata alimentata ed incoraggiata da una  deprecabile tendenza a costituire sul piano locale gruppi di riferimento privi di  alcuna motivazione politica  ma  solo strumentali per la  conta  della rappresentanza interna di partito.

Ed ancora, la rappresentanza parlamentare “nominata”, espressione di un partito romano-centrico , salvo lodevolissime eccezioni, non solo è sostanzialmente delegittimata ma è del tutto assente rispetto alle problematiche territoriali. Di qui il suo impercettibile apporto nello sforzo teso ad allargare l’area del consenso del PD nel corso delle recenti consultazioni elettorali.

Eppure il PD ha una grande forza ed una grande tradizione perché eredita il radicamento dei grandi partiti popolari di massa cui si aggiunge l’apporto di nuove energie.

I nuovi assetti che devono delinearsi per il governo del partito non possono ripetere equilibri che sono stati spazzati dal vento impetuoso della protesta elettorale e dal messaggio di cambiamento che sale da tutte le realtà vive delle nostre comunità locali.

Né servono messaggi giovanilistici magari declinati da chi sulla pratica del giovanilismo sta ormai invecchiando anche se non vanno sottovalutati i fermenti e le aspettative di un nuovo mondo giovanile che aspetta di essere coinvolto in maniera diretta nel partito e nelle istituzioni.

La crisi che viviamo è prima di tutto una crisi di idee, di programmi e di cultura politica : e l’assenza di cultura stride con una realtà , come quella calabrese, che negli ultimi tempi è profondamente cambiata e che è fatta di una nuova borghesia delle professioni e di tanti ceti emergenti.

Illudersi che il tutto si risolva con nuovi equilibri di potere interno frutto di ambigue sostituzioni o riaggregazioni significa rinchiudersi in un  atteggiamento autoreferenziale che diventa ridicolo perché neppure sorretto dalla suggestione del potere.

Serve invece che si riaprino i luoghi del confronto politico per avviare non solo una rigorosa ed autocritica  riflessione sull’esperienza di questi ultimi anni ma per affrontare i temi nuovi che si delineano sulle realtà regionali del mezzogiorno.

Il Pd dovrà misurarsi,con un’autonoma capacità propositiva,sui temi del rapporto tra nord-sud, tra centro e periferia, sulle prospettive del federalismo, sul ruolo  delle nuove classi dirigenti del mezzogiorno e sulla  sfida del buon governo e della lotta agli sprechi.

Il modello organizzativo cioè la forma partito non è indifferente rispetto alla proposta politica. Un partito legittimato dal basso – in questo senso la proposta di Prodi è una provocazione e non già una trovata estemporanea-  può essere forse l’unica speranza per rompere il rapporto perverso tra centro e periferia e spazzare via le attuali aggregazioni che sono solo di tipo personalistico e non si alimentano di dibattiti politici. Il rafforzamento delle realtà regionali nel nuovo assetto statuale e l’avvio concreto del  federalismo responsabile  non è problema solo del nord ma è soprattutto problema del sud, né nel mezzogiorno la partita può essere giocata in maniera asimmetrica rispetto alle proposte leghiste, quasi giocando di rimessa. Occorre ben altro e su questo dovrà misurarsi il nostro PD calabrese.

Non c’è più spazio, perciò, per  un partito che non si apra alla realtà sapendola interpretare, offrendo soluzioni efficaci ai problemi che emergono ed alimentando la speranza di cambiamento.

 

Giuseppe Aloise

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