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Il Business nel nome di Gesù PDF Stampa E-mail
Scritto da administrator   
venerdì, 19 febbraio 2010 12:24

ImageNegli ultimi decenni  sono nate e fioriscono vigorose,  intorno e dentro la Chiesa Cattolica, una serie di organizzazioni che sventolando principi di solidarietà cristiana, si occupano di veri e propri business affaristici che poco hanno a che vedere con la predicazione di Gesù e dei suoi apostoli. Alla già arcinota Compagnia delle Opere, ora si aggiunge la “Fondazione  Paolo di Tarso”, che si occupa di svariati “affari” tra cui il turismo, attraverso la creazione di portali sul web che sfruttano le più moderne tecnologie di commercializzazione e di marketing, il tutto spacciato per carità cristiana. Chissà cosa direbbe Paolo di Tarso per essere utilizzato come “prestanome”.  Con riferimento al Vangelo della  scorsa domenica, vi presentiamo, e vi preghiamo di leggere, una riflessione di un giovane prete della nostra diocesi a proposito dei “deviazionismi” presenti nella Chiesa.

“….La voglia di affermazione e di celebrità è una malattia che colpisce una buona parte di cristiani (si dice cristiani per non dire ecclesiastici) e li porta lontano dallo spirito evangelico e dai suoi valori.
Il desiderio di successo ci può rendere poveri o ricchi indipendentemente dalla nostra condizione sociale... dall'ambiente di provenienza. La cosa più antipatica, quando si è chiamati ad avere un ruolo di servizio, è dimenticarsi delle proprie origini umili e modeste. Bisogna sottolineare con insistenza che Gesù sta parlando ai suoi discepoli, a coloro che avrebbero avuto un ruolo-guida nella comunità, trascurando tutta la folla che gli stava attorno. È significativo come Gesù più di una volta sente il desiderio proporre delle catechesi sull'umiltà e in modo particolare a coloro che avevano "lasciato tutto per seguirlo"; se il Signore e Maestro avverte questa esigenza, ciò è il segno di come, nella maggior parte dei casi, l'uomo è portato a collocarsi su un piedistallo per far emergere il proprio egoismo e il proprio individualismo.
È questo un atteggiamento cristiano?
L'evangelista sembra dire proprio di no. Il motivo lo scopriamo nel testo stesso: dietro una qualsiasi ambizione potrebbe esserci qualche forma di compromesso che distoglie dalla retta via tracciata da Gesù nelle sue catechesi. Inoltre, non saremmo configurati a Gesù che è stato, è e sarà segno di contraddizione per svelare la verità che risiede nel cuore degli uomini. È deleterio quando appaiono pubblicazioni nelle quali risulta e dalle quali si evince l'iscrizione di persone "eminenti" all'interno della chiesa a gruppi di ispirazione "massonica" o cose del genere, organizzazioni tollerate dallo stato e condannate dalla chiesa stessa, per ottenere una carica che mai nessuno avrebbe avuto il coraggio di conferire a quel soggetto. La cosa più strana è che nessuno smentisce. Viene da chiedersi: per quale motivo Gesù rifiuta questo sistema?
Allora la popolarità è un atteggiamento da allontanare perché il popolo o i fedeli diventano il metro di misura della nostra vita di cristiani e della nostra opera pastorale. Ci si sente soddisfatti quando il popolo ha avuto ciò che desidera e non quando ho cercato di proporre la volontà di Dio. Ma bisogna anche considerare che il desiderio del popolo non sempre corrisponde alla volontà di Dio. Allora Dio non è più la Persona con cui mi misuro ma è stato elegantemente sostituto, in nome di una pastorale ecclesiale, dal popolo. In tutto questo discorso bisogna considerare che il popolo molto spesso, e soprattutto quando le cose non vanno secondo i suoi progetti, risulta essere infedele… abbandona e distrugge colui che è stato utile e di cui si è servito. A questo punto Gesù fa trapelare un'altra verità: la fedeltà di Dio. Il discepolo-cristiano deve guardare costantemente a Dio perché Dio è Fedele e non viene meno alla promessa fatta. Se Gesù mette gli occhi sui discepoli, i discepoli sono chiamati a fissare lo sguardo su di Lui e nessun altro. La bramosia di celebrità si vince solo nel momento in cui la nostra vita è orientata a Gesù… Unico Maestro di umiltà. E’ sotteso a tutto ciò un invito a cercare e perseverare nella fedeltà alla chiamata… e a dire no a tutte quelle prospettive allettanti ma pur sempre umane in quanto la nostra vita è fondata sulla fedeltà a Dio e non sul giudizio del popolo. Si può essere "beati" o si cade nel "guaio" dal posto che riserviamo a Dio nella nostra quotidiana esistenza………”

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