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Rosarno: Di chi la colpa? PDF Stampa E-mail
Scritto da M.Miani   
lunedì, 18 gennaio 2010 08:18

ImageSono inorridito come d’altronde tutti coloro che hanno visto in Tv, hanno letto, su tutti i quotidiani, la guerriglia che si è scatenata tra emigrati per lo più del continente africano ed i cittadini del paese calabro. L’odio che dilagava, dopo che si era represso nell’animo dei più per anni, nei confronti dei diversi. Io ancora non riesco a capire a fondo il vero motivo di tanto rancore. Si parla di motivazioni legate alla massiccia presenza di uomini emigrati, che con il loro numero, il modo di fare e di vivere davano fastidio ai benpensanti della cittadina; si è parlato della delittuosa interferenza della malavita organizzata la “ndrangheta” locale; si è parlato delle condizioni di schiavitù reale dei poveri africani costretti a vivere in modo disumano al limite della vita delle bestie, anzi peggiore nella considerazione che gli animali dei campi servivano ai lavori per cui erano curati, foraggiati e custoditi in luoghi sicuri e protetti. (cliccare quì per il commento di mons Bertolone nel Forum)

Da tutta la stampa nazionale, la tv, osservatori europei se non dire anche internazionali si è sempre messo il dito nella piaga si è dato l’allarme per le condizioni inumane in cui vivevano nostri simili. Come ignorarli oggi?

Quando purtroppo il popolo soffre ed arriva ad una condizione di sofferenza non più tollerabile, scoppia la rivolta. L’uomo, il suo animo si ribella a questo stato di cose, contro tutti senza distinzioni di bontà o di crudeltà. Penso che non ci si possa dimenticare la rivoluzione francese, la rivolta sulla tassa del macinato, la rivolta di Evola e tanti fatti scoppiati all’improvviso come si soleva dire.

Io non voglio certamente giustificare l’azione di violenza compiuta da chicchessia, ma cerco di capire, comprendere le ragioni.

Perché, di chi la colpa, chi doveva controllare, chi doveva capire lo stato di tensione che ogni giorno aumentava, quale dovevano essere gli organismi preposti che dovevano intervenire per smussare i contrasti, eliminare lo sfruttamento delle persone, chi doveva far rispettare le leggi e le regole del buon vivere?

È facile dare la responsabilità ad esaltati, alla condotta poco rispettosa delle nostre leggi a uomini che vengono sul nostro territorio che ignorano le nostre regole, i nostri usi, le norme del buon vivere sociale e diciamo anche religioso. Oggi tutti dicono di aver fatto del loro meglio? Ma che significa fare del loro meglio? La situazione venuta alla luce ha mostrato un degrado immane, una diffidenza che si poteva tagliare con il coltello tanto era pesante, non a caso sono comparsi coltelli, bastoni, fucili.

Le autorità conoscevano e conoscono le condizioni obbrobriose in cui si trovavano i poveri emigrati, sfruttati e mal pagati, conoscevano e conoscono le regole del caporalato, quelle dei proprietari succeduti ai grossi latifondisti sfruttatori degli operai da sempre sfruttati e mal pagati e mantenuti in condizioni di mera sopravvivenza, perché solo adesso accennano, formulano ipotesi, parlano sotto l’accadere dei fatti e sotto la stimolo delle emozioni che nell’opinione pubblica si è manifestata?

Tutti sanno, che in Italia, e non solo a Rosarno, vivono poveri cristi costretti a lavorare per 20€ max 30€ al giorno per fare lavori massacranti, con un orario di lavoro che ricorda i tristi tempi del 1700, il 1800 ed i primi anni del 1900, e che a sera non si ritirano in belle ed accoglienti case, ma in rifuggi fatti cartoni di lamiere e di altri materiali fatiscenti, senza acqua corrente, senza energia elettrica, senza fogne, senza una compagna che gli allievi i dolori giacché queste lasciate nei paesi di origine. Possiamo considerarla vita questa, questa indecenza era sconosciuta a qualcuno che possa dire con prove da dimostrare con dati di fatto?

Al nord come al centro Italia ed al sud l’agricoltura e non solo sopravive con queste persone, sopravive di queste persone perché i nostri poveri operai attendono di avere posti remunerativi e poco affaticanti, certamente a giusta ragione il lavoro non deve rendere simile a bestie. Ed allora vi è da chiedersi se non sono queste le vere ragioni di ciò che è accaduto e che potrebbe accadere nel corso del tempo.

Come si può pensare che chi viene in Italia con la prospettiva di migliorare le sue condizioni di vita possa integrarsi in questo contesto?

Certamente le persone che vengono in Italia non tutte sono perbene e non tutte vengono solo ed esclusivamente per cambiare modo di vivere per cui è bene isolare queste mele marce e non fare di tutte le erbe un fascio, ma quelle che vengono da situazioni di fame, di mancanza di libertà, di mancanza di giustizia, di mancanza di una visione di miglior vita nel futuro, di assenza di prospettiva per i figli medesimi devono essere accolte nel nostro paese, messe in condizioni di rifarsi una vita, dargli la possibilità di vivere in giustizia senza che vi siano uomini, organizzazioni criminali che le debbano sfruttare giacché dedite ad ogni sorta di sopraffazioni: la piaga del caporalato, lo sfruttamento.

La mancanza dell’assistenza dello stato, che non deve far apparire la disparità nel trattamento politico e sociale a questi uomini, è vitale a che fatti del genere non possono accadere. Innanzitutto serve accogliere questi emigranti come persone umane, dargli un lavoro, un’assistenza sociale adeguata scevra da pregiudizi che le renda edotti dei diritti e dei doveri di cittadini paritari agli italiani, che li segua nel loro peregrinare per l’Italia ma principalmente che intervenga e non ignori quando le condizioni di questi esseri vengono a realizzare modi di vivere da schiavi, da bestie di lavoro.

Ma il discorso è molto più ampio, lo sfruttamento esiste non solo nei luoghi di lavoro, ma esiste anche quando un emigrato cerca alloggio, quando anziché trovare solidarietà trova affarismo, trova speculazione pronta a impinguire le tasche con richieste esose in cambio di miseri alloggi, promiscuità, appartamenti dati in fitto a più persone ricavando da ognuno cifre impossibili a pagarsi per le misere paghe giornaliere.

Sono queste le motivazioni logiche delle rivolte, i cosi detti panicelli caldi del servizio di volontariato, le aperture di mense per lenire i bisogni giornalieri e primari sono cose lodevolissime, servono ad addolcire le sofferenze, le carenze quotidiane, ma non sono questi interventi che più necessitano. Serve che lo stato intervenga nella maniera più forte per estirpare il male del caporalato, il lavoro sottopagato, che non permetta la lascivia di persone con incarichi politici-amministrativi che non veda, non condanni e porti a galla le vere ragioni di ogni situazione di disagio materiale e morale che alla fine sfoci in tragedie come questa accaduta a Rosarno ed in altre località in Italia, simile tantissimo ai non dimenticati accadimenti nostrani di Evola.

Michele Miani

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