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La speranza ci illumini d'immenso PDF Stampa E-mail
Scritto da +V.Bertolone   
mercoledý, 30 dicembre 2009 12:13

Image«Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera».

Tre versi per una poesia, nata dalla penna di Salvatore Quasimodo, che cristallizza la sensazione della solitudine e della incomunicabilità di un’umanità che crede di trovarsi al centro di ogni cosa ma poi, giunta al crepuscolo, si accorge della caducità della vita quando la si è ormai sprecata per non averla modellata su valori, come quelli cristiani, per i quali sia davvero valso, e valga, la pena di vivere, di impegnarsi, di lasciare ai posteri un’eredità di esempio e di pensiero.

I versi di Quasimodo, al capezzale del 2009 che spira, sollecitano la riflessione su un tema quasi ovvio, il tempo, il cui fluire, ricordava già Ovidio, avanza inesorabile su tutto e tutti. La sua scansione di secondi, minuti, ore, giorni, mesi ed anni macina le realtà belle e quelle brutte, fa versare lacrime e le terge, genera crimini e illumina gesti nobili e gloriosi. E se è vero che il tempo, per dirla con Shakespeare, ogni cosa «divora come un vorace cormorano», è altrettanto vero che esso è diverso per ciascuno e per ogni stato dell’esistenza: sessanta minuti di noia non sono uguali a un’ora trascorsa insieme da due innamorati. Allo stesso modo e per le stesse ragioni, il tempo può essere speso invano quando si lascia campo libero all’indolenza, ma può anche essere artefice di opere, creazioni, pensieri, ricerche. Non a caso, il filosofo americano William James osservava che «l’uso migliore della vita è di spenderla per qualcosa di più duraturo della vita stessa».

Solo così, in effetti, il tempo acquista una durata, un sapore ed un colore diversi. Parafrasando un detto evangelico, Rabelais, nel suo celebre “Gargantua e Pangruel”, scriveva: «Le ore sono fatte per l’uomo, non l’uomo per le ore». Ne deriva che il tempo va dominato, riempito di atti giusti, rasserenato e fecondato come un terreno da coltivare e far fiorire, per conquistare la pace autentica ed amare veramente, se stessi e soprattutto il prossimo.

Al riguardo, è decisivo, seguendo l’insegnamento di Cristo, essere limpidi e fiduciosi come i bambini; è necessario prediligere i sentimenti freschi e intensi della famiglia; è fondamentale avere il cuore puro, l’anima schietta, la vita sobria, la parola sincera. È indispensabile preferire il coraggio e la fermezza della fede alla viltà ed all’incostanza dell’ignavia.

Dipingiamo, allora, il mondo col colore della speranza, piuttosto che con il grigio della sfiducia. Giunti al tramonto dell’anno che se ne va, con la mente rivolta ai giorni trascorsi, ai segreti, alle parole ed alle azioni ormai alle spalle, in queste ore che segnano una fine ed un inizio, fermiamoci per qualche istante nella radura del tempo, a ridosso dello stagno bianco del silenzio, che può essere il concentrato delle più importanti tra le parole. In quello stagno tuffiamoci per ritrovare il senso del vivere e dell’agire, del credere e dello sperare del gioire e dell’amare. Il senso dell’essere uomini e donne veri, e non cose.

+ Vincenzo Bertolone

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