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BUON NATALE D'AMORE PDF Stampa E-mail
Scritto da administrator   
lunedý, 21 dicembre 2009 10:18

ImageE  come tutti gli anni arriverà puntuale...

 A chi ama dormire ma si sveglia sempre di buon umore,

 a chi arriva in ritardo ma non cerca scuse,

a chi spegne la tv per fare due chiacchere,

a chi ha l'entusiasmo di un bambino e pensieri da uomo,

a chi vede nero solo quand’è buio!

A chi non aspetta Natale per essere migliore,

a tutti  voi auguriamo con tutto il cuore

Buon Natale!

Che la Benedizione di Gesù Bambino scenda su tutti voi.

(Nella seconda parte il messaggio augurale di mons. Bertolone)

 

Image«Quando i giorni si fanno sempre più corti, quando in un normale inverno cominciano a cadere i primi fiocchi di neve, allora, timidi e lievi, fanno capolino anche i primi pensieri di Natale. E sulla terra scende come una calda corrente d’amore».

Le parole di Edith Stein ci riportano a quell’atmosfera nella quale, in questi giorni, anche i nostri paesi sono avvolti,  rischiarati da un tremolio di luci e vetrine addobbate che fanno dell’atteso giorno un’occasione di pacchetti incartati con un pizzico di sentimentalismo e scambiati secondo un rituale ormai scontato, intriso di gesti superficiali e privi d’anima. E sebbene da venti secoli ormai Dio e uomo siano uniti da un perfetto abbraccio, come cantava nelle sue poesie Salvatore Quasimodo ancora «non v’è pace nel cuore dell’uomo, e il fratello si scaglia sul fratello».

La venuta del Cristo, insomma, segna una svolta nella storia, ma la libertà dell’uomo si ostina a sottrarsi a quell’abbraccio. E prima il pianto del piccolo Gesù, poi il suo urlo sulla croce, e la sofferenza di tanti fratelli, continuano a cadere nel vuoto, a essere ignorati o, peggio, derisi. Qohelet (4,1) ricorda: «Ecco, piangono gli oppressi che non hanno chi li consoli; da parte degli oppressori sta la violenza, mentre per essi non c’è alcun conforto». Ma a queste lacrime il mondo pare restar sordo, perché se molti sentono, in pochi ascoltano, mentre il dialogo spesso si riduce a monologo, giacché ciascuno é convinto d’essere il solo custode della verità.

Eppure, ricordava Dietrich Bonhoeffer, «il primo servizio che si deve rendere al prossimo è quello di ascoltare. Chi non sa ascoltare il fratello ben presto non saprà più ascoltare Dio. Anche di fronte a Dio, sarà sempre lui a parlare». Urge, all’evidenza, un cambiamento: di fronte ad una realtà spesso drammatica, la domanda di speranza si profila in chiunque non voglia rinunciare all’impegno e si opponga alla resa qualunquista. Si avverte il bisogno di ragioni per le quali vivere e morire, per dare senso alla fatica dei giorni e valore alle scelte morali.

 

Celebrare il Natale, dunque, non vuol dire preparare un bel presepe con tanti pastori, con i Magi e la carta che funge da volta celeste è ben altro; vuol dire ascoltare il pianto dei Bambini e degli ultimi, cercare la pace in noi e fuori di noi. Soprattutto, vuol dire riconoscere che il Cristo ignorato da chi spreca offendendo la miseria, è sostegno per chi chiede, conforto ed aiuto per i puri di cuore che cercano comprensione ed affetto, trovando un punto di riferimento nella Parola che fa risplendere la vita, che dà splendore e bellezza all’esistenza, che continua a spargere frammenti di sole nelle notti buie della storia.

Auguri a tutti, allora: agli uomini di ogni razza, a chi crede e a chi non spera, a chi è solo anche in questi giorni. Auguri di un Natale buono, luminoso di fede, santo d’amore. Un Natale che ci purifichi e ci renda cristianamente limpidi, che ci faccia compagni dei poveri ed abitanti della casa del Signore, di quella casa in cui, scriveva Gianni Rodari, «c’è posto per tutti ed una pace che scalda più del sole».

+ Vincenzo Bertolone

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