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San Orione e Ignazio Silone PDF Stampa E-mail
Scritto da A.Cavallaro   
mercoledý, 02 dicembre 2009 12:39
San Luigi Orione
San Luigi Orione
Il grande scrittore Ignazio Silone (al secolo Secondo Tranquilli) conobbe don Luigi Orione quando aveva appena 15 anni ed il suo paese di nascita, Pescina, in provincia dell’Aquila, era stato distrutto da un terremoto tremendo come quello che poco tempo fa si è abbattuto di nuovo su quelle contrade. Il giovane Ignazio con altri ragazzi superstiti girovagava quasi senza cognizione tra le macerie di Pescina nel tentativo di trovare ancora qualcuno in vita quando incontrò don Orione, non poteva immaginare che quel piccolo prete  avrebbe condizionato molte sue scelte di scrittore e di uomo. Ecco come Silone, quasi trent’anni dopo, racconterà il suo incontro:

" ... Una di quelle mattine grigie e gelide, dopo una notte insonne, assistei ad una scena assai strana. Un piccolo prete sporco e malandato, con la barba di una decina di giorni, si aggirava tra le macerie attorniato da una schiera di bambini e ragazzi rimasti senza famiglia. Invano il piccolo prete chiedeva se vi fosse un qualsiasi mezzo di trasporto, per portare quei ragazzi a Roma. La ferrovia era stata interrotta dal terremoto, altri veicoli non vi erano per un viaggio così lungo. In quel mentre arrivarono e si fermarono cinque o sei automobili. Era il re, col suo seguito, che visitava i comuni devastati. Appena gli illustri personaggi scesero dalle loro macchine e si allontanarono il piccolo prete, senza chiedere il permesso, cominciò a caricare sopra una di esse i bambini da lui raccolti, ma come era prevedibile, i carabinieri rimasti a custodire le macchine, vi si opposero; e poiché il prete insisteva, ne nacque una vivace colluttazione, al punto da richiamare l'attenzione dello stesso sovrano. Per nulla intimidito, il prete si fece allora avanti, e col cappello in mano, chiese al re di lasciargli per un po' di tempo la libera disposizione di una di quelle macchine, in modo da poter trasportare gli orfani a Roma, o almeno alla stazione più prossima ancora in attività. Date le circostanze, il re non poteva non acconsentire". 
 

Ignazio Silone
Ignazio Silone
Il giovane Silone stupito dall’ardire e, nel tempo stesso, dalla semplicità di quell’uomo, domandò chi fosse, e una vecchietta  rispose: "Un certo don Orione, un prete piuttosto strano".
Ecco come nacque la definizione che accompagnerà don Orione per tutta la vita.


 Ma i rapporti tra Silone e lo “strano prete” non finirono lì, infatti dopo la sciagura del terremoto, il giovanetto riuscì a riprendere gli studi interrotti presso un collegio romano, dal quale, purtroppo, qualche tempo dopo fu espulso perché, mal sopportando il “clima” rigido di quell’istituto fuggì mancando all’appello per tre giorni. La nonna, sua unica parente in vita, lo affidò a don Orione, che pensò di condurlo in una sua casa a San Remo. Durante il lungo viaggio in treno di tutta una notte, Ignazio conobbe meglio il piccolo-grande-Santo prete e cominciò a capirne “la stranezza”. 

Ne farà poi un ritratto per niente oleografico, facendone risaltare la grande pazienza, l’eloquio mite e pacato, la dedizione infinita verso il prossimo e “la pacata tenerezza dello sguardo”.

Ma durante quel lungo viaggio don Orione confidò al giovane tanti altri particolari della sua vita, gli raccontò della sua poverissima famiglia e di aver ottenuto un’udienza privata dal Papa, gli lesse anche la lettera che egli aveva spedito con alcune sue riflessioni ed una proposta

"di un'iniziativa cristiana tra i popoli per mettere al più presto fine alla guerra (in corso), all'infuori dei governi recalcitranti" .

Gli narrò di come non venne accettato da un convento di francescani perché ritenuto troppo gracile per poter affrontare i disagi della vita nel monastero.  Certo le parole che quella notte ascoltò da chi si definiva "un autentico asino della Divina Provvidenza" s’impressero profondamente nella sua anima.

Più tardi descrivendo quella notte Silone scriverà:

"Non so se don Orione potesse allora prevedere la risonanza profonda e duratura che le sue parole avrebbero suscitato in me; credo di sì,altrimenti tutto il suo discorso sarebbe stato ingiustificato"

Fra le tante parole e fatti che ascoltò quella notte, Silone ricorderà sempre un avvertimento importante: 

"Ricordati di questo", mi disse ad un certo momento, "Dio non è solo in Chiesa. Nell'avvenire non ti mancheranno momenti di disperazione. Anche se ti crederai solo e abbandonato, non lo sarai. Non dimenticartelo" 

Con questa frase, su cui invito tutti i visitatori del sito a meditare, chiudo questo breve pensiero sul profondo rapporto che si creò tra due grandi uomini, nella speranza che San Luigi Orione, possa guidare i nostri passi e le nostre azioni sulla via della Carità e dell’amore verso il prossimo. 

(A chi volesse approfondire il rapporto anche epistolare che ci fu tra Silone e San Orione consiglio la lettura del libro di Giovanni Casoli dal titolo “L’Incontro di due uomini liberi don Orione e Silone, con lettere inedite” – Editoriale Jaca Book Spa – Milano”)

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