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Vangelo di domenica 22 Novembre PDF Stampa E-mail
Scritto da M.Pratesi   
sabato, 21 novembre 2009 13:15
ImageDal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 18,33-37.
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?». Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».  Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
Tu sei Re?

XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) - Cristo Re (26/11/2006)
Vangelo: Gv 18,33b-37   

"Il Papa? Quante divisioni ha?", si dice chiedesse Stalin ai suoi collaboratori, in tono presumibilmente irridente. Vero o no, il fatto rappresenta bene l'eco - uno dei tanti - della domanda di Pilato a Gesù: "Tu sei Re?". Domanda ripresa in tutte le epoche da molti, sia tra chi è senza/contro Cristo, sia tra quelli che sono con lui. "Tu sei Re?". E anche noi lo chiediamo a Cristo.
Le famiglie si disgregano sempre di più: "Tu sei Re?"
La povertà nel mondo si accresce:"Tu sei Re?"
La pace tra i popoli sembra sempre più difficile: "Tu sei Re?". Le chiese si svuotano; i giovani sono attratti da altre proposte; i consacrati sembrano in via di estinzione: "Tu sei Re?"
La stessa Chiesa non porta in sé tanti limiti e scandali? E quei miei peccati, contro i quali lotto da tempo e sono sempre lì, e sembrano invincibili...: "Tu sei davvero Re?"
Signore, se tu sei re, perché tutto questo, e tanto altro, non va come tu vuoi? Insomma, chi ha in mano la storia, chi la mia storia? E non ci sentiamo tante volte impotenti di fronte ad una serie di forze mondane, spesso nemmeno chiaramente identificabili, che fanno il bello e il cattivo tempo senza che niente e nessuno possa farci niente?
Alla domanda di Pilato che cosa risponde dunque Gesù? "Io sono venuto nel mondo per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce" (v. 37). Egli lega la sua regalità alla verità. In parole povere: il potere di Cristo è il potere stesso della verità. Questo è molto, anzi: tutto.
In un certo senso, la verità è estremamente fragile e indifesa: basta poco per oscurarla e, ad un certo livello, essa è facilmente perdente. Al tempo stesso essa è solidissima, adamantina, dura, inalterabile: preme, bussa, interpella, incalza, si impone.
Nella misura in cui il nostro sguardo è soltanto umano, vediamo semplicemente prevalere le cattive notizie, la menzogna, il male. Nella misura in cui siamo illuminati da una differente luce, comprendiamo che i poteri mondani dispongono del mondo fino ad un certo punto. Essi non sono certamente in grado di dire l'ultima parola sul mondo. Nessuno ha una tale parola definitiva: essa appartiene unicamente a Cristo.
È già avvenuto: la croce non è forse il momento più buio della storia umana, dove tutto ciò che è vero, buono, bello, è stato soffocato e soppresso? Può esserci sgomento più grande di quello dei discepoli davanti a Gesù morto e sepolto? Eppure "la vostra tristezza si cambierà in gioia" (Gv 16,20). La gioia è esplosa in mezzo al dolore, la luce fra le tenebre. Da quel momento non esiste alcuna potenza che possa imporsi su Cristo; da quel momento "né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore" (Rm 8,38).

Buona Domenica

don Marco Pratesi

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