Skip to content

Sibari

Narrow screen resolution Wide screen resolution Increase font size Decrease font size Default font size    Default color brown color green color red color blue color
Advertisement
Vi Trovate: Home arrow Spirito e Fede arrow Concluso il Convegno diocesano
Skip to content
Concluso il Convegno diocesano PDF Stampa E-mail
Scritto da don F.Candia   
venerdý, 20 novembre 2009 21:16
ImageCOMUNICATO STAMPA - Inizio e Conclusione a Trebisacce dell terzo convegno diocesano. Al centro del dibattito, la Chiesa del terzo millennio. «Non possiamo tacere anche se così ci dicono. Viviamo in questo mondo e quindi in questo mondo vogliamo dire la nostra. Ma non possiamo solo annunciare, dobbiamo testimoniare». Monsignor Rino Fisichella ha aperto stamattina, alla presenza di oltre seicento persone tra sacerdoti, operatori pastorali e laici (presenti in sala, tra gli altri, anche i sindaci di Cassano, Trebisacce ed Oriolo ed il consigliere provinciale Franco Mundo) il convegno “La Chiesa che vorrei”, organizzato dalla Diocesi di Cassano all’Ionio al Miramare Hotel Palace di Trebisacce. . Il rettore dell’università Lateranense, nonché presidente della Pontificia accademia per la Vita, ha preso la parola subito dopo la presentazione del vescovo cassanese monsignor, Vincenzo Bertolone, che ha indicato il sentiero sul quale camminerà la “duegiorni” che continuerà domani. «Il punto di partenza – ha sottolineato monsignor Bertolone - non può che essere la coscienza religiosa dei calabresi, i quali conservano ancora sia il senso della verità, sia la coscienza del bene. La Chiesa, specie quella diocesana, è tenuta a condurre i credenti alla verità tutta intera ed alla Parola sempre viva di Cristo, mediante una prassi pastorale che parli di Dio e dell’amore che Egli ha manifestato. Su tali basi deve poggiare la Chiesa del futuro, alla cui costruzione tutti sono chiamati a collaborare. Una Chiesa ricolma di dolcezza e tenerezza, umile nella sua semplicità; una Chiesa unita e gioiosa, in cui non esistano particolarità ed in cui alla logica del dominium mundi subentri quella del servitium mundi. Questi aneliti correrebbero il rischio di restare lettera morta se il progetto di una Chiesa diversa, migliore, propositiva ed accogliente non decollasse dalla parrocchia, casa di Dio tra le case degli uomini». Anche il pastore della Chiesa cassanese ha sottolineato l’importanza fondamentale della testimonianza.È seguito l’intervento del vescovo di Frascati, monsignor Raffaello Martinelli, il quale ha ancorato la fede e la quotidianità cattolica a Cristo: «Già è risuonato lo slogan ‘Cristo sì, Chiesa no’. Non c’è confusione, né separazione e contrapposizione tra Cristo e la Chiesa. La Chiesa che vorrei – ha aggiunto il Presule, affrontando il tema centrale del convegno – è quella che vuole Lui. Se si separasse Cristo dalla Chiesa si avrebbe un Gesù di fantasia. Oltre che falsificare la missione di Cristo si falsificherebbe anche la figura stessa della Chiesa». La terza relazione della mattinata è stata affidata alla docente di Sacra scrittura del pontificio ateneo “Sant’Anselmo” di Roma, Marinella Perroni, la quale s’è affidata alla parabola del granello di senape come simbolo della comunità di Dio piantata dal Signore, popolo di Dio rinnovato che diventerà una grande pianta. «La minoranza dei discepoli – ha sottolineato – diventa un grande albero dove possono nidificare gli uccelli». Infine, s’è interrogata su quanto riusciamo a essere, come comunità cristiana, testimoni di questo stile. De “La Chiesa primizia del Regno, guardando a Maria come suo membro eminente” ha parlato don Fortunato Morrone, docente dell’Istituto teologico calabro di Catanzaro. «Riflettendo su Maria, sul suo stile di vita e sul suo destino segnato radicalmente dalla Grazia, si riesce a comprendere cosa sia la Chiesa più in profondità che non attraverso concetti puramente astratti. Manifestando concretamente alla Chiesa la sua natura, la Vergine di Nazareth mostra ai credenti la loro vocazione radicale: essere in Cristo per la forza dello Spirito Imago Dei nel quotidiano dell’esistenza perché il mondo creda che Dio è Padre e si prende cura dei suoi figli». La mattinata di lavoro è stata conclusa dalla Santa Messa presieduta dall’arcivescovo di Reggio Calabria e presidente della Conferenza episcopale calabra, monsignor Vittorio Mondello. Domani il convegno riprenderà alle 8.30 con la relazione del docente della Pontificia università urbaniana, Carmelo Dotolo. Sono previsti, tra gli altri, gli interventi del vescovo ausiliare di Milano, mons. Franco Giulio Brambilla; del sottosegretario del pontificio consiglio per i laici, Guzman Carriquiry; del responsabile nazionale del Rinnovamento nello spirito, Salvatore Martinez. Alle 12.15 è prevista la Santa Messa che sarà presieduta dall’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, monsignor Salvatore Nunnari. Le conclusioni saranno affidate al vescovo della Diocesi di Cassano all’Ionio, monsignor Vincenzo Bertolone.    

Concluso a Trebisacce il convegno diocesano sulla Chiesa del Terzo millennio. «L’incontro, l’ascolto e il dialogo non devono rimanere eventi straordinari, bensì diventare segni consueti di una comunione pronta a valorizzare le diverse identità nell’esperienza della sequela. Solo se saremo capaci di vivere il nostro essere chiesa in questi termini, la comunione diventerà il volto credibile della chiesa calabrese, e sarà questa la vera speranza che offrirà al nostro amato popolo riscatto e redenzione».Questo l’invito con il quale monsignor Vincenzo Bertolone, vescovo della Diocesi di Cassano, ha concluso il terzo convegno annuale diocesano, incentrato sul tema “La Chiesa che vorrei”, svoltosi venerdì 20 e sabato 21 novembre nei saloni del “Miramare hotel palace” di Trebisacce. Due intense giornate di discussione e confronto sulle basi su cui costruire la Chiesa del Terzo millennio ed alle quali hanno preso parte, complessivamente, oltre mille tra fedeli, laici, religiosi e sacerdoti provenienti da diverse diocesi italiane. La seconda giornata, in particolare, è stata caratterizzata dagli interventi, tra gli altri, di Carmelo Dotolo, docente alla Pontificia Università Gregoriana, secondo il quale «decisivo è il dialogo, poichè in esso prendono sempre più forma il reciproco riconoscimento, l’arricchimento delle proprie prospettive e la crescita vicendevole». Indicazione poi ripresa e sviluppata da don Nunzio Capizzi, docente alla Pontifica Università Gregoriana, che ha evidenziato come «nell’ambito del quadro delineato, rilevante sia l’affermazione del ruolo assolutamente necessario di Cristo per la salvezza umana, responsabilità primaria della Chiesa in relazione al suo compito missionario». In seguito, mentre padre Salvator Piè Ninot, ordinario di teologia fondamentale presso la facoltà teologica di Barcellona, si è soffermato sul profilo dell’unità della Chiesa, monsignor Franco Giulio Brambilla, vescovo ausiliare di Milano, ha sottolineato il bisogno «di fare della Chiesa, della parrocchia, della comunità una calda nicchia, un gruppo aggregante, un mistero che trovi la propria chiave di comprensione e lettura in un mistero più grande: quello di Gesù». A chiudere la mattinata, la santa messa, officiata da monsignor Salvatore Nunnari, arcivescovo metropolita di Cosenza. Nel pomeriggio i lavori sono ripresi con la relazione di padre Giacomo Ribaudo, parroco della basilica palermitana della Magione, che ha ricostruito il volto missionario della Chiesa particolare e delle comunità parrocchiali, ponendo l’accento su fattori di crescita quali il dinamismo, la profezia, la quotidianità e trovando eco nelle successive parole di padre Felice Scalia, docente dell’Istituto di scienze sociali di Messina, chiamato a porre in risalto anche l’importanza della vita consacrata, «lievito di speranza nella comunità ecclesiale e nutrimento delle prospettive salvifiche della stessa chiesa». Quindi, a seguire, dopo l’intervento di Salvatore Martinez, responsabile nazionale del Rinnovamento dello Spirito, soffermatosi sul ruolo dei movimenti nella Chiesa, il microfono è passato a Guzman Carriquiry, sottosegretario del Pontificio Consiglio per i laici: «Oggi più che mai la Chiesa e i cristiani sono chiamati ad essere protagonisti nei grandi compiti della custodia della vita, della ragione, della libertà, della speranza, dei grandi ideali di pace e di giustizia  evitando di rifugiarsi nel fariseismo per dedicarsi invece all’opera di creazione di un’umanità nuova che si fa presente nei più diversi ambienti di convivenza tra i popoli, nelle nazioni e nelle culture». Infine il dialogo tra relatori e pubblico e le conclusioni del Vescovo. «Nei Vangeli, la barca sballottata dalla furia degli elementi è metafora della chiesa che il nocchiero Pietro e i suoi successori debbono tenere ben salda per raggiungere la meta: il Regno di Dio. La Chiesa, specie quella diocesana, a partire dalle parrocchie - ha chiosato il Presule - è tenuta a condurre i credenti alla verità tutta intera ed alla Parola sempre viva di Cristo, mediante una prassi pastorale che parli di Dio e dell’amore che Egli ha manifestato, e che pensi a quell’amore più grande. Su tali basi deve poggiare la Chiesa del futuro, alla cui costruzione tutti sono chiamati a collaborare. Se ci adopereremo in questa direzione, assisteremo al sorgere d’una nuova coscienza della fede e di concreti percorsi di liberazione, utili pure alla rimozione dei baconiani idola fori, tra cui il conservatorismo, la fuga spiritualistica dalla realtà e la propensione all’isolamento, che tuttora albergano anche nelle coscienze ecclesiali e che vanno fugati, attingendo dalla Tradizione gli strumenti concettuali con i quali affrontare le sfide delle tempeste della contemporaneità, nella consapevolezza che sulla barca della Chiesa, insieme a noi, v’è Cristo: è lui che al timone della navicella ci conduce nei porti della fiducia e della speranza, ma pure dell’impegno, della missionarietà e della testimonianza».

Per l’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali

Il direttore

Don Francesco Candia
< Precedente   Prossimo >