Skip to content

Sibari

Narrow screen resolution Wide screen resolution Increase font size Decrease font size Default font size    Default color brown color green color red color blue color
Advertisement
Vi Trovate: Home arrow Spirito e Fede arrow Vangelo di Domenica 30 Agosto
Skip to content
Vangelo di Domenica 30 Agosto PDF Stampa E-mail
Scritto da +V.Bertolone   
giovedý, 27 agosto 2009 17:11

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 7,1-8.14-15.21-23.
ImageAllora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate -
i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi,
e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame - quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?».    Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».  Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall'uomo a contaminarlo».
Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo».

(Con gioia accogliamo, nella seconda parte, il commento del nostro Vescovo dopo qualche settimana di assenza) 

XXII Domenica del tempo

30 Agosto 2009

Cuori vicino a Dio 

Introduzione                

In questa ultima domenica di agosto, la ventiduesima del tempo ordinario, ritroviamo le pagine del vangelo di Marco, lasciate alcune settimane fa per meditare su quelle del vangelo di Giovanni. E sebbene cambi il tema, non cambia l’atmosfera tesa delle ultime due domeniche: ritroviamo infatti il tono di rimprovero degli scribi e dei farisei nei confronti di Gesù e dei Suoi. Il pretesto della nuova accusa è che gli Apostoli mangiano senza essersi prima purificati, lavandosi le mani, secondo i riti tradizionali.                

L’aria è ancora impregnata dalla fragranza del pane, quando l’arrivo dei farisei e degli scribi, con le loro continue “mormorazioni”, la soffocano con il puzzo del legalismo più grezzo. Le mani di Gesù, dei Suoi e della folla sono ancora odorose di pane donato e condiviso, quando le mani di scribi e farisei, meticolosamente lavate e debitamente pulite, tentano di contaminarle con il loro lezzo ammorbante. Ma Gesù è pronto alla nuova sfida e con un altro discorso diretto impartisce una lezione ai suoi oppositori e chiarisce i termini della questione a quanti intendono seguirLo.

Egli, da buon Maestro, raddrizza il tiro di chi intende farlo cadere, e dall’occasionale fa emergere una verità essenziale: la vera fede non ristagna nell’apparenza formale, ma fluisce e si nutre della profondità dell’essere.In altri termini non basta ascoltare e osservare la Legge di Dio, la sua Parola, essa va amata e vissuta, incarnata e interiorizzata, va fatta aderire ad un cuore vivo. Solo allora l’osservanza si muterà in obbedienza, ovvero ne “la fame di essere nelle mani di Dio” (M. Delbrel). In definitiva se la religiosità non si fa azione d’amore, se non diventa accoglienza dell’Altro e degli altri, condivisione con i più poveri e deboli, e desiderio di mutare in bene quanto di male c’è dentro di noi, resta sempre una falsa religiosità. E gli stessi riti diventeranno gesti freddi e meccanici, se non troveranno la loro eco e la loro radice nel cuore, la loro sacralità e ritualità nel tessuto della trama quotidiana.Questa la verità sulla fede che oggi Gesù intende trasmetterci attraverso la pagina del vangelo di Marco. Il suo discorso segue tre direttrici, chiare e semplici:

a)       è pretesa assurda e ingannevole tentare di piegare la Legge di Dio entro gli schemi dei precetti umani (cfr. Mc 7,8-9);

b) a che serve avere mani pulite, se il cuore è lontano da Dio (cfr. Mc 7, 6-7); c) ciò che tiene il cuore lontano da Dio è da ricercarsi nel cuore stesso e non fuori da esso (cfr. Mc 7, 14-15. 22-23).

Capire il senso delle parole di Gesù in questa domenica di fine estate è salire un gradino in più sulla scala della vera fede, e comprendere anticipatamente ciò che solo alla fine della sua vita comprese Brigida Pian, protagonista del noto romanzo del francese F. Mauriac, La Farisea : ciò che importa nella vita – aggiungerei in una vita di fede -  non è meritare, ma amare. Un cuore lontano dalla Legge di Dio                

Le prime due direttrici sulle quali si muove il discorso di Gesù è possibile riassumerle in una sola affermazione: le labbra non valgono niente se non battono al ritmo e all’unisono con il cuore. È l’eterno lamento di Dio: Lui è vicino, ma il cuore dell’uomo è lontano, è assente, è altrove. Questo è il dramma della Storia Sacra, è il dramma dei nostri giorni: mentre il Padre si fa vicino, il figlio si allontana da casa. Così i precetti antichi, sebbene nascano dal desiderio di Dio di fare di un popolo il popolo dell’Alleanza, si trasformano e si moltiplicano in tanti divieti umani che mortificano e avvelenano l’autenticità e la spontaneità della relazione stessa con Dio.

Allora l’ammonimento di Gesù, “Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”, non ha il valore sovversivo che intendono dargli scribi e farisei, piuttosto è la condanna della lontananza del cuore degli uomini da Dio. Qui viene messa in discussione non la Legge di Dio, ma il rapporto tra l’uomo e Dio: esso è vuoto se si alimenta di pura formalità, ma si riempie di senso, portando frutti in abbondanza, se attinge il suo nutrimento dall’ “essere”. In altre parole, per noi che oggi ascoltiamo: non basta l’ascolto di questa Parola per dirsi uomini della Parola, cristiani di autentica fede, è necessario, per essere riconosciuti tali, interiorizzarLa, incarnarLa,  viverLa nel quotidiano. Bisogna che la vita stessa diventi il luogo privilegiato nel quale trovi spazio la ritualità del sacro. Se l’annuncio della Parola è annuncio dell’amore di Dio per l’uomo: che tutta la nostra vita sia vissuta nell’amore verso il prossimo; se il banchetto eucaristico è sacrificio estremo d’amore: che tutta la vita si consumi in una quotidiana offerta di sé per la salvezza degli altri. Certo vivere con il cuore la Parola di Dio non è facile, dietro l’angolo si troveranno sempre i farisei e gli scribi di turno che, con le loro “mormorazioni”, tenteranno di convincerci che la verità è altrove. Ma Gesù, buon Maestro, ci avvisa: non saranno le voci esterne a distoglierci dalla volontà di coinvolgerci con il cuore, dal desiderio di “esserci” in Dio e con Dio, quanto piuttosto il groviglio di luci e di ombre che alberga nel nostro cuore. Fuori e dentro                

E siamo giunti alla terza delle tre direttrici. Essa si sviluppa su di una coppia di contrari: fuori e dentro. Non c’è luogo o angolo fuori di noi di cui si possa dire: il male è qui, questo è il suo nascondiglio. Non c’é creatura che possa dirsi malvagia. Unico spazio del male è il cuore dell’uomo: dal di dentro del cuore degli uomini escono le intenzioni cattive, che contaminano e guastano la relazione con Dio e con gli altri. Lo stesso Maestro ci dice quali sono queste intenzioni, fra tutte emergono l’invidia, la superbia e la stoltezza.               

La prima è l’avere un occhio cattivo: il non riuscire a guardare gli altri, alla loro operosità, con gli occhi di Dio, con la bontà che Gli si addice. Questo porta inevitabilmente a criticare, a “mormorare”, a distruggere, e non importa se si corre il rischio di criticare, o peggio ancora rovinare, anche i disegni di Dio.La seconda, la superbia, si manifesta con l’orgoglio, l’alterigia, l’arroganza, il sentirsi pieni di sé. Un atteggiamento simile rende il cuore chiuso, serrato all’incontro con l’Altro, perché chi crede di essere qualcuno, chi pensa di poter bastare a sé stesso si macchia di: “ quel peccato dello spirito che rinserra l’uomo in se stesso e lo rende impenetrabile a Dio e ai fratelli” (R. Schnackenburg), e un uomo simile sarà incapace di condividere, di coinvolgersi, di “esserci”.Terza intenzione la stoltezza, la stupidità. Il campo in cui esse si manifestano è sterminato e i modi con cui si rendono visibili sono infiniti: stolti sono i farisei che si preoccupano di pulirsi fuori, ma non si accorgono della “sporcizia” che regna all’interno. In questo caso stolti sono coloro che si preoccupano più dell’immagine, dell’apparenza che dell’essenza: perciò curano la facciata senza affrontare un interno che cade a pezzi. Altra tipologia di stolto è colui che fonda le sue sicurezze sull’avere: si affanna per possedere ed accumulare invece di servirsi delle cose per trasformarle in sacramento di comunione con i fratelli.               

È difficile dunque distinguere l’azione dall’intenzione: a ciascuna delle tre intenzioni, sopra riportate, abbiamo visto corrispondere un atteggiamento che allontana il cuore da Dio. Allora un vero cammino di conversione inizia con il ritorno al cuore, che non è solo il simbolo dei sentimenti e dell’affettività, ma il luogo dove si distingue e si ama la verità, dove nascono le azioni, dove si sceglie la vita o la morte, dove Dio seduce. 

Conclusioni                

E se vogliamo che Dio ritorni a parlare al nostro cuore, dobbiamo lasciarci condurre in un luogo deserto dove sentire la Sua voce che ci parla di bellezza, di bontà, di verità, di pienezza, di santità. Non c’è bisogno di partire per terre lontane, il deserto è possibile crearlo anche nelle nostre città, basta mettere a tacere i rumori del mondo, facendo emergere i suoni dell’anima. Chi è riuscita fra tutte le creature a rendere possibile ciò è stata la Vergine Maria, la sola che con le sue deboli mani riesca ad aprire anche il cuore più chiuso e serrato, e continui a spalancare il cuore di Dio perché effonda su di noi il Suo amore: “Io sono colei che sconfiggerà la superbia, l’ingiustizia, e con le sue deboli mani aprirà il cuore di Dio alla misericordia per gli uomini” (A. Merini).                                     

Serena domenica.

+ Vincenzo Bertolone

< Precedente   Prossimo >