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All'Ombra del Padre PDF Stampa E-mail
Scritto da B.Baciccia   
sabato, 11 luglio 2009 10:21
terebinto
Bacche di terebinto
Attraversavo un campo di tulipani; sopra di loro, minuscole farfalle variopinte fluttuavano giocose lasciandosi dietro guizzi luminescenti. Il cielo, striato di rosa e di smeraldo, sembrava così' vicino da toccarlo con la mano; ondulante, come le onde del mare, si stendeva sul mio capo un'aria nitida e frizzante che odorava di muschio e di nardo, mentre in tutto il creato risuonava la melodia dell'arpa maestra. Ero così fortemente cullato da quelle note che mi venne di pensare ai giorni, quando ancora imberbe, mi offrivo volentieri ai sogni. In uno dei tanti, mi parve di vedere un vegliardo, mentre all'ombra di un terebinto con le tavole in mano, ammaestrava un gruppo di giovinetti che accovacciati come pulcini, stavano intorno a lui ascoltandolo appassionati. Desiderai di stare in mezzo o loro, ed ecco che mi ritrovai seduto tra i ragazzi tutto intento ad ascoltare il vegliardo che diceva: In un lontano paese, viveva un re che aveva due figli; questi, nati nello stesso giorno crescevano uguali come gocce di pioggia.
Un giorno, giunti alla maggiore età, sua maestà, il re, li mandò a chiamare dicendo loro: "Figli miei, avete ormai raggiunto l'età del buon senso e del giudizio, perciò, da oggi siete liberi di percorrere le vie del vostro cuore. Ora, ascoltatemi vi prego, è risaputo che tra voi non ho mai usato particolarismi e che, il mio amore è stato integro verso l'uno come verso l'altro, tuttavia, sapete già che due re non possono regnare in un unico regno, né un paese può dividersi tra due re, perché in entrambi i casi, uno soccomberebbe all'altro. Figli miei, sappiate che un albero non sceglie quale frutto portare né il frutto può scegliere su quale albero crescere, perché i due, sono l'uno nell'altro. Adoperatevi dunque, secondo il vostro criterio, ed avvalendovi della stessa ragione, ognuno, dia il frutto del desiderio del proprio cuore. Da quel momento i cuori dei due fratelli che erano stati simili in ogni cosa, benché uniti nella stessa causa, furono profondamente diversi; infatti, mentre uno pensava: "Cos'altro richiede un sovrano sennonché abbia un forte e valoroso esercito che sappia proteggere il regno e sia capace di conquistare altre terre!". L'altro diceva in cuor suo: "Cos'altro potrà farsi di meglio se non proteggere le spalle al sovrano, ossia, chi altri più di un figlio potrà amarlo e servirlo!". Così, avvenne che il primo seguendo il criterio del proprio cuore, prese con se mille tra i migliori soldati e partì alla conquista di terre lontane, mentre l'altro, rimase all'ombra del padre. Passarono gli anni, finché il re, vecchio e stanco, mandò a chiamare di nuovo i suoi figli dicendo: Figli miei, le mie ossa sono ormai deboli e stanche, e so, che fra non molto, sarò riunito ai miei padri. Datemi, vi prego, il resoconto delle vostre fatte, acciocché io possa consegnare la corona al nuovo re. Udito ciò, il primo avanzando di un passo disse: "Ecco, padre, io ho preso con me mille soldati e sono partito alla conquista d'altre terre; oggi ti rendo diecimila soldati con dieci altre terre con ricchezze e tesori". Bene, disse il re, tu hai saputo essere un buon condottiero; impavido e intraprendente hai conquistato nuove terre e altri tesori e accrescendo l'esercito sei divenuto forte e temibile. Ascolta dunque, figlio mio: oggi, io ti dico, i tuoi soldati saranno la tua corona, perché da oggi, tu sarai Gran Generale di tutto l'esercito; convengo, infatti, che nessuno meglio di te può difendere il regno e proteggere la corona. Poi il re rivolgendosi all'altro figlio disse: ora parlami delle tue fatte. Fu così, che l'altro figlio disse: "lo sono stato alla tua destra, padre; così, stando alla tua ombra ho imparato a conoscere i tuoi più intimi pensieri, mentre dicevo ... “cos'altro potrà darmi una corona e un regno più di quanto il re, mio padre, non possa darmi, e, anche pensavo, chi, più di un figlio può essere fedele a servire un padre”. Bene, disse il re, ti sei annichilito stando alla mia ombra e come un servo fedele hai imparto a conoscere e amare i miei più intimi pensieri; figlio, oggi, io ti dico ... nessuno più di te potrà regnare in luogo mio.

lo ascoltai il racconto con vivo interesse e alla fine, compresi che all'ombra del padre c'era molto di più che un regno e una corona.

Bernardino Baciccia
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