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Il Vangelo di Domenica 12 Luglio PDF Stampa E-mail
Scritto da +V.Bertolone   
sabato, 11 luglio 2009 09:31
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 6,7-13.
ImageAllora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi.
E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa;
ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche.
E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo.
Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro».
E partiti, predicavano che la gente si convertisse,
scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.
(Segue meditazione di mons.Bertolone, Vescovo di Cassano Ionio)

Introduzione               

Domenica per domenica, la Liturgia ci presenta, nelle letture bibliche, i vari momenti della rivelazione, attraverso i quali “Dio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé” (Dei Verbum).  

Così, in questa quindicesima domenica del tempo ordinario, dopo il rifiuto di Nazaret, Dio ci comunica che la sua opera continua: invia profeti che hanno il coraggio della Verità (I Lettura); invia Apostoli che hanno il coraggio della vita (il brano del Vangelo). E da questo invito nessuno si può sentire esentato: tutti, in virtù del Battesimo, siamo divenuti figli di Dio e in quanto tali chiamati a vivere a  lode della gloria di Dio (cfr. Ef 1,6).                

Non basta però sentirsi “chiamati” e “inviati”  per celebrare e rendere visibile con la vita l’appartenenza a Dio. Certo, il primo passo è questa consapevolezza, ma il passo successivo è lo sforzo di assumere uno stile di vita che sia all’altezza della vocazione e della missione di cui siamo investiti in quanto figli. E mai come in questo caso conta lo stile di vita: non chiedersi “cosa andare a dire”, quanto piuttosto pensare “come dover essere ” per realizzare la chiamata missionaria.                 Il “come” ce lo rivela la Parola. Ci dice oggi che se vogliamo essere profeti di Dio dobbiamo essere uomini dalla fede limpida, pulita, coerente, mossi non da interessi propri ma affamati di Verità e, perciò, coraggiosi nel denunciare le false verità e, soprattutto, nell’annunciare e difendere con coerenza la Verità, anche quando Essa è scomoda. Questo è stile da profeti.Il volto del profeta è quello dell’apostolo, il “nuovo” inviato di Dio. E nel Vangelo di Marco l’identikit dell’ “inviato” si chiarisce ancora di più: Gesù parla di “come” deve essere lo spirito del discepolo, la sua interiorità, lo stile peculiare del suo essere amato, chiamato e inviato. E così l’apostolo si trasforma di più in semplice annunciatore della Parola, diventa comunicatore di vita, “interiorità che affiora”.E quando questa comunicazione avviene la fede non può essere relegata in un angolo, vissuta come esperienza esclusiva e solitaria, ma si dilata nell’esperienza di una comunità che unita in “un cuore solo e un’anima sola” rende visibile il mistero di Dio: mistero d’amore comunionale.Il cerchio si chiude. Dio parte dall’uomo e l’uomo arriva a Dio. Dio si serve delle nostre mani, per continuare la sua opera; dei nostri volti per rendersi visibile, dei nostri sguardi e dei nostri gesti per comunicare il Suo amore. Noi viceversa, piano piano, assumiamo i suoi tratti e, identificandoci in Lui, lasciamo che prenda il nostro posto nel mondo.

Forti solo di un Amico e della Parola               

Nella Prima Lettura sono messi a confronto due personaggi: Amasia e Amos, essi personificano due modi diversissimi di vivere la fede e il rapporto con Dio. Il primo, Amasia, è profeta al servizio del re: è come un servile cappellano di corte, che ha messo la fede al servizio di un padrone umano. La conseguenza di ciò è che cercherà il compiacimento del re, ma non si farà interprete della volontà di Dio: ha venduto il suo credo. Il secondo, Amos, è vero profeta e la sua vita ci ricorda il dovere della coerenza e della fedeltà e l’impegno nel difendere il proprio credo da ogni inquinamento di opportunismo.               

Ma come sfuggire alla tentazione di usare la fede per il proprio tornaconto? come tenerci lontano dal pericolo di fare della religione uno strumento per dominare, per arricchirsi, per avere privilegi? Come non essere profeti alla guisa di Amasia?Il brano del vangelo di Marco riporta indicazioni di Gesù che ci aiutano a non diventare come tanti Amasia, ma piuttosto a costruirci come apostoli, discepoli veri, animati da fede limpida, pulita, coerente. Si tratta di indicazioni semplici, tese a definire lo spirito che muove e possiede il vero apostolo, il vero discepolo: “…Incominciò a mandarli a due a due […]. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio […]. E diceva loro: Entrate in una casa e rimanetevi […]. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi…” (Mc 6, 7. 8.10.11).                 

Incominciò a mandarli a due a due.

I discepoli partono, in “coppia”, perché lungo il cammino ci sia sempre un amico pronto a sorreggere il cuore, sul quale appoggiare la propria solitudine. È importante avere uno su cui contare, nelle cui parole trovare la garanzia che si esiste, che si è amati, che si è capaci di relazioni positive, che nel credere non si è soli. Questo primo annuncio parla dunque con la vita, è evento di amicizia, è germe di comunità, è vittoria sulla solitudine. Perché la fede in Gesù, quando è autentica non può dividere, ma mette dentro l’anima un bisogno incoercibile di comunione, e nell’unità e nella carità si comunica il Vangelo, si annuncia la Sua grande speranza e la Sua grande attesa.                 

E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio […]. È evidente. Qui Gesù non intende fare un elenco delle cose da portare o lasciare, piuttosto intende definire lo spirito che deve possedere il vero apostolo: spirito di distacco, libero, disponibile a tutto in vista della missione. Uno spirito che abbia impressa la nudità del Crocifisso: i tratti di Colui che ci invia, Uomo che cammina povero e libero, senza un luogo dove porre il capo, obbediente solo alla volontà del Padre fino all’umiliazione di sé. Non portare nulla: perché tutto ciò che si ha ci divide dall’altro; perché nessun uomo è ciò che possiede; perché noi dipendiamo dal cielo e dagli altri, di pane condiviso e di fiducia; perché la forza nella Parola, che si diffonde, ha solo bisogno di fede, di incarnazione in testimoni e martiri.                 

E diceva loro: Entrate in una casa e rimanetevi. Punto di approdo della missione è la casa, ovvero il luogo della vita più vera. Lì si annuncia, si guarisce, si libera, si crea comunione. Gli apostoli, i discepoli devono essere là dove nasce la vita, si respira l’amore, e la solitudine si converte in comunione. È in mezzo ai luoghi vissuti dagli uomini che i cristiani devono essere significativi, presenti con il loro vissuto di fede e di amore, nei giorni della festa e in quelli del dramma, per celebrare la vita e piangerne le lacrime, essere come pane e sale, fare della parola di Dio la roccia che sorregge tutto.               

Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi. È un gesto che gli Ebrei conoscevano bene: al ritorno in Palestina, dopo essere stati nelle terre dei pagani, era un modo per esprimere il loro disaccordo alle scelte dei pagani. Oggi lo stesso gesto può essere fatto per dire non licet! Per richiamare, più che disprezzare; per denunciare e far crescere, più che giudicare e condannare. Non licet! Che l’uomo continui a vivere come se Dio non esistesse; non licet! Che ancora oggi molti soffrono a causa dello strapotere di pochi; non licet! Una morale buonista che approva per interesse proprio ciò che cristianamente non è condivisibile. Scuotersi la polvere allora è coraggio di non condividere le scelte sbagliate, è un andare a favore degli altri: perché prendano coscienza di ciò che fanno. Questa è profezia. Questo è essere discepoli. 

Una comunità che annuncia senza compromessi               

Non andare nel mondo da soli e non portare nulla. Queste due condizioni, soprattutto, dobbiamo tener vive come inviati della Parola. E lo faremo se restiamo “in coppia”, se restiamo cioè uniti, se viviamo in comunione gli  uni con gli altri, se siamo chiesa e non ghetto. Infatti che valore può avere l’annuncio che Dio è amore, se fatto da una comunità divisa, dove ognuno combatte il fratello? Chi potrà credere il Vangelo se smentiamo clamorosamente con la nostra vita il senso profondo dell’amore di Dio, comunione inscindibile delle Tre Persone?Lo faremo infine se restiamo senza borsa e senza bisaccia, se non cerchiamo di avere appoggi umani, aiuto dai “potenti” di turno, ma sempre pronti e disposti ad andare altrove se non si è accolti. Diversamente, attaccati al prestigio, ai potenti, al denaro, diventiamo cristiani dalla fede opaca, incerta, dubbiosa, debole, incostante, contraddittoria, vuota del vero innamoramento, della vera ragione di senso: Cristo. Che valore potrebbe avere un annuncio animato da una fede simile: che invece di lasciarsi possedere da Cristo, si lascia possedere dalle cose?               

Lasciamo invero che Cristo metta a nudo la nostra anima e la catturi nella Sua Persona e, allora, la nostra povera vita parlerà da sola di un’altra verità, di un’altra speranza. Recuperiamo la viva consapevolezza del nostro essere inviati da Dio nel mondo come suoi messaggeri: ciascuno nel proprio ambiente di vita profeta di Dio. Diventiamo veri apostoli: ricchi solamente di Dio e poveri di tutto il resto, che amano inginocchiarsi solo davanti a Dio e mai davanti ad alcun uomo, la cui forza è solo la Grazia che gli viene da Lui. 

Conclusioni               

Paolo VI rivolgendosi alla Chiesa disse: “Abbi coscienza della tua natura e della tua missione, abbi il senso dei bisogni veri e profondi dell’umanità; e cammina povera, cioè libera, forte, amorosa verso Cristo”. Lasciamo che questo Vangelo ci catturi e cerchiamo qualcos’altro rispetto a quello che il mondo ci può dare. Cerchiamo il coraggio di non prendere nulla, se non qualcosa di Cristo: un tratto del suo volto che sia riconoscibile dagli altri.                

Per annunciare Cristo non ci vuole molto, basta la fede e quelle poche parole che riescono a bruciarci le labbra: Dio è con ciascuno di noi, guarisce la vita, libera il mondo, è con noi con amore. Questo auguro, a me e a ciascuno: Dio sia con voi con amore.

Serena Domenica 

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