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Vangelo di Domenica 21 Giugno PDF Stampa E-mail
Scritto da +V.Bertolone   
venerdý, 19 giugno 2009 15:02
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 4,35-41.
In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: «Passiamo all'altra riva».
ImageE lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui.
Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena.
Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che moriamo?».  estatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia.
Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».

(segue meditazione di mons. V.Bertolone)

Introduzione               

Dopo aver celebrato i misteri principali della nostra fede, identificativi della nostra adesione a Cristo, oggi, in questa dodicesima domenica del tempo ordinario, la Chiesa riprende la “lectio cursiva” del vangelo di Marco ci invita a riflettere sulla difficoltà di perseverare nella fede nei momenti di maggiore prova, quando la tentazione di “rimproverare a Dio la sua assenza” è tanta e, spesso, trova sfogo in parole di lamento e  scoraggiamento che sviliscono il contenuto di quanto viviamo e conosciamo, sempre poco, del grande mistero d’Amore che ci circonda.Come tanti Giobbe, non riuscendo a capire quanto ci capita e sentendoci perseguitati dalla vita, arriviamo forse anche a “maledire” il dono della stessa vita, chiedendoci come sia possibile che Dio, Padre misericordioso, permetta la sofferenza dei suoi figli. E nel momento di sconforto, quando la tempesta della vita infuria con tutta la sua potenza, si arriva a pensare che Egli sia assente, lontano, “dorma” tranquillamente senza preoccuparsi di noi: proprio come gli dei pagani, semplice osservatore esterno.Ma. dallo sconforto ci ridesta la parola ferma e decisa di Cristo, che nell’oggi della Chiesa ripete: Come! Non avete ancora fede? E comprendiamo allora che la radice del nostro disorientamento è la mancanza di adesione totale a Gesù.Noi siamo i veri assenti, i lontani, i distanti da quell’ amore, da quella speranza, da quella forza che si spezza in pane per farsi nutrimento, che si versa in vino per farsi sostegno, che si fa Presenza nello Spirito per diventare anima della nostra anima.Non accettando Cristo sulla barca della vita, sulla barca della comunità è naturale il sentirsi disorientati e insicuri. È dunque necessario che avvenga in noi quel passaggio auspicato da Paolo: da “creature vecchie” a “creature nuove”, che riscrivono la propria storia personale alla luce di una nuova identità interiore, in cui l’io si fonda in Dio.Siamo chiamati a rispondere alla  domanda: Chi è costui? San Marco  vuole condurci a scoprire la vera ed effettiva identità di Gesù. Chi è Gesù Cristo per me e per il mondo che mi circonda? Preoccupazioni esistenziali e legittime e dubbi che si aggrovigliano nella nostra mente… a chi sto dando fiducia?

E Dio dorme…

Quante volte nelle tempeste della vita abbiamo avuto la sensazione dolorosa che Dio fosse addormentato da qualche parte, lontano da noi. E indignati, come gli Apostoli durante la tempesta, gli abbiamo rivolto parole dure, di rimprovero: Non ti importa che moriamo? Non ti importa della vita e della morte delle tue creature? Parole dure, preghiere di lacrime e paura.Molti uomini e donne pensano così di Dio: il mondo si trova nella tempesta, nella barbarie, lotta contro la morte e la disperazione, e Dio dorme, Dio non fa niente. Come Gesù sulla barca dei discepoli-pescatori, se ne sta comodo con la testa appoggiata su di un cuscino, mentre le sue creature, che Lui ha fatto deboli, si dibattono nell’angoscia. E la “fede in Dio, nella sollecitudine del Padre” (V. Taylor) vacilla.Eppure il sonno di Dio-Cristo è assenza-presente. Proprio nella tempesta Egli è presente. Certo, non come noi vorremmo, ma come vuole  Lui. È presente, a modo suo, che è poi il solo modo per salvaguardare insieme il suo amore e la nostra libertà. Non è al posto nostro, ma è insieme con noi; non si pone come strada alternativa alla paura e al dolore, ma è pastore che cammina avanti a noi dentro la valle oscura della vita. Se non fosse così quale rispetto ci sarebbe della libertà umana, della sua possibilità di scegliere se diventare: “creatura nuova”, attraversando il mare della vita, anche in tempesta, con fede adulta; oppure restare chiusa nel proprio passato, conservando una fede bambina che per credere ha bisogno sempre di navigare in un mare tranquillo.Tutti vorremmo eludere le tempeste o che subito venissero messe a tacere, così da continuare, esentati dalla lotta, la traversata del mare in serenità, senza intoppi, avendo sempre un cielo stellato ad indicarci la rotta. Ma l’esperienza insegna: non è così e, proprio nei momenti in cui il cielo non è più chiaro, dobbiamo fare appello alla nostra fede adulta, al nostro essere e sentirci creature nuove, capaci nella tempesta di affidarci totalmente a quel barlume di luce, quel faro nella notte che ci serve a non perdere la direzione e a darci forza quanto basta per dare il primo colpo di remi. Quella luce e quella forza sono la presenza di Dio, Egli è nel cuore della tempesta, è accanto a noi, non a largo, sulla riva ad osservare inerme. Egli è il granello di fiducia, di bonaccia, di quiete che germoglia nel cuore stesso delle nostre paure, delle inquietudini che flagellano il nostro animo. Quando non ci arrendiamo, ma continuiamo a remare e a lottare, a tenere le mani sul timone e fissare lo sguardo diritto sulla prua, allora incontreremo Dio anche nella tempesta, perché a Lui importa la nostra vita e la nostra felicità.Chi è allora il vero estraneo? La parola di Gesù nel brano del Vangelo di Marco non lascia dubbi: noi siamo i veri grandi estranei. La situazione si capovolge: rimproveriamo a Dio la sua estraneità al dramma dell’uomo, quando invece dobbiamo rimproverare a noi stessi la estraneità rispetto all’abbandono fiducioso nel Padre. Avere una fede adulta allora consiste nel prendere consapevolezza di ciò e “scoprire, attraverso il suo silenzio o la sua assenza apparente, la presenza di colui che tutto può” (X.L. Dufour).

La paura non deve appartenerci

In cosa consiste avere una fede adulta. Consiste nel  sapere che credere  in Cristo non significa avere tutto facile: non ammalarsi, non incontrare difficoltà, navigare sempre in acque tranquille. Piuttosto  credere in  Cristo significa: saper guardare le nubi e, nonostante ciò, avere la certezza che ci sono sempre le stelle e nessuno può rubarcele; sapere che ogni Venerdì Santo è seguito da una Pasqua e che ogni tramonto è vigilia di un alba. Il problema, quindi, non è domandarci perché Cristo non ci salva dal male, ma se noi siamo nella stessa barca di Cristo, perché solo così si può avere la certezza che tutto andrà per il meglio in mezzo alla tempesta, che pur attraversando la burrasca si arriverà al porto. Del resto Gesù non ci assicura contro i rischi del viaggio, non ci garantisce il “bello stabile”, ci chiede un posto e basta. Gli apostoli non sono arrivati quando hanno toccato l’altra riva, ma nel momento stesso in cui hanno preso Gesù sulla barca.                

Chi dovrebbe dunque vergognarsi: Cristo che dorme durante la tempesta, fiducioso nell’attenzione del Padre, o noi che non sappiamo affrontarla con la certezza di riuscire a superarla sapendoci in Sua compagnia, posseduti dalla sua Grazia. Perché ci agitiamo da forsennati e affrontiamo le tempeste della vita senza la calma propria di chi ha fede in Cristo ed è padrone di sé?

Conclusione

Un grande testimone di fede, nonché grande seminatore di idee del XIX secolo, il cardinale e teologo Newman scrisse: Diecimila difficoltà non fanno un solo dubbio. Una fede adulta non dubita mai, nemmeno quando la vita è sconvolta dalle tempeste più violente, perché ripone la sua fede in Cristo: guida, luce amica, in mezzo alla tempesta, e veglia sul nostro cammino. Nell’attraversare il mare burrascoso della vita non chiediamo a Cristo di vedere l’orizzonte lontano, lasciamo piuttosto che prenda posto sulla nostra barca e ci resti accanto lungo tutta la rotta che dobbiamo ancora percorrere.                 

Serena domenica.. 

+ Vincenzo Bertolone

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