Skip to content

Sibari

Narrow screen resolution Wide screen resolution Increase font size Decrease font size Default font size    Default color brown color green color red color blue color
Advertisement
Vi Trovate: Home arrow l'Opinione arrow Il "bello" storpia l'antico
Skip to content
Il "bello" storpia l'antico PDF Stampa E-mail
Scritto da N.Saccoliti   
venerdý, 05 giugno 2009 09:42
Da tempo sono preoccupato per gli interventi strani che si realizzano e che si prevedono nei centri storici, intesi ormai come luoghi costretti a subire ed accogliere sventramenti, prove, esercitazioni e gare per il proprio “rinnovamento”. La facilità con cui vengono
Arch.Saccoliti
Arch. Natale Saccoliti
asportati materiali e tracce di vita vissuta, per lo più eseguiti dai privati, oltre ad arrecare danno irreversibile al patrimonio storico e documentale e alla morfologia degli agglomerati, procura danno economico.  Con la rimozione dei selciati storici e di altre immagini della memoria e “genuinità” dei nostri luoghi, vengono proposte pavimentazioni “eleganti”, denudamenti di pareti, ricostruzioni di murature che richiamano falsi paramenti a vista o falsi conci o addobbi, proposti dai venditori di materiali edili.
Vediamo adottare decori, cornici, rosoni e forme standard, estranee ai luoghi, considerate pertinenti alla “nobiltà o ad immagini  televisive”, quasi a riscattare, falsamente, i valori dei centri storici in abbandono, convinti di fare una buona operazione architettonica e opera di “recupero e restauro”. Detta convinzione è presente, oltre che nei cittadini, succubi delle mode, anche in alcuni che, invece dovrebbero, per il ruolo, professione e rappresentanza, avere cognizione in materia.Assistiamo ad interventi consoni a realtà periferiche urbane, dove la sete di caratterizzazione, richiama l’uso di muretti, aiuole, marciapiedi, spigoli, quote libere e materiali disparati ed illuminazione artificiale vista in luoghi considerati meritevoli d’ispirazione. Non si vuole né sostenere qualcuno né denigrare altri, ma attuare una obiettiva lettura di ciò che si fa, che si è fatto e che si intende fare, specificando che, quanto attuato ha procurato danno ed il riferire ciò, certo, non procurerà pari danno!Forse poco attenti alla memoria, all’autenticità e dignità, anche in Cassano all’Ionio, come altrove, si sono realizzati interventi estranei alle caratteristiche del tessuto urbano e qualcuno, in rappresentanza del pubblico, indica soluzioni ancora più disastrose: realizzare parcheggi e spazi pubblici attraverso la demolizione dell’edificio Granaio Paterno, definito “sconcio sotto l’aspetto estetico ed urbanistico, ormai a pezzi”.L’assenza di parcheggi non può gravare sugli edifici o tracce preesistenti, che andrebbero valorizzati, ma sui nuovi edifici, realizzati dopo la Legge urbanistica del 1942 ed ancora in vigore, che gli Uffici comunali, a tutt’oggi, si ostinano a disattendere.Detta norma, ironia della sorte, non è stata applicata neanche per la realizzazione del PALAZZO DI CITTA’, .. figuriamoci il resto!Considerata la “poca applicazione” delle norme e il legame con alcune immagini “televisive”, esprimo la cosa diversamente: il manufatto che si intende demolire denota una tipologia originale di edificio industriale, caratterizzato, tra le varie, dalla sagoma a “capanna” tipica dell’edilizia rurale locale che, nel caso, denota rilevante dimensione, sostenuta da generose volte a botte.Da tempo detti edifici vengono definiti “archeologia industriale” e l’età dello stesso, doveva consentirgli di essere presente nell’elenco dei beni vincolati, ma ahimè! Da noi si sa che, se nessuno fa specifica richiesta, tutti restano ciechi, anche chi è pagato per vedere …!Mentre la visione “a nuovo” delle cose rende miopi e abbagliati dall’idea di togliere di mezzo gli “sconci”, convinti di dare giudizi “estetici, progettuali ed urbanistici”, ripudiando eventuali diversi punti di vista, che dovrebbero essere presenti in ambito pubblico, da decenni interessati a dibattiti sulla città.Analizziamo, per esempio, i risultati ottenuti con la recente pavimentazione di Via Occhiuto e dei parcheggi, realizzati sull’area del Mercato Coperto. L’intervento, realizzato su Via Occhiuto, esclude continuità tra la stessa, la Cattedrale e Via Duomo. La Via è isolata, interclusa tra barriere grafiche e slarghi, ospitanti estranee forme geometriche incongruenti, costretta ad accogliere una striscia di ciottoli, in parte posta in asse, poi deviata e direzionata su un punto, privo di caratterizzazione, della facciata della Cattedrale.Si è voluto rafforzare la presenza di detta striscia, delimitata da un lato da fioriere in plastica, ponendo sui lati della stessa una illuminazione a terra, che non illumina né le facciate dei fabbricati né la strada, ed in assenza di piano di traffico veicolare, con i pochi pedoni, si è inteso utilizzare la stessa strada ad isola pedonale, poi limitata alle sole festività.Per l’intervento si è escluso il richiamo alle tracce con il riutilizzo delle bellissime basole in basalto, destinate alle ruote dei calessi, squadrate e martellate a mano, dagli spessori 10 volte superiori a quelle a “nuovo” dal rilevante valore economico e storico, trovate sotto lo strato di bitume.Mentre per l’esecuzione dei parcheggi, sull’area del mercato coperto, dopo aver demolito un mai utilizzato edificio per 30 anni, è stata realizzata una sorta di buca, posta sotto il primo ordine di fabbricati del centro storico, disposti a gradoni e attraverso l’usuale costruzione di una barriera visiva muraria in cemento, oltre al nuovo impatto, viene negata una significativa immagine di parte del perimetro del centro storico.Detta area, anziché porsi in continuità ed in quota alla piazza adiacente, è separata dalla stessa, che ormai ha perso anche l’entità di Piazza, vuoi per il marciapiede cieco, posto centralmente, insieme ai cassonetti della spazzatura, vuoi per la formulazione a rondò della stessa viabilità che attraversa, fra l’altro, un marciapiede!Detta visione “a nuovo” è amplificata anche all’interno dell’area parcheggio che, anziché essere sgombra ed essenziale, è delimitata e attraversata da fastidiosi e costosi marciapiedi, pavimentati in pietra naturale e aiuole, evidenziando attenzioni al “bello” presente nel nuovo.Ecco perché si vuole abbattere il Granaio!. Da quanto suddetto necessita una ovvia riformulazione ad evitare il perpetrarsi di errori grossolani con l’invito ad attenzioni verso la memoria, il buonsenso e l’ovvio rispetto delle norme anche nella nuova edificazione.                                                                                                                                             Arch. Natale Saccoliti
< Precedente   Prossimo >