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Regressione antropologica PDF Stampa E-mail
Scritto da L.Niger   
mercoledý, 13 maggio 2009 18:35
PROF. nIGER
Il dott. Luigi Niger
Per chi lo avesse frettolosamente e improvvidamente dimenticato, mi permetto di ricordare che il 28 marzo 2009 è nato un nuovo partito, il partito degli italiani. Così ha deciso il re-padrone-capo comico.  Dato che non ho aderito e non aderirò ad un partito(?) simile degli italiani, logica vuole che non posso più essere considerato un italiano. Il che, francamente, non mi dispiace, anzi, per alcuni aspetti, mi toglie qualche peso, elimina qualche motivo di vergogna aggiuntiva. Ad intermittenza penso che la mia vita, soldi ed età permettendo, e quella dei miei familiari (per non parlare della famiglia di origine) sarebbero e sarebbero state diverse  nascendo in un paese civile, democratico, laico. Un paese senza questa Calabria, spigolosa e primitiva, disperata e disperante, senza questo Sud, arretrato e corrotto, senza questo regime, clericale e illiberale. Dopo il ventennio fascista che ha lasciato solo macerie, materiali, morali e antropologiche, oggi stiamo vivendo un altro ventennio (magari!)-spettacolo, dal quale si uscirà,  perché si uscirà e la rappresentazione infinita e nauseante finirà e tutti saremo  più poveri, più ignoranti, più banali. Una vera e propria regressione antropologica.
Periodicamente gli italiani, per fortuna solo una parte, si innamorano di un individuo carismatico (perché lo è, perché lo pensa o perché il popolo lo  ritiene tale), al quale affidano le sorti del paese, non perché credono nei cosiddetti valori , ma per interesse, per convenienza, per viltà  e perché si rifiutano di usare lo strumento testa. Quale commedia rappresenta, incarna, recita oggi, forse più di ieri, il tanto celebrato popolo? Certamente non quella di Eduardo De Filippo, intessuta della mortificante arte di arrangiarsi, di ironia, di bonarietà e di tragedia, mai priva di riflessioni amare e di introspezioni acute,  ma probabilmente quella di Plauto, segnatamente il Miles gloriosus, nella quale galleggia un misto di fanfaronaggine e di spudoratezza, di vuotaggine e di trivialità. Di fronte a tale spettacolo, qualche filosofo ha parlato anche di una vera catastrofe estetica.Eppure, in barba alla crisi, al terremoto, alle stupidaggini, al ridicolo, alla riduzione degli spazi di democrazia e ai continui attentati alla Costituzione, il consenso nel famoso popolo cresce, si approfondisce, straripa(così dicono). Come mai? Italiani imbecilli? Assenza di una coscienza critica? Ignoranza dilagante? Opposizione rissosa, vanitosa e imbelle? Tutti aspetti discutibili e interessanti, ai quali se ne potrebbero aggiungere tanti altri. Tuttavia, il nodo vero del consenso si può rintracciare nell’abilità di aver costruito un’opinione pubblica ad immagine e somiglianza, avendone colto le gesta, il linguaggio, i comportamenti. Grazie all’enorme potere di cui dispone, soprattutto di quello mediatico, riesce a rappresentare e congelare il cervello di un buon numero di italiani. Giornali, televisioni, libri, supermercati, banche, assicurazioni, squadre sportive e tante altre cose manipolano i cervelli degli italiani. Si mangia, si pensa, si ama, si dorme nella onnipresente sorveglianza di B. che ha trovato un valido supporto in un altro B. infallibile. Non si tratta di un passaggio di egemonia culturale, come qualcuno scioccamente scrive, dato che tra la cultura e la destra è esistita e continua ad esistere una distanza abissale, ma di una furbesca e riuscita operazione di imbonimento, di cloroformizzazione, di adesione a tutto ciò che rientra nelle pulsioni oscure e nei desideri lontani del popolaresco e della borghesia ricca e sbracata.Non tutto è ancora perduto, anche perché il Signore comincia a mostrare crepe ed incertezze non più studiate e senza di lui resta solo un potere squallido e brutale senza immagini seducenti e sogni ricorrenti. Su questo e su altro la sinistra dovrà riflettere, se ancora ne è capace; riflettere e decidere, senza ipocrisie e senza tentennamenti. È preferibile pagare altri prezzi oggi piuttosto che portarsi tanta zavorra domani. Chi non è credibile, chi non è convinto, chi non vuole rischiare, si faccia da parte o si escluda da candidature e da incarichi. C’è ancora un’opinione pubblica libera, che non ha perso la speranza di salvare la Costituzione e la democrazia, che non si piega alle blandizie e alle minacce, che vuole resistere e lottare con dignità e senso di responsabilità. Questa opinione pubblica, che per lo più è di sinistra, attende ancora una classe politica di sinistra, seria e coraggiosa, ancora disposta a combattere per la libertà e l’uguaglianza. Nell’attesa, è noto che il vento della libertà e dell’eguaglianza, come quello dello spirito, soffia dove vuole e quando vuole. Occorre solo non rassegnarsi.
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