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Saverio Strati PDF Stampa E-mail
Scritto da A.Cavallaro   
mercoledý, 06 maggio 2009 21:10
Saverio Strati
Saverio Strati
Su molti siti e giornali calabresi e nazionali si è parlato recentemente dello stato di indigenza in cui è costretto a vivere il più grande scrittore calabrese vivente. Parlo di Saverio Strati che io ebbi la fortuna e l'onore di conoscere in Svizzera nel 1981. (Più avanti pubblichiamo la lettera aperta che lo stesso Strati ha scritto e inviato alla stampa) All'epoca abitavo in Svizzera e precisamente a Wettingen nel Cantone Argovia e gestivo una grande libreria italiana dove i connazionali emigrati potevano trovare tutte le novità librarie del momento. Ovviamente avevo i romanzi di Strati, avevo letto tutto d'un fiato "Noi Lazzaroni", ambientato proprio lì a Wettingen, dove Strati nei primi anni '60 aveva abitato con la moglie di nazionalità svizzera. Conoscevo alcuni dei personaggi descritti nel suo libro: operai, impiegati, sindacalisti e dirigenti dei partiti comunista e socialista.

Attraverso l'attività di libraio avevo conosciuto alcuni insegnati di lingua e letteratura italiana presso i licei classici svizzeri, che facevano regolarmente acquistare ai loro studenti romanzi e pubblicazioni contemporanee affinchè i ragazzi potessero riconoscere l'evoluzione della nostra lingua rispetto ai classici che facevano parte del piano di studi curriculare. Ma i professori non si limitavano solo a questo, con cadenza regolare invitavano gli autori, che venivano dall'Italia a spese della scuola e nell'aula magna rispondevano alle domande degli studenti che avevano precedentemente letto uno dei loro romanzi. Venivo regolarmente invitato dai dirigenti scolastici e così ho avuto modo di conoscere personalmente Carlo Cassola, Davide Lajolo, Fulvio Tomizza, Giorgio Bocca, Carlo Castellaneta e... naturalmente Saverio Strati insieme a tanti altri; ognuno di loro ha lasciato in me un ricordo importante, ma di Saverio ho un ricordo speciale. Scrivevo di tanto in tanto qualche pezzo per un settimanale molto diffuso tra i connazionali: "L'Eco degli Italiani" e in occasione dell'incontro col romanziere mio corregionale, di cui la Mondadori aveva pubblicato da poco la sua ultima fatica "Il selvaggio di Santa Venere", scrissi le righe che seguono. 

<<Quella sera del 29 marzo (1981) eravamo in pochi all'appuntamento con Saverio Strati, che sarebbe stato con noi nella veste di conferenziere questa volta a parlare delle difficoltà dei ragazzi italiani nelle scuole svizzere. Avevo letto quasi tutti i suoi libri ed ero estremamente curioso di poter vedere ed ascoltare quest'uomo che aveva fatto vibrare in me sentimenti sopiti e ricordi ancestrali che non ero mai riuscito a focalizzare nitidamente. Certi fatti, certi dialoghi, certe frasi dialettali mi avevano fatto ricordare degli episodi avvenuti durante la fanciullezza di mio padre, che mi erano stati narrati con la stessa crudezza e sinteticità di linguaggio usate spesso dai personaggi di Strati. Il fatto che Saverio Strati fosse nato a S.Agata del Bianco, paesino che dista solo 10 kilometri da Bianco dove mio padre aveva trascorso gli anni della sua giovinezza, mi aveva fatto acquistare il suo primo libro, "Noi Lazzaroni", che lessi tutto d'un fiato e che mi lasciò il desiderio di saperne di più. In ogni libro, in ogni personaggio di Strati potevo trovarci un pezzetto di storia vissuta da qualche membro della mia famiglia d'origine e da tutti coloro che sono nati e cresciuti in quella terra dura e arida di Calabria.La grande sala moderna del Liceo Classico di Wettingen, sembra quasi vuota, siamo un centinaio di persone, sto per prendere posto col prof. Huber, quando vedo di spalle un ometto modestamente vestito con un berretto sulla sommità della testa, è questione di un attino, un impulso improvviso, ho l'esatta sensazione di aver visto migliaia di volte quell'uomo, le parole mi escono da sole:" Ciao Savè" - Egli si volta di scatto cercando forse un volto conosciuto, mi guarda, guarda oltre, non trova colui che forse immaginava, io gli sorrido, lo prego di scusarmi per la familiarità che mi ero concessa, vorrei dirgli e chiedergli tante cose, ma non c'è tempo, riesco a balbettare che sono anch'io di Bianco, allora mi chiede:"come ti chiami?" - "Cavallaro" - faccio io". Ah si, a Bianco ce ne sono tanti di Cavallaro e qualcuno lo conosco anch'io". Non so più che dirgli, mi concede un timido sorriso, ma non abbiamo bisogno di parlare, di spiegazioni, lui sembra capire e scusare il mio impulsivo agire, mi stringe la mano, mi saluta e va a prendere il suo posto.>>

 Ed ecco la lettera che Saverio Strati ha inviato ai maggiori organi di stampa italiani.

Io, Saverio Strati sono nato a Sant'Agata del Bianco il 16 agosto 1924.Finite le scuole elementari, avrei voluto continuare gli studi ma era impossibile, perché la famiglia era povera. Mio padre, muratore, non aveva un lavoro fisso e per sopravvivere coltivava la quota presa in affitto. Io mi dovetti piegare a lavorare da contadino a seguire mio padre tutte le volte che aveva lavoro del suo mestiere. Piano piano imparai a lavorare da muratore. A 18 anni lavoravo da mastro muratore e percepivo quanto mio padre ma la passione di leggere e di sapere era forte. Nel 1945, a 21 anni, mi rivolsi a mio zio d' America, fratello di mia madre, per un aiuto. Mi mandò subito dei soldi e la promessa di un aiuto mensile. Potei così dare a Catanzaro a prepararmi da esterno, prendendo lezioni da bravi professori, alla maturità classica. Fui promosso nel 1949, dopo quattro anni di studio massacrante. Mi iscrissi all'università diMessina alla facoltà di Lettere e Filosofia. Leggere e scrivere era per me vivere. Nel ‘50-‘51 cominciai a scrivere come un impazzito. Ho avuto la fortuna di seguire le lezioni su Verga del grande critico letterario Giacomo De Benedetti. Dopo due anni circa di conoscenza, gli diedi da leggere, con poca speranza di un giudizio positivo, i racconti de “La Marchesina”. Con mia sorpresa e gioia il professore ne fu affascinato. Tanto che egli stesso portò il dattiloscritto ad Alberto Mondadori della cui Casa Editrice curava Il Saggiatore. Il libro “La Marchesina” ebbe il premio opera prima Villa San Giovanni. Alla “Marchesina” seguì il primo romanzo “La Teda”, 1957; alla “Teda” seguì il romanzo “Tibi e Tascia” che ricevette a Losanna il premio internazionale Vaillon, 1960. Ho sposato una ragazza svizzera e ho vissuto in quel paese per sei anni. Da questa esperienza è nato il romanzo “Noi lazzaroni” che affronta il grave tema dell'emigrazione. Il romanzo vinse il Premio Napoli. Nel 1972 tornato in Italia la voglia di scrivere è aumentata. Ho scritto “Il nodo”, ho messo in ordine racconti, apparsi col titolo “Gente in viaggio”con i quali vinsi il premio Sila. Negli anni 1975-76 scrissi “Il Selvaggio di Santa Venere” per il quale vinsi il Supercampiello, nel 1977. A questo libro assai complesso seguirono altri romanzi e altri premi. Il romanzo “I cari parenti” ricevette il premio Città di Enna; “La conca degli aranci” vinse il premio Cirò; “L'uomo in fondo al pozzo” ebbe il premio città di Catanzaro e il premio città di Caserta. Nel 1991 la Mondadori rifiutò, non so perché, di pubblicare “Melina” già in bozza e respinse l'ultimo mio romanzo “Tutta una vita” che è rimasto inedito. Con i premi di cui ho detto e la vendita dei libri avevo risparmiato del denaro che ho usato in questi anni di silenzio e di isolamento. Ora quel denaro è finito e io, insieme a mia moglie mi trovo in una grave situazione economica. Perciò chiedo che mi sia dato un aiuto tramite il Bacchelli, come è stato dato a tanti altri. Sono vecchio e stanco per il tanto lavoro.Sono sotto cura, per via della pressione alta. Esco raramente per via che le gambe amomenti mi danno segni di cedere. Nonostante questi guai porto avanti il mio diario cominciato nel 1956. Ho inediti, fra racconti e diario, per circa 5000 pagine. La mia residenza è a Scandicci.

Saverio Strati 

Post Scriptum: Devo aggiungere che avendo editore alle spalle e libri da pubblicare e da ristampare, non mi sono preoccupato a organizzarmi per avere una pensione, un'assistenza nella vecchiaia. Non ho, da anni, una collaborazione a giornali o a riviste. Perciò non ho nessun reddito e quindi è da tre anni che non faccio la dichiarazione dei redditi. Faccio inoltre presente che alcuni dei miei romanzi sono tradotti in francese, in inglese, in tedesco, in bulgaro, e in slovacco e inspagnolo (Argentina). Miei racconti sono apparsi in riviste cinesi e in antologie dedicata alla narrativa contemporanea italiana: in Germania, in Olanda, in Cecoslovacchia e in Cina.

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